Come sarei con occhi o capelli di colore diverso?
Come starei con un taglio nuovo?
Come sarei potuta essere nei decenni passati?
Se anche voi ve lo chiedete due link con cui divertirsi: Yearbook Yourself 2009 per creare il vostro Annuario scolastico stile americano; http://www.alfemminile.com/beaute/beauty-space.asp per sperimentare su di voi il taglio delle vostre star preferite, un nuovo colore, una nuova acconciatura!
Buon divertimento!!!
Ecco come sarei (potuta) essere io…
Avevi tra le mani una perla ma tu vuoi solo rotolarti nella merda, porca come sei. Ricoperte di fango tutte le pietre sembrano uguali, nessuna è preziosa, puzzano tutte. Ma ogni tanto piove, sai? E la pioggia lava via tutto: quel che era solo ricoperto di merda torna alla luce, ma la merda resta merda per tutta la sua schifosa vita. Se ne può fare solo una cosa: pestarla.
Ti disprezzo.
E’ capitato a tutti e magari più di una volta: il nuovo partner del nostro amico o della nostra amica non ci va proprio a genio ed il dilemma è sempre quello, dirlo o non dirlo! Ferirlo o mentire? Metterla in guardia o lasciare che ognuno faccia le sue esperienze.
E’ quanto mai ovvio che il buon senso impone di non fermarsi alla prima impressione, con nessuno ed in nessun caso. Quindi il beneficio del dubbio anche nei confronti del neo-partner è obbligatorio, quanto meno per rispetto degli amici. Obbligatorio è anche il ricorso alla diplomazia e al tatto quando proprio non possiamo fare a meno di esprimere il nostro parere. Necessario tenere sempre a mente che non siamo Cupido e che non possiamo decidere di chi innamorarci noi in prima persona e meno che mai sindacare sulla giustezza delle scelte sentimentali dei nostri amici.
Ma quando le nostre antenne fiutano puzza di delusione… quando il problema non è una questione solo caratteriale, quando non si tratta solo di antipatia della persona che il nostro amico ha scelto… Quando lo sentiamo che alla fine della strada un calcio nei denti attende il nostro amico o la nostra amica. Che fare? Parlare, tacere o mentire?
Mentire non riesco quindi l’alternativa si restringe a due opzioni: parlare o tacere?
Se a me dicessero che il mio Amore non è simpatico, non è un granché, che non è la persona adatta a me… io continuerei per la mia strada rimanendogli accanto e credo così farebbero tutte le persone dotate di una dose di spina dorsale sufficiente a prendere decisioni mature e consapevoli anche contro il parere altrui. L’unico risultato prevedibile sarebbe creare gelo ed imbarazzo:il nostro amico saprà sempre che a noi la sua nuova compagna non va molto a genio e magari il giorno del loro matrimonio non ci rimarrà che avvertire un po’ di amarezza per quel giudizio avventato lanciato anni prima e chiedere scusa.
Se, invece, non ne parliamo? Quando tutti i nostri cattivi e segreti presagi prenderanno forma e consistenza reale che accadrà? Ovvio non possiamo addebitarci nessuna colpa per non aver parlato (anche perché, come appena detto, probabilmente le cose avrebbero comunque seguito il loro corso) né accaparrarci il “merito” di aver azzeccato il pronostico, peggio con il ripugnante balletto “Te l’avevo detto”.
Se un nostro amico soffre in fin dei conti a che serve che ci dica “Avevi ragione tu!”. A nulla. Forse solo ad aumentare l’amarezza.
Tacere. Forse è meglio tacere. Forse l’unico caso in cui è meglio sputare il rospo, e con le dovute accortezze, è il tradimento appurato. Ma per il resto ognuno di noi ha il diritto di sperimentare, cadere, soffrire e rialzarsi. All’amico non tocca fare l’Oracolo, all’amico tocca fare da spalla e da sostegno. I pronostici e le scommesse lasciamole alla SiSal.
La mia passione per il cibo e la cucina non è un segreto!![]()
Poco tempo fa ho completato la raccolta dei volumi editi da Corriere della Sera ed Rcs Scuola di Pasticceria: una collana davvero ben fatta, ricca di immagini accattivanti e veramente completa sul tema Dolci. Fin troppo completa! Dato il successo della collana l’editore ha deciso di “allungare il brodo” di altri otto numeri che io ho ritenuto superflui (tranne che per i Dolci delle grandi occasioni e Dolci per i bambini). Qui il piano dell’opera con la possibilità di richiedere i numeri arretrati attraverso un servizio efficiente e veloce.
Questa settimana in edicola ho visto, e comprato, il secondo numero di Chef Academy – Antipasti caldi allegato a Repubblica o L’Espresso ogni lunedì (in alcune edicole disponibile già dal sabato). Ho perso il primo numero, Antipasti freddi in offerta lancio. Potete consultare il piano dell’opera qui in cui è offerta anche la possibilità di consultare per ogni numero l’indice dei contenuti di libri e Dvd. Esattamente Dvd! E’ nella presenza dei Dvd che sta la novità e la particolarità di questa ennesima raccolta dedicata alla cucina, un ottimo concorrente della Enciclopedia della Cucina Italiana in edicola in queste stesse settimane con le riviste Mondadori. Ogni uscita si compone di un fascicolo e di due dvd. Tutti i contenuti dei Dvd sono riproposti nel libro ma in maniera complementare piuttosto che ripetitiva di modo che i due supporti non siano una mera ripetizione degli stessi contenuti.
In ogni uscita troverete una sezione dedicata alla preparazione delle ricette proposte, la scuola di cucina su tecniche di base, utensileria e materie prime e le ricette dei grandi chef italiani filmate passo passo.
L’acquolina in bocca è assicurata ed anche la voglia di mettere in atto da subito quello che si è appena imparato. Lo chef che ci fa da “maestro”, Sergio Maria Teutonico, direttamente dalle cucine di Chef per un giorno, è molto chiaro e molto “alla mano”: spiega tutto nei minimi dettagli ed in maniera appassionata, cerca di utilizzare strumenti che normalmente tutti noi abbiamo in cucina, ci da la sensazione di poter essere tutti quanti, con solo un po’ di allenamento, dei grandi maestri tra i fornelli!
La collana è rivolta a qualsiasi tipo di pubblico: agli esperti come ai neofiti, dalle mogliettine alle prime armi ai single… Infatti la sezione dedicata alla scuola di cucina aumenta gradualmente di difficoltà, ma anche nelle cose che “crediamo di sapere tutti” c’è sempre da imparare! In più le dosi consigliate sono per lo più per 4 persone di modo che è semplice sia ridurle che aumentarle senza particolare sforzo!
Ancora una volta una collana le cui 13 € di costo a volume sono davvero ben spese! vivamente consigliata a tutti gli amanti della buna tavola!
Mia suocera, con cui condivido la passione per la cucina, mi ha regalato un forno alogeno.
Si tratta di una coppa da 12 litri (utile per cucinare per una o due persone) in plexiglas con coperchio su cui è installato un termoconvettore alogeno.
Pare debba poter cuocere in modo più veloce: all’interno si sviluppa un vortice di aria calda che consente una cottura uniforme e veloce… Ancora non l’ho provato ma conto di farlo a breve, prima voglio vedere un po’ come funziona: mi è venuto in soccorso you tube:
In questo video si mostrano le funzioni di autopulitura e un esempio di cottura. Vedrete che grazie alle griglie in dotazione si può cuocere anche su due livelli contemporaneamente avendo magari cura di porre un foglio di carta stagnola sul livello superiore se vogliamo evitare una commistione di liquidi!
Altri video mostrano un’altra funzione molