Ultime da Libri in Metro

Gli smartphone ci hanno tolto il gusto di parecchie cose: dall’usare il telefono per telefonare al leggere su un mezzo pubblico! Da quando sono nel team di Libri in Metro mi tocca fare dei veri e propri numeri per scoprire cosa leggono quegli ormai rari passeggeri che coltivano l’hobby della lettura. Prima o poi, lo so già, qualcuno mi regalerà un occhio nero ma nel frattempo io continuerò nella mia missione! In basso trovate i libri ed i lettori avvistati nelle ultime settimane (non senza fatica) ma affianco a loro già spuntano le signore (e signorine) che, in questo periodo che possiamo tranquillamente definire pre-natalizio, creano pupazzetti all’uncinetto per il loro presepe.

Questo l’ultimo libro avvistato, per i prossimi ci si vede ogni giovedì su Libri in Metro! Baci!

esclusaErano giorni che non avvistavo un lettore. Ieri sera mi dirigevo mesta verso l’uscita quando all’improvviso scorgo la testa ricciolina bruna di una lettrice già nota. Sta in piedi, spiaccicata contro la porta opposta a quella aperta. I gomiti uniti e le mani giunte quasi in preghiera sono il suo leggio. Ho pochissimi secondi per capire cosa abbia deciso di leggere dopo il Maestro e Margherita. Non ho altra scelta se non abbassarmi in maniera innaturale sulle ginocchia come se vi fosse un terzo immaginario gradino alla fine del corridoio. Leggo a chiare lettere… (continua a leggere)

Casi Umani: Richard Gere dei poveri

Anzi, delle poverette.

Se avete superato i trent’anni probabilmente conoscete, vostro malgrado, anche voi un caso umano come quello che vorrei definire “Il Richard Gere dei poveri” (in breve RGDP. che può manifestarsi anche in diverse declinazioni, a seconda delle peculiarità: Jonny Depp dei poveri -JDDP, Steve Jobs dei poveri – SJDP, e così via).

Il Richard Gere dei poveri è un uomo che ha superato la quarantina, non brutto, single, che ha deciso di convincere il mondo che lui è ancora appetibile ed ambito dalla popolazione femminile. Si alimenta delle lusinghe che riceve a cui però si impone di non dar credito e vende al mondo una immagine di sé talmente photoshoppata dall’essere tragicamente distante dal reale.

Molto spesso tradito dalla sue ex (chissaperqualediavolodimotivo) si sente chiamato a svolgere nel mondo la sua missione di cieca ed insulsa vendetta: creare nuovi cornuti.

Nel mondo dove il RGDP vive, gli altri uomini diventano cornuti nel momento stesso in cui le loro mogli si accorgono della sua esistenza. I modi attraverso cui il RGDP ingenera nella popolazione femminile questa consapevolezza (e tradimento) sono molteplici, come ad es. l’uso criminale del profumo (ne avverti la presenza a due isolati di distanza, mentre lui si trova al 15° piano di un condominio) ed il fissare indistintamente tutte le portatrici di vagina accidentalmente presenti nel raggio di 6mq. Lo scambio di due parole, poi, tra lui e una donna (che comprende anche frasi del tipo: “buongiorno!” o “mi scusi, c’ero prima io in fila”)  decreta l’esistenza di vere e proprie tresche tra i due, che obbligano il povero ignaro marito della donna che ha rivolto la parola al RGDP ad abbassarsi ogni qual volta deve varcare la soglia di una porta. Perché nel mondo in cui il RGDP vive tutte le donne vorrebbero esser sue. Tutte le donne la sera sognano di darsi a lui e fanno all’amore con i proprio partners costringendosi a non pronunciare il suo nome.

Si, come no!

Per far colpo (che solo del “far colpo” lui si nutre e sazia) si mostra serio, distinto, socialmente impegnato ed a capo della struttura in cui lavora. Con il passare del tempo, dopo averci parlato un paio di volte magari ad una cena da amici, ti rendi invece conto che è solo arrogante, mediocre, bigotto e lavora da casa da solo.

