Una cosa di cui ho sempre avuto timore era l’idea di poter essere “giudicata” dalle cassiere. Un timore non del tutto infondato se considerate che tutto della nostra vita quotidiana scorre tra le loro mani e davanti ai loro occhi a suon di bip-bip: cosa mangi, che marca di deodorante usi, quanta carta igienica consumi, se hai il ciclo regolare oppure no, se soffri di incontinenza, se hai la forfora, se ti depili anche in inverno, se fai sesso sicuro, se compri cibi congelati/precotti, se hai il cane, … loro sanno tutto di te, conoscono le tue abitudini, cattive o buone che siano, dai tuoi acquisto colgono la tua filosofia di vita, il tuo approccio alla spesa, le tue scelte alimentari e le rinunce, tutto.
Devo dire che nella mia vita ho sempre incontrato cassiere molto professionali: se pure si facevano delle idee di me e della mia vita sulla base dei miei acquisti, hanno sempre avuto il buon senso di non esternare i loro giudizi limitandosi a scambiare quattro chiacchiere a proposito del tempo, o del nuovo taglio di capelli o di qualsiasi altro argomento neutro. Iniziavo a pensare che il mio incubo non aveva ragione di poter prendere forma umana, tanto più per gli anni in cui ho vissuto a Bari, dove ci sono almeno 2 supermercati per isolato, con annessa possibilità di scegliere non solo in base alle offerte migliori ma anche in base alle commesse meno ficcanaso.
Invece, nel gennaio 2010, quando finalmente ho preso possesso della mia casa, mi sono imbattuta in Lei la cassiera impicciona, assunta a tempo pieno e indeterminato presso il supermercato sotto casa (considerate che io abito sulla “S” di supermercato. Tolto quello sotto casa, l’altro più vicino si trova a circa 400metri se non di più).
Primo impatto con Lei: ero con mia madre a fare pulizie nella casetta nuova, Non avevano ancora allacciato il gas e in cucina c’erano a malapena pensili e frigorifero. Verso mezzogiorno scendo a comprare qualcosa da mangiare: due panini, un po’ di prosciutto, un paio di yogurt e dei biscottini. L’emozione di mettere qualcosa nella dispensa appena installata, nel frigo appena acquistato mi aveva anche messo un certo friccicore addosso. Mi sentivo felice!
…Bip. biip, bip,…
La cassiera, mai vista e mai incontrata prima di allora mi rivolge la frase emblema dell’instaurando rapporto con lei: “Ahhhh… oggi panino eh?! Non va bene mangiare il panino!”
Io:

Davvero quello che avevo schivato come proiettili in Matrix per tutta la vita si doveva materializzare proprio nel supermercato sotto la casa per la quale avevo appena acceso un mutuo di 30anni? Seriously?
Non potevo crederci! Per tirarmi su ho pensato che magari si era “permessa” proprio perché aveva visto una faccia nuova, che probabilmente non avrebbe più messo piede nel supermercato… o che magari si sentiva molto spiritosa, o forse voleva solo simpatizzare esprimendo dispiacere per il fatto che per un “x” motivo quel giorno non potessi mangiare un pasto caldo, decente…
Invece no! Era proprio la cassiera ficcanaso quella che la sorte mi aveva mandato.
Negli ultimi tre anni è stato un continuo “ah fai la torta al cioccolato?”, “questi gelati li prendete solo voi”, “ti piace proprio il basilico, eh?”, e via discorrendo… Una tortura. Uno strazio. Un incubo. Roba da crisi di nervi acuta. Ci penso e mi si attorcigliano le budella. Non so a voi, ma a me da un fastidio indescrivibile.
Finalmente sabato mattina, dopo svariate settimane in cui non ero nemmeno riuscita a farmi un po’ di spesa senza delegare qualcun altro, con mio sommo stupore ed immenso piacere ho notato che era cambiata gestione al supermercato e con essa anche le cassiere! Sospettosa mi sono avvicinata alla cassa: nessun commento sui miei acquisti, nè positivo, nè negativo. Un sogno!
L’incubo è finito! Ora ho la possibilità di instaurare un nuovo, bellissimo, distaccato rapporto con delle cassiere nuove! Un sano rapporto all’insegna del disinteresse e di conversazioni sul bello e cattivo tempo, sul taglio di capelli e sull’arrivo dei prodotti vinti con i punti della tessera fedeltà. Stop! Addio cassiera ficcanaso!

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