Il colloquio che non ti aspetti!

Non mi sarei mai aspettata che aziende e professionisti facessero un colloquio per la selezione degli aspiranti distributori di volantini. Seriamente: davvero serve un esperto di HR per affidare un incarico di volantinaggio a studenti che vogliono arrotondare? Non basta un giorno di prova per capire se si hanno le carte in regola?

Invece pare accada anche questo (evidentemente l’offerta per queste posizioni ha livelli concorrenziali altissimi), sicché non ho potuto fare a meno di immaginare delle possibili frasi da sciorinare ad un (non troppo) fantomatico colloquio per fare volantinaggio. Con tutto il mio affetto e un grosso in bocca al lupo a chi si troverà con un grosso punto interrogativo in testa quando dovrà mostrare la propria idoneità a camminare e distribuire professionalmente dei volantini!

Come ha saputo della nostra ricerca di personale?
Da un volantino!

Cosa sa della nostra azienda?
Che è presente sul mercato dal 1994 ed opera dei vantaggiosissimi sconti anche fuori dal periodo di saldi!

Descriva come il suo lavoro è collegato agli obiettivi dell’azienda
Credo di poter contribuire attivamente all’incremento di vendite per la vostra azienda: Non accetterò “non si accettano volantini” come risposta!

Perché vorrebbe essere assunta per questa posizione?
Beh! Io adoro camminare, quindi credo proprio che sia il lavoro più giusto per me! E poi… sin da bambina ho sempre sognato di vola…ntinare!

E’ disposto ad assumersi rischi quando necessario?
Certamente: Che piova o nevichi sarò in prima linea con i miei volantini!

Descriva una difficoltà in cui si è trovato, e come l’ha risolta
Una volta mi si sono rotti i lacci delle scarpe proprio mentre uscivo di casa ed ero anche in ritardo. Non mi sono persa d’animo, ho usato il pezzo di stringa rimanente per legare insieme solo le ultime due asole delle scarpe e sono corsa al lavoro! Niente mi può fermare!

Descriva una situazione in cui un suo lavoro o una sua idea sono stati criticati
Una volta ho proposto una Joint Venture con i Testimoni di Geowa, ma l’idea è stata bocciata causa laicità dell’azienda per cui lavoravo.

Come è per lei una “buona atmosfera” di lavoro?
Beh, sicuramente preferisco lavorare in un ambiente soleggiato, arioso, possibilmente in zone residenziali con del verde, dove la gente cammina fischiettando e raccoglie solerte i bisognini dei propri cani

Come organizza e pianifica i progetti più importanti?
Un passo alla volta

La sua massima di vita?
Chi va piano va sano e va lontano

Grazie, le faremo sapere!

Buoni colloqui a voi e in bocca al lupo di cuore, anche, e soprattutto, per i colloqui che non vi aspettavate di dover sostenere!

Al cane non importa … bla bla bla

Ogni volta che leggo/sento questa frase, mi parte l’embolo! (per chi non l’avesse colta: al cane non importa se sei ricco o povero, bello o brutto, grasso o magro… lui ti ama…, lui non ti giudica, bla bla bla).

Innanzi tutto, stendiamo un velo pietoso sull’ultimo spot pubblicitario che cavalca quest’onda (mi spieghino gli autori dello spot come tutta questa superiorità etica dell’amico a quattro zampe, dovrebbe condurre anche il barbone, parte dello spot, a comprare del costosissimo, elitario, cibo per quadrupedi) e diamo a questa frase l’unica risposta secca ed immediata che merita: “ma grazie al piffero!”

Ora diamone anche una argomentazione più diffusa.

Quanti dei vostri amici postano su Facebook o proferiscono frasi del tipo “preferisco la compagnia degli animali, sono…più umani” oppure “…delle persone non mi importa nulla, ma se fanno del male ad un cucciolo divento una belva” e la spiegazione che danno a queste massime di vita è probabilmente sempre la stessa: la superiorità dei sentimenti del cane, rispetto a quelli dell’uomo, perché lui dona il suo affetto incondizionatamente, a chiunque, ricchi, poveri, belli, brutti, grassi, magri, storpi… gli basta il metro quadro vicino al padrone, nulla più, ed in cambio lo ama senza giudicarlo o dargli delle rispostacce.

Tutto molto bello. Ma anche tutto molto scontato e nulla di speciale per un cane! Qualsiasi persona follemente e ciecamente innamorata si comporta alla stessa identica (stupida talvolta) maniera! Non trovate?