Ma il peggio del peggio, il RGDP lo dà su Facebook (e dove se no?). Selfie su selfie: Lui (solo) al caffè… Lui (solo) al lavoro… Lui (solo) al ristorante…, e qualche altra foto scattata con l’evidente aiuto di un passante casuale che lo ritrae rigorosamente in costume, al mare. Ogni foto è contornata di frasi malinconiche, riferibili a qualsiasi utente privo di cromosoma Y, rubacchiate qua e là da scrittori che solo lui conosce, rimescolate e spacciate come proprie.

E qui entrano in gioco le Poverette. Like su like, commenti di apprezzamento, cuori, stelle, sospiri, tentativi di scrivere qualcosa di altrettanto malinconico e profondo che si infrangono, invece, sugli scogli della pateticità. Parte la scalata al commento più d’effetto, più strappamutande, quello che farà finalmente capire al RGDP che la donna giusta, quella di cui scrive, quella che non si accorge di avere già nella lista di amici di Facebook, è lei, santiddio! lei! Se potesse strapperebbe via i capelli dalle foto del profilo delle altre contendenti, per dimostrarglielo.

Ed il RGDP si bea, gongola e non risponde né ringrazia. Posta solo un’altra selfie ed un’altra frase criptica (molte delle poverette la considereranno in risposta al proprio commento sulla foto precedente). Poi va sul profilo di chi invece non lo caga nemmeno a spruzzo e commenta qui e là nel disperato tentativo di sembrare arguto e di dare vita ad un nuovo cornuto.

Che vita vuota. Che vuota vita.

Venerdì 12

Vignetta da Venerdì 12 di Leo Ortolani

mondodisco

Invito nel Mondo Disco

L’anello di congiunzione è stato “Buona Apocalisse a Tutti“.

Ma come tra cosa? Tra Neil Gaiman e Terry Pratchett. Lo hanno scritto a quattro mani facendo si che dopo averlo letto il mio passaggio dalla biografia dell’uno a quella dell’altro fosse fluido e naturale. E’ stato un attimo e tra le librerie mia e di mio marito (separate dai pollici del televisore) è avvenuto uno strano fenomeno di trasmigrazione: complici le ferie e l’assenza del marito, Cle si è messa ad ordinare le librerie (ogni tanto vario i criteri di allocazione: per colore, per ordine alfabetico, per autore, per titolo, per altezza, per argomento, per data d’acquisto, … … …) e magicamente tutto quanto recasse sulla copertina i cognomi Gaiman, Pratchett o Martin si è smaterializzato e ricomposto in bell’ordine sulla mia libreria, infondendole un piacevolissimo accento british (si lo so, Martin è americano, ma discende dall’Inghilterra!).

Il mio amore ormai indiscusso per Pratchett e Gaiman si può raffigurare come il momento dell’offertorio durante una messa.
Percorrono la navata me e me stessa, una reca in mano il proprio cuore, l’altra il cervello. Avanzano verso l’altare in composta adorazione mentre ai lati sono seduti, e le salutano con un cenno benevolo, i personaggi venuti fuori dalle menti dei sacerdoti in attesa sui gradini.

E dire che non ero una gran fan dei romanzi in generale, prediligevo la saggistica, la ritenevo più appagante, più ricca di chiavi attraverso cui leggere e comprendere meglio il mondo. I romanzi mi lasciavano spesso con addosso la sensazione di aver solo ascoltato un lungo pettegolezzo. Da vera e propria ignorante della materia*, poi, ritenevo che il Fantasy avesse ancora meno da dirmi rispetto ad un romanzo “verosimile”.

Che sciocca! Eppure avrei dovuto immaginarlo! Voglio dire. Io sono la donna delle metafore, lo sono sempre stata. La metafora è da sempre la mia figura retorica preferita così come le allegorie nel mondo dell’arte mi hanno sempre incuriosito e stimolato. La sovrapposizione di immagini, di idee e concetti tra loro apparentemente distanti sono per me il modo più immediato di comprendere e trasmettere i pensieri. E molte storie Fantasy altro non sono che questo: una lente attraverso cui vedere e percepire in maniera ancora più chiara e cristallina la realtà.

