La cosa più importante…

A volte c’è bisogno di un aiutino per ricordarsi quello di cui si è fermamente convinti ed i valori in cui si crede.

Non credo in Dio, ma credo fermamente in quanto si dice in questo video, credo sia il segreto della vera felicità, a prescindere dal fatto che ci sia o meno un Dio che ci chiede o ordina di agire in questa maniera per non patire le pene dell’inferno!

Occhio però: verso la fine vi farà piangere!

The Gaiman Lover

C’era una donna e c’era un uomo.

La donna andò a trovare l’uomo o forse fu il contrario, non importa. Lui le parlò, come aveva parlato a molte altre persone prima, e lei si sedette ad ascoltarlo.

Sembrava interessante ma dopo un po’ lei ebbe l’impressione che non parlassero la stessa lingua. Faceva fatica a seguirlo, era lì a pochi passi da lei ma sentiva la sua voce come provenire da lontano, da una telefonata fatta in una caverna con scarsissima ricezione e parecchi disturbi sulla linea. Rimase lì per qualche ora, un po’ anche per educazione, un po’ per la speranza che la comunicazione migliorasse, ma nulla. Approfittò di un attimo di distrazione e lo lasciò senza nemmeno salutare.

Passarono mesi. Anni forse. Si imbatterono di nuovo l’uno nell’altra. Lei non lo riconobbe subito. Forse perché aveva dei vestiti diversi addosso o forse perché aveva momentaneamente del tutto dimenticato quell’uomo che parlava come in una caverna buia e ovattata.
Probabilmente nemmeno lui la riconobbe, chissà! Si sedettero a parlare di nuovo, uno di fronte all’altra. Invero era lui a parlare, come sempre quando erano insieme. Cominciò a raccontarle una storia. Un’altra storia.

Questa volta lei trovò interessante quello che diceva anche se non sempre o non subito riusciva a capire dove stesse andando a parare, ma anche in questi casi trovava che il modo di raccontare di quest’uomo avesse qualcosa di magico, tremendamente onirico e incredibilmente reale allo stesso tempo.
All’improvviso lo riconobbe. “Sei tu?! Nooo!”. Lui non fermò il suo racconto, ma a lei parve di scorgere un sorrisino sull’angolo della bocca e capì che non solo anche lui l’aveva riconosciuta, ma era convinto che si sarebbero reincontrati un giorno. Lui la stava chiaramente aspettando (o forse no).

Oggi quell’uomo e quella donna passano molte ore insieme. Lui racconta, lei ascolta e pensa che quando l’uomo racconta rende la storia, anche la più inimmaginabile, viva e reale.
L’uomo non si limita a descriverle una emozione o un sentimento, glielo instilla e lo fa provare, al punto che spesso lei deve chiedergli di lasciarle prendere fiato. Lui la aspetta. Sempre. Non la forza ad ascoltarlo se lei non ne ha voglia e non si scoccia a doversi ripetere ogni tanto. Come farebbe un buon amico.

Ora le ore scorrono senza tempo quando sono insieme. Sono lontani i giorni delle incomprensioni. Ora la donna si sente talmente a suo agio da consentire all’uomo di starle sempre più vicino, di guardarla fisso negli occhi e di trasmetterle i suoi pensieri anche attraverso il Sogno.

E’ un attimo ed accade l’inimmaginabile.

sandman-morpheus

Per un attimo lei si abbandona completamente, si lascia cullare dalla storia di quest’uomo, si sente completamente avvolta dalle sue parole, dal suo mondo, dal suo tutto. Si sente toccata sul cuore e, proprio nel punto in cui è toccata sente del calore spandersi, stranamente doloroso e piacevole allo stesso tempo. Apre gli occhi. Lo vede vicinissimo con le braccia protese in avanti. Si accorge che è il suo tocco a darle quella sensazione di calore e ne è quasi infastidita.

Cerca di ritrarsi e solo allora si accorge che lui ha affondato le sue mani dentro di lei, nel suo petto. Lui tiene in mano il suo cuore e la guarda fissa negli occhi. Il suo tocco è leggero ed il suo sguardo profondo come la notte. Continua a raccontare ma non usa più le parole. Usa le dita come un suonatore d’arpa. Usa gli occhi in cui potresti perderti e cadere per millenni senza mai toccare il fondo.