Care persone che preferite la compagnia dei quadrupedi a quella degli umani vi siete mai chiesti il vero motivo di ciò? Vi siete mai chiesti se non preferite l’amore di e verso un cane semplicemente perché è meno complicato che l’amore/l’amicizia di e verso una persona? (o un gatto!?)

Voglio dire: sono animali. Hanno solo bisogni primari da soddisfare: pappa, cacca, nanna, tetto, palla. Stop! Una volta avuto quello e pure qualcuno con cui giocare, farsi due carezze, certo che son felici e soddisfatti!

Non è che sono straordinari perché non cercano altro che affetto senza guardare il conto in banca o la bellezza. Questi sono semplicemente canoni che non rientrano nella loro esperienza di animale! E non dovrebbero rientrare nemmeno nei parametri di selezione di una persona mediamente intelligente in generale. Solo che per le persone non farlo è sinonimo di un certo carattere e di certi valori, per gli animali non vi è altra scelta.

Detto questo ed assodato che non si tratta di una particolare capacità del cane ma semplicemente del suo essere animale, chiedetevi perché trovate il cane così più straordinario dell’essere umano (e quindi di voi stessi).

Carenza d’affetto umano (dove per umano intendo anche di voi stessi)? Per cui è molto più semplice farsi amare da un cane (piace vincere facile? ponciponcipopopò).

Eccesso di giudizi negativi da parte degli altri umani (sul vostro aspetto, sul vostro lavoro, sul vostro…)? Beh… o siete convinti delle vostre scelte, e quindi non vi importa, oppure condividete le critiche che vi vengono mosse e ne soffrite, per cui invece di accettarvi e affermarvi per quello che siete, meglio crogiolarsi nella compagnia di un cane che non nota le vostre mancanze, non fa differenza se siete o non siete state delle persone buone, attive, compassionevoli… Vi ama e vi adora, anche quando non avete particolari meriti a parte l’esistere.

I discorsi degli umani che vi circondano non vi appagano? Meglio non avere alcun dialogo allora (no, il cane non vi risponde! siete voi che collegate significati umani alle sua mimica) che non cambiare la propria cerchia ed allargarla cercando qualcuno con cui un dialogo sia sostenibile. O magari ampliare i propri orizzonti ed offrire agli altri un dialogo migliore voi stessi!

Nessuno vi ama come il vostro cane? Perchè? voi amate qualcuno come amate il vostro cane? Dedicate le stesse attenzioni a qualcuno. Se si, siete sicuri che la carenza nel ricambiare le attenzioni da parte degli umani non sia una macchia che adombra di tanto in tanto anche la vostra vita? Siamo umani, per Zeus!

Non che io non ami i cani o che non mi piacciano gli animali. Ma tutta la pontificazione del cane mi pare un po’ eccessiva. Tenere un cane è una cosa meravigliosa, è formativo, educativo, bellissimo e carico di emozioni. Ma il cane è il cane. La persona umana è la persona umana.

Non stimerò mai un cane più della persona umana.

Non mi piace vincere facile!

E poi… io preferisco i gatti!

Miao!

La fortuna nella sfortuna…

Cosa avete fatto nel weekend?

Il mio è stato un po’ atipico (certo nulla in confronto a chi ha dovuto lottare con il maltempo anomalo di questi giorni), sicuramente da ricordare… se bene o male lo saprò a breve! Quel che è certo è che la fortuna ci ha messo molto lo zampino e, come sa chi ha studiato latino, fortuna è una parola infida che porta con sé gli opposti significati di fortuna e sfortuna.

Sabato mattina l’ho passata insieme ad una giornalista del TG3 che ha voluto intervistarmi in merito alle intolleranze alimentari ed ad un post che avevo dedicato ad un test che avevo fatto tempo fa (clicca qui). E’ stata una bella esperienza ma prima di dire che tutto è andato bene aspetto di vedere la messa in onda (domani intorno alle 12:20 su Rai3). So già che vedendo le immagini troverò mille difetti a me, la mia casa, la mia voce, quello che ho detto… Senza contare che la location (la mia cucina) si è decisa all’ultimo minuto e non era proprio la stanza più in ordine per l’occasione!!!

Subito dopo l’intervista, sono andata a dar da mangiare al gattino condominiale ed ho trovato una cara simpatica ragazza che cercava di convincere altri condomini a regalarglielo, anzi! restituirglielo, visto che, a suo dire, era proprio quello scappato dal suo giardino.
Ora, se anche fosse stato il suo gatto (e non lo era, visto che la gatta sua madre ha partorito nel nostro giardino), un motivo ci sarà se è scappato dal giardino della ragazza (che lo abbracciava ottenendole indietro solo graffi) per rifugiarsi stabilmente nel mio di giardino, dove ha trovato amore, coccole, cibo, un giaciglio, cure veterinarie, e tutto quello che ad un gatto serve per vivere felice e sereno! Ma soprattutto è stato davvero inopportuno il cercare di portarmelo via mostrandomi, a riprova che si trattasse dello stesso gatto, le foto di un altro animale, talmente diverso dal mio amabile gattino con i guantini bianchi, che quasi si faceva fatica a dire che appartenessero alla stessa specie.

Ma non è finita! Continua a leggere

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Genius at Work!

Cle:

Lettura consigliata soprattutto a chi mastica almeno un pochino di Inglese: togliendo una sola lettera da un titolo, il significato cambia eccome!

Bellissime vignette! Buoni sorrisi e buon Weekend a voi!

Baci

Originally posted on TwistedSifter:

Writer and illustrator Austin Light recently shared a funny series of sketches from his notebook that reimagines movie titles with one letter removed. The idea started on reddit where users were asked to, “Pick a movie, remove one letter, give a brief description“.

As a daily art project, Light took the concept one step further, drawing a scene from the imaginary film. He also penned a brief synopsis for each. You can see the entire album on Imgur. For more from Austin, check him out at the links below.

AUSTIN LIGHT
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1. Obocop

The story of how a police officer works through his PTSD and adjusts to his new robotic implants with the help of the sexy soothing sound of his oboe

movie titles with one letter missing illustrated by austin light (1)

Artwork by AUSTIN LIGHT
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2. Rave

One red-haired Scottish girl. One dance floor…

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La critica costruttiva

Questo weekend ho ricevuto una email di critiche costruttive.

Questo il testo

Ciao Cle,
sto visitando il tuo blog [n.d.C.: Ma che Bontà] con piacere ed interesse. Purtroppo è sceso verticalmente quando mi sono imbattuta in queste preliminari tue considerazioni e divagazioni  alla ricetta della crostata alla composta di pere qui http://crocedelizia.wordpress.com/2011/09/12/crostata-con-composta-di-pere-alla-vaniglia/
Io sono credente  non sono bigotta e non sono una suora.
Solo una giovane donna appassionata di dolci che rispetta le opinioni di tutti e ciascuno, credente o no che sia. In quest’ottica mi permetto di scriverti e volutamente  in privato. Vorrei chiederti perché citi ripetutamente nel post di questa buona torta, termini e concetti legati alla fede religiosa in cui non credi, perché associ Luca Montersino a Dio, quello vero che per te non esiste. Per similitudine parli di chiesa e di pasticceria  passando per  la citazione delle famose orme sulla spiaggia del  Dio che accompagna i credenti. Ciò in cui non si crede non dovrebbe per coerenza esistere nella nostra vita e neppure nei nostri pensieri, tanto meno nel nostro blog e tanto più se il nostro blog tratta argomenti di tutt’altra natura.
Perciò: perché non tralasci questi argomenti che possono deludere chi ha un pensiero più serio a riguardo? Te lo chiedo perché dispiace. Perchè la passione per la cucina non dovrebbe essere inquinata da concetti ed espressioni esistenziali così profondi e poco pertinenti al tipo di blog.Ognuno ha la libertà di esprimersi, certo: è anche per questo che ti ho scritto.Grazie per aver letto questa mia opinione che vuole essere solo costruttiva.
A.

La risposta che vorrei dare alla lettrice è talmente articolata e complessa che merita un post dedicato.

Innanzi tutto le frasi ritenute offensive per il comune senso religioso, sono le seguenti.

Da: Crostata con composta di pere: un’esperienza quasi mistica.

[…] A dire il vero durante l’esecuzione stavo pensando di aver fatto “flop!”, O meglio che Montersino avesse tutta l’intenzione di riprendere a deludermi. Invece… Avete presente quando si dice a qualcuno in difficoltà: “Abbi fede, vedrai che andrà tutto per il meglio! Fidati di Lui che tutto sa e tutto conosce!”. Beh di solito è una frase che non proferisco né mi viene detta, non essendo credente, ma l’esperienza di domenica è stata molto vicina al ritrovare la fede “nel maestro”, quasi come il capire che il paio di orme sulla spiaggia apparteneva a chi mi portava in braccio. Ho scoperto che in Chiesa come in pasticceria una fede che non dubita, che non è mai messa alla prova, non può dirsi forte! Ed io nel maestro Montersino, dopo un iniziale scetticismo che conoscete bene, ci credo ancora fermamente! […]

Ora, analizziamo il testo proprio a partire dal titolo e dall’uso ripetuto di termini e perifrasi quali quasi mistica”, “esperienza molto vicina a ritrovare la fede”, “quasi come capire…” Direi che sono stata anzi molto attenta a non dire “è stato PROPRIO COME…”, “è UGUALE a…”.

Io sono una giurista, per me le parole sono pietre, ritengo che tutto il mio rispetto e l’essere attenta a non mischiare in maniera irrispettosa il concetto di fede con quello di fede/fiducia si possa, secondo me, percepire a chiare lettere. Ma forse non sono così brava a scrivere ed a scegliere le parole come penso.

Poi mi chiedo: se non avessi specificato (per onestà intellettuale verso me stessa e chi segue tutti i miei blog) che non sono credente, sarei stata titolata ad utilizzare quell’esempio per far capire come mi sono sentita provando quella ricetta?
La lettrice che mi ha scritto, e che comunque ringrazio per aver voluto spendere del tempo per innalzare la qualità della mia scrittura, probabilmente non sa che Cle nasce come blogger prima che foodblogger, che Cle scrive di tutto e molto anche di religione sul suo blog non di cucina. Non sa che la mia personalità è molto più poliedrica che lo spadellare sui fornelli. Non sa tra i miei espedienti retorici preferiti vi sono l’iperbole e la metafora.

La lettrice mi riterrebbe forse “titolata” se sapesse che il mio è stato un “percorso di ateismo”, che essere atei non significa esser blasfemi, che ho ed ho sempre manifestato pieno rispetto verso tutte le manifestazioni religiose (tutte, perché tutte a proprio dire sono depositarie della vera verità), che ho letto non solo la Bibbia (antico e nuovo testamento), ma anche il Corano, che sono informata sulle religioni animiste come su quelle norrene, sulla sovrapposizione dei miti e sulla genealogia greca, che per me la materia religiosa è stato argomento di serio e accorto approfondimento? Che fintanto che sono stata alla ricerca della fede (che ad oggi non ho) ho fatto parte del coro parrocchiale, dell’ACR e fatto anche la catechista (poi rifuggita da quest’ultima carica causa ipocrisia che mi circondava). Che sono stata tormentata da notti da incubo fino a che non ho trovato pace nella consapevolezza del mio ateismo. Credo esistano pochi atei tormentati dalla consapevolezza di non avere fede, quanto lo sono stata io.

La inviterei a leggere il mio blog personale (questo) ma ho la strana sensazione che lo riterrà nella sua interezza un’offesa. O forse è più consono parlarne in un blog “personale” e non in un pusillanime blog di cucina?

Non vado in giro a dire alla gente che crede che è stupida a farlo. Anzi, spesso mi sono ritrovata ad invidiare i credenti. Qualche volta mi sono soffermata sulle ambiguità di certe prediche, ma attualmente sono la fan n. 1 di Papa Francesco (sempre che i credenti mi consentano di nominarlo). Ma non capisco perché dire che si è atei o esprimere il proprio ateo punto di vista sia sempre e comunque visto come un’offesa da parte di molti credenti. Come se si desse per scontato che un ateo non può maneggiare con altrettanta cura il discorso. Ok partiamo da premesse diverse, ma perché dare per scontato che non ci sia rispetto.

In tutta onestà mi sono sentita (senza quasi) come un’omosessuale di fronte a chi dice “Non ho nulla contro gli omosessuali, basta che non si bacino in pubblico“.

Pertanto la critica costruttiva questa volta faccio davvero fatica a comprenderla ed accettarla, ma l’accetto comunque, metterò una postilla o un alert per sconsigliare la lettura alla gente ipersensibile.

Ma sottolineerò fino alla fine dei miei giorni che la chiave di lettura giusta ed opportuna per il mio post citato in alto era proprio nell’uso di “quasi”. A tal fine, potrebbe esser utile sapere che c’è gente che è stata scagionata in Cassazione dal reato di ingiuria per aver usato una frase del tipo “non sei nemmeno una mer*a“, che ha lo stesso significato di “sei quasi una mer*a“… Lo sei quasi, ergo non lo sei, ergo i due piani, la pasticceria e la fede sono rimasti dal primo giorno separati come la lettrice scrupolosa si aspettava fossero. Nulla quaestio.

Le parole sono pietre.

La misura della Felicità

Zevin_La_misura_della_felicit_Finito di leggere stamane in treno. Ve ne avrei consigliato la lettura già dal giorno in cui aveva catturato la mia attenzione in libreria per poi venir via con me, ma volevo attendere di sapere come andasse a finire la storia, prima di scrivervene.

Un libro che parla dell’amore per i libri, per la vita, delle difficoltà e delle gioie che la vita (e la lettura) ci riserva ma senza facili sentimentalismi né trita retorica. La storia scorre molto velocemente, non tutti gli eventi vengono approfonditi e, forse per questo, non arrivano mai ad essere commoventi. Viene raccontato l’essenziale in maniera diretta e senza fronzoli, una specie di riassunto di un’esistenza, con i suoi alti e bassi. Onestamente non lo vedo un difetto, è evidente che lo scopo non è strappare dei lacrimoni ma raccontare dei cambiamenti che l’amore innesca nelle vite di ognuno ogni giorno.

Se fosse un film sarebbe uno da domenica pomeriggio con una buona tisana fumante e la copertina leggera.

Forse gli avrei dato un altro titolo, ma non so bene quale, so solo che il titolo era un po’ troppo melenso per i miei gusti e, secondo me non dava la giusta idea del contenuto (e soprattutto del tipo di lettrice che io sono!). Ciò che mi ha portata all’acquisto, infatti, è stato il sottotitolo e la descrizione in quarta di copertina, oltre che, naturalmente, lo stile piacevolissimo della narrazione ed i costanti riferimenti ad altre opere letterarie, classiche e moderne, presenti dalle primissime pagine da cui traspare un sincero e genuino amore per i libri. Le svolte nella narrazione (anche se a volte prevedibili) arrivano sempre al punto giusto, per cui la storia non diventa mai noiosa. Forse il finale è stato un po’ repentino.

Forse una lettura più adatta al pubblico femminile, ma non definibile come “romanzo rosa”. Non sarà il libro della vostra vita, ma non per questo non potrà donarvi dei momenti piacevoli. Sicuramente lo consiglierei al lettore occasionale o comunque a chi non si sente portato per i romanzi lunghi o le saghe, ma i riferimenti a libri di ogni genere e periodo lo renderanno gradito anche agli amanti della lettura e letteratura in generale. Nel mio caso un ottimo intervallo tra un capitolo e l’altro della saga del Mondo Disco  (ho deciso di non leggerlo tutto d’un fiato, altrimenti per un’altra recensione voi quanto avreste dovuto aspettare?!).

Se vi capita tra le mani, sfogliatelo. Se lo avete letto sono curiosa di sapere cosa ne pensate!

Baci e buone letture.

Ultime da Libri in Metro

Gli smartphone ci hanno tolto il gusto di parecchie cose: dall’usare il telefono per telefonare al leggere su un mezzo pubblico! Da quando sono nel team di Libri in Metro mi tocca fare dei veri e propri numeri per scoprire cosa leggono quegli ormai rari passeggeri che coltivano l’hobby della lettura. Prima o poi, lo so già, qualcuno mi regalerà un occhio nero ma nel frattempo io continuerò nella mia missione! In basso trovate i libri ed i lettori avvistati nelle ultime settimane (non senza fatica) ma affianco a loro già spuntano le signore (e signorine) che, in questo periodo che possiamo tranquillamente definire pre-natalizio, creano pupazzetti all’uncinetto per il loro presepe.

Questo l’ultimo libro avvistato, per i prossimi ci si vede ogni giovedì su Libri in Metro! Baci!

esclusaErano giorni che non avvistavo un lettore. Ieri sera mi dirigevo mesta verso l’uscita quando all’improvviso scorgo la testa ricciolina bruna di una lettrice già nota. Sta in piedi, spiaccicata contro la porta opposta a quella aperta. I gomiti uniti e le mani giunte quasi in preghiera sono il suo leggio. Ho pochissimi secondi per capire cosa abbia deciso di leggere dopo il Maestro e Margherita. Non ho altra scelta se non abbassarmi in maniera innaturale sulle ginocchia come se vi fosse un terzo immaginario gradino alla fine del corridoio. Leggo a chiare lettere… (continua a leggere)