Questo si sta rivelando essere per me la Saga del Mondo Disco di Pratchett: i libri letti sinora sono tra le letture più argute ed intelligenti che abbia mai fatto. Leggere Pratchett è come farsi l’agopuntura al cervello, ad ogni punzecchiatura corrisponde una nuova consapevolezza contornata da una buona e sana risata, che non guasta. Un unguento balsamico che libera le narici per far cogliere ogni minima sfaccettatura degli odori che compongono il mondo in cui viviamo.

Venderei l’anima al diavolo per scrivere come questi due. In attesa che mi venga sottoposto un buon contratto da Lucifero, vi invito a leggere il romanzo che ho appena terminato: Uomini d’arme, di Terry Pratchett, ovviamente!

Buone letture. 


*Per mia fortuna ho incontrato mio marito, che dall’alto della sua conoscenza del mio cervello, dei miei gusti e del Fantasy ha saputo consigliarmi in maniera azzeccata (ci ha rimesso parte della sua libreria… ma sono ordinari inconvenienti del matrimonio e della convivenza!). Continua a leggere

Da Libri in Metro: Filosofia per la vita

Cle:

Quando si dice “divorare un libro”.

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filovitaLa gente gli dà le spalle e sogghigna nel vederlo leggere come un bambino delle elementari, lasciandosi guidare dall’indice ed aiutandosi con il movimento delle labbra (e talvolta con l’aiuto sonoro). Io ne sono rapita, invece. Si tratta di un uomo sulla trentina, camicia a quadri e pantaloni corti. Legge con la stessa avidità con cui l’italiano medio si avventerebbe sulla parmigiana di melanzane tiepida della nonna, gli occhi in fuori come a voler captare il maggior numero di frasi e verità possibili e l’espressione appagata ed affamata allo stesso tempo. Di tanto in tanto solleva la testa, guarda fuori dal finestrino ed annuisce, ma subito riprende a fare la scarpetta sul suo libro tenuto poggiato sul tavolinetto. Il treno entra in stazione. Mi alzo, lo fisso, fisso la porta, la gente mi spinge. Non posso andarmene senza sapere cosa stia leggendo, mi faccio da parte, mi giro di nuovo verso di lui…

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Cartoline da Londra

Esattamente un mese fa mi rientravo in Italia dopo 10 giorni trascorsi nella City con in testa la convinzione (per fortuna esagerata e sbagliata) che null’altro mi sarebbe sembrato bello di nuovo.

Ho passato l’ultimo mese ad elaborare mentalmente questo post, a riorganizzare i pensieri e le emozioni provate, a darvi un nome, a pensare e ripensare a perché Londra sia salita in maniera indiscussa sul podio delle Città da me preferite in cui trasferirmi all’istante per la vita.

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La sensazione che mi aleggiava nella testa ma di cui non riuscivo a definire i contorni era che si, Roma, Parigi e le altre capitali europee sono belle, sono pregne di storia, di monumenti, come anche Londra… ma Londra ha un quid pluris. E non è semplicemente il fatto che vi sia (ancora) la Regina, per cui tutto sembra sempre tirato a lucido, pronto per una sua visita a sorpresa (anche in Spagna c’è la Monarchia ma non ho avuto questa sensazione), non è semplicemente il fatto che sia tutto bello, pulito, funzionante, da vedere, da visitare, mozzafiato… anche Parigi lo è stata ed anche i musei da me preferiti non si trovano a Londra… Certo, Londra ha in più dei parchi dalle viste incredibili, ma… non era quello ad alimentare la mia sensazione. C’è qualcosa di più, qualcosa di invisibile agli occhi.

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Londra vive il presente. Non vive della storia, vive anche di quella ma è una città che è, non semplicemente “è stata”.

Questa era la frase con cui la descrivevo sinteticamente ai miei amici al ritorno del viaggio ma onestamente solo ieri sera, in un’epifania Joiciana mentre ascoltavo un programma sui poeti maledetti, sono riuscita a definire meglio i contorni e le ragioni di questa sensazione e capito che non si trattava di una semplice “impressione” ma un vero e proprio dato di fatto.

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Roma ha influenzato il mondo in un tempo ormai lontano, l’Italia è stata il centro del mondo nel Rinascimento e ancora raccoglie la rendita di un tempo che fu, splendido si ma che fu.

Parigi… Parigi e la Francia hanno contribuito per larga parte a dare i natali all’era moderna. Decadentismo ed impressionismo sono i movimenti artistici che si sono avvinti come l’edera al mio cuore. Ma l’800 è passato da un pezzo.

A Londra invece il tempo non si è fermato.

Londra non vive del suo passato, o quantomeno, non solo di quello. Londra vive del presente e le menti che nascono a Londra plasmano ed influenzano il mondo oggi o per lo meno, quella parte del mondo a cui io guardo.

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Al momento da Londra (e dal Regno Unito) provengono la quasi totalità degli autori, scrittori, cantanti, registi, interpreti, attori contemporanei che mi appassionano, che amo. Londra è una fucina di opere in tutti i campi artistici (esclusa la cucina, ovviamente) è il centro del mondo creativo che tiene in mano il mio cuore e lo fa battere. Depeche Mode, Stereophonics, Neil Gaiman, Terry Pratchett, Tom Hiddleston, Cumberbatch, Martin Freeman, Muse, … autori ed artisti che ho quotidianamente, costantemente, negli occhi e nelle orecchie. Son nati lì, alcuni ci vivono ancora, altri si sono spostati solo per amore del sole e del clima della California. Ma sono Inglesi. Sono attuali, non sono storia benché per certi versi siano già leggenda.

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Londra è il centro del mio mondo contemporaneo ed è incredibile che ci abbia messo piede solo ora! Qualcuno obietterà che l’Italia e la Francia sono ancora il centro del mondo per la moda, la cucina, l’enogastronomia, e tante altre belle cose… Si vero… ma è sempre roba che ci portiamo dietro “per tradizione” e comunque una intera bottiglia del migliore champagne non potrà mai commuovermi, elevare il mio spirito o farmi sognare quanto una storia di Sandman.

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A proposito di moda, anzi, di modo di vestire. Anche questo aspetto, secondo me, dà il polso di cosa significhi essere Londinese e di cosa sia in realtà Londra. Ogni indumento e accessorio del/della londinese dice qualcosa del suo modo di essere, del suo carattere, della sua individualità. Molti si vestono male, non c’è che dire, ma si vestono secondo la loro personalità. Non scimmiottano qualcuno visto in una rivista. Si esprimono attraverso il guardaroba.

Il meglio vestito (o la meglio vestita) di una delle grandi città italiane, trasposto a Londra, con molta probabilità apparirà comunque uno venuto venuto dalla campagna che emula quelli della città (anzi, della City). Non so spiegarlo ma riconoscevo a naso le italiane trasferitesi a Londra dal loro seguire il trend del momento (e magari sentirsi anche superiori a chi è rimasto “indietro”), diversamente dalle ragazze londinesi che, senza magari nemmeno curarsene o pensarci, un trend lo stavano creando con un accostamento “insolito” o “diverso” che riassumeva in quel giorno la loro ispirazione, il loro umore. Dei veri e propri quadri postmoderni ambulanti con una naturalezza che solo una personalità e non un trend può donare.

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Per qualche strana ragione, l’aria che si respira a Londra, dona la capacità a chi la viva di esprimersi con maggiore efficacia rispetto al resto del mondo, che non può far altro che assorbire e nutrirsi della linfa che dal primo meridiano si propaga verso tutti gli altri.

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A presto, mia cara.

Per sempre tua,

Cle

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Aisbacketciallengiata!

Lo avrei fatto anche mea sponte ma ho aspettato la nomination!

Il mondo è diviso tra detrattori e entusiasti di questa iniziativa! Io sono tra gli entusiasti sostenitori. E’ divertente, serve a far del bene, non fa male a nessuno e sta facendo raccogliere un sacco di denaro. Vi sembriamo dei pagliacci? E chi ha mai detto di non esserlo!

A voi il secchio! Baci

Fai la tua donazione sul sito http://www.aisla.it o http://www.alsa.org

Dal Blog di Marisamoles: IMPOSSIBILE SPIEGARE LA GUERRA AI BAMBINI

Cle:

Commentavo questo articolo di Marisa e ne è venuto fuori un mezzo post.
Non mi capita spesso di affrontare questi temi sul mio blog, ma l’argomento riguarda tutti.

“Spesso mi trovo a pensare all’onnipresenza della guerra nella storia.
Storia che senza soluzione di continuità poi è diventata cronaca.
I miei pensieri sul punto sono affastellati e non sono in grado di metterli in ordine.
Il primo pensiero, quello più spaventoso, è che se c’è sempre stata è parte integrante della natura umana e ci sarà sempre finché ci saranno umani (leggi una nuova grande guerra mondiale potrebbe distruggerci).
Da piccola pensavo che la guerra in epoca contemporanea esistesse solo per paesi meno sviluppati, ma poi arrivò la Guerra del Golfo e da lí il passo per realizzare che in fondo dalle guerre mondiali raccontate nei libri non erano poi passati secoli, fu breve.
Non so se fossi solo io così sciocca (cmq avevo poco più di dieci anni) da non rendermi conto sino ad allora che la guerra non era solo una faccenda “da libri di storia”.
Non so quanto sia possibile iniettare nei bambini e nei giovani l’idea della pace, educarli in tal senso, quando i libri di storia sembrano dirci che non ce ne siamo mai potuti liberare.
Spesso si dice che alla gioventù del nuovo millennio è mancata la guerra (in casa propria), per cui hanno perso il senso del valore delle cose.
Sarà vero?
La funzione della guerra, dunque, è educativa? La caducità delle nostre vite e delle nostre case è l’unica via per apprezzare quello che si ha? Spero proprio di no!
Il sentire comune tra giovani e non giovani credo sia che la guerra (non in casa) sia una cosa che appartiene alla TV, alla fiction anche se se ne parla al TG, non è reale, non è presente qui (a casa mia) ed ora quindi non è un mio problema.
È uno scenario inquietante.
Ai bambini, giovani, uomini e donne di tutto il mondo forse bisognerebbe dire che la guerra c’è, che finché c’è è un problema che riguarda l’umanità intera, che per estirpare questo male dalla Terra occorre una collaborazione globale.
La guerra deve diventare il nemico comune di ognuno di noi.
Non di tutti e nessuno. Di ognuno.
L’uomo ha sempre bisogno di un nemico da combattere, un nemico che minaccia l’intera umanità forse sarà la chiave per la pace nel mondo.
Alan Moore lo aveva scritto in Watchmen negli anni 80. Probabilmente aveva ragione.”

Originally posted on Marisa Moles's Weblog:

renzi tweet
Che dire? Certo, ha ragione. Ai bambini non si può spiegare la guerra. Si dovrebbe insegnare loro la pace, casomai. Eppure, pensandoci, la storia è piena di guerre, vicine e lontane.

Quando un bambino prende in mano il sussidiario, ha inizio il suo approccio con la storia dell’Uomo che è soprattutto storia di guerra.

Pensiamo ai poemi epici, l’Iliade e l’Odissea, che i bambini e i ragazzi amano (dipende, ovviamente, da quanto gli insegnanti li fanno amare …). Due classici che si devono leggere, almeno in parte, a prescindere. Eppure i personaggi sono guerrieri spietati, pronti a tutto per dimostrare il loro valore. La guerra di Troia, poi, scoppia per via di una donna, Elena, contesa tra Paride e Menelao. Greci e Troiani si affrontano in un conflitto decennale per colpa di una donna. Pensate un po’.
E va bene che stiamo parlando di

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