Lei non saprebbe dire se sia più stupita o spaventata, se si senta felice o arrabbiata. Il respiro si fa affannato. Delle mille domande che per una frazione di secondo le affollano la testa solo una sgorga dai suoi occhi umidi: “Come ci sei riuscito?”.

Lui scrolla le spalle, accenna un sorriso “Così!” dice e continua a raccontare muovendo sapientemente ed impercettibilmente le dita (a lei sembrano molte più di dieci) e muovendole disegna mondi, storie, emozioni di argilla, lì, dentro di lei che non oppone più resistenza. Anche se volesse (e non è sicura di volerlo) non ne sarebbe più capace.

Quando sono distanti, anche per poche ore, lei lo pensa, pensa a come racconterebbe con le sue dita il mondo che la circonda e i suoi pensieri e le sue emozioni,  il modo in cui un uomo con dei poteri magici l’abbia lentamente accompagnata verso la pura follia. Lei, che credeva di esser ormai libera da tutte le complicazioni che il sognare comporta.

Lo ama e lo odia. Non sa perché, sa solo che non vuole lasciarlo andare via, anche se stare con lui le impedisce di dedicarsi ad altro, e chi lo sa più cosa è prioritario.

Lo ama per il tempo che passano insieme, le risate e le lacrime che lui le dona, le emozioni che le trasmette, i mondi che le mostra, gli insegnamenti che le rivela.

Lo odia perché vorrebbe esser capace di non pensare a tutto questo quando sono distanti.

Lo ama e gli è grata. Lo odia perché ha paura di perderlo un giorno.

Lo ama perché racconta anche i pensieri di lei, i sentimenti di lei e tutto ciò che lei non è stata in grado di esprimere con parole, musica, disegni, sogni…, dice le cose giuste nell’attimo preciso in cui lei ha bisogno di sentirle.

Lo odia perché vorrebbe esser lei a raccontare le cose nel modo in cui lui sa fare.

Lo ama perché l’ha riportata nel mondo del sogno.

Lo odia perché l’ha riportata nel mondo del sogno.

Lo ama e lo odia ma lui non lo sa. Forse non se ne cura. Non sa nemmeno che lei lo stia ad ascoltare, non sa di avere affondato le mani nel suo cuore e di aver giocato con la sua anima come un bambino gioca con il pongo. Non sa che tutte le figure a cui ha dato vita, tutte le loro emozioni le ha vissute anche lei. Lui ha forse solo una vaga idea di cosa significhi starlo a sentire. A leggere.

Lui non lo sa. Lei sogna di incontrarlo un giorno di persona e dirgli quanto lo odi e lo ami.

Lui è Neil Gaiman.

Lei sono io!

sandman

… e questa è la storia di come ho conosciuto The Sandman, il Re del Sogno.

L’isola che non c’è

Per la prima volta nella mia vita ho capito che si può amare qualcuno prima ancora di conoscerlo realmente, o senza che realmente esso esista.
Ho capito che si può perdere qualcosa che non si è mai avuto e quanto male fa.
Accarezzare i sogni è bello e dolce, risvegliarsi e non piangere a volte impossibile. Chissà se c’è un luogo in cui tutti i sogni prendono vita nutrendosi delle nostre fantasie e dei pensieri che dedichiamo loro.
Forse sei li, caro dolce sogno? A te dedico queste lacrime che sanno di amore e di tutto il mio bene.

Salvata dalla Fede

Devo dirlo: ho il mio pubblico! Me ne accorgo quasi ogni sera mentre mi dirigo spedita verso la stazione quando i “Sei belliiissima!” è i “Moh che gambe!” proferiti in particolar modo dai vecchietti fioccano qua è la.
Stasera entra negli annali un apprezzamento sinora inedito e inaudito: “Moh! Sei bellissima a prescindere!”
Mi sarei fermata volentieri a chiedere ragguaglio sul “prescindere da che?”, ma hanno prevalso la fretta di tornare a casa e, soprattutto, il timore che sto tizio non ci stesse molto con la testa.
Mi sono poi però un po’ preoccupata quando questo qui ha cominciato a seguirmi, mettendosi ora alla mia destra, ora alla mia sinistra, pur mantenendo una “distanza di cortesia” come in farmacia.
Tiro fuori il cellulare dalla tasca, per esser pronta ad ogni evenienza, quando lo sento dire: “Ah! Si’ sposat? Meh allor sarà per la prossima vita!“.
La mia fede (al dito) per stasera, mi ha salvata! Fiuuuuuuu!

Chi l’ha vista?

Sottotitolo: Web chiama Cle!

Vorrei cominciare con “vi sono mancata?” ma credo che la domanda più opportuna sia: “Vi ricordate di me?”.

Io si e mi mancate ogni giorno.

Mi piacerebbe potervi dire che sono stata impegnata in importanti progetti di vita/lavoro e che ora torno con una grandissima notizia, frutto proprio della mia forzata assenza, ma… molto, molto più banalmente la verità è che non ho la forza di scrivere, non me ne è restata molta in questo periodo a fine giornata! Tutto qui!

Molto semplicemente (e tristemente) il mio capo è riuscito nel non celato, anzi dichiarato intento, manifestatomi dopo pochi giorni del mio ingresso nel Team, di (testualmente) Non farmi avere più tempo/energie da dedicare ai miei interessi, per concentrarmi solo sul lavoro.

Tre anni fa, ascoltando quella diabolica frase lo guardai con aria di sfida dicendogli che mai mi sarei privata dei miei interessi, che mai mi sarei privata del mio “essere”, per cui con forte rabbia oggi mi rendo conto che quasi ce l’aveva fatta, quasi gli ho consentito di tirar via dalla mia mente, ogni distrazione che potesse non farmi essere concentrata sul suo profitto, dentro e fuori dallo studio in ogni momento. Quasi c’era riuscito. QUASI!

Ho lavorato tanto in questi mesi, e la cosa peggiore è che per chi è al comando “tanto” non è mai abbastanza, nemmeno se ti attieni allo standard asiatico della giornata lavorativa. Si può sempre fare di più, ci sono sempre mille e più modi per convertire ogni secondo della tua esistenza in guadagno (per il Capo, ovvio). “La cosa più preziosa che abbiamo e che possiamo offrire è il tempo” continua a ripetere, per il tempo ci pagano, quello dobbiamo dare, sempre di più. E non dimentichiamo che il tempo è denaro, quindi… per la proprietà commutativa… la cosa più importante sono i soldi!

La mia scala di valori invece è un tantino diversa. Il tempo è prezioso, sì, ma non la cosa più preziosa.

La cosa più preziosa che abbiamo, che possiamo ricevere e che possiamo dare (IMHO) sono le emozioni. Che provengano dagli affetti, dalla musica, dallo sport, dall’arte, dal cinema, dal cibo… sono le emozioni quello che per me conta di più nella vita. E’ perché le emozioni sono in cima alla mia scala di valori che non mi pesa, ad esempio, acquistare musica, libri e film originali o che inseguo i concerti dal vivo, o leggo in treno anche se devo tenermi in equilibrio in piedi fra le ascelle pezzate degli altri viaggiatori.

Quasi ci riusciva a sottrarre tempo alle mie emozioni, ma non c’è la fatta! E’ riuscito solo a tenermi un po’ lontana dai blog! Lui è quel tiranno del tempo che non basta mai! Lui è quel povero del mio cervello che arrivato a sera non ce la fa più! A ciò aggiungete oneri coniugali, libri da leggere, Lucca Comics e intossicazione acuta da Candy Crush (a cui presto farò fare la fine di Farmville: damnatio memoriae!) e troverete la risposta alla domanda “Dov’è finita Cle?”.

Semplice: a cercare una presa elettrica tra una corsa e l’altra per ricaricare le batterie, a cercare di non rinunciare a se stessa, di non cambiare in peggio.

A presto!

Basta pochissimo per stare male, ancora meno per star bene!

Stamattina ho riso per almeno mezz’ora su questa foto circolata su Facebook. Ma alla fine, come diceva Karen Walker in Will & Grace, è buffo perché è vero! Leggete gli inverosimili argomenti di questa improbabile rivista e ditemi se non riconoscete almeno un vostro amico in ognuna delle “dritte” per star male!

Con un po’ di autocritica riuscirete anche a scovare l’irragionevole e immeritato motivo che magari proprio oggi fa inarcare verso il basso le vostre labbra.

Basta pochissimo per star male, ancora meno per star bene!

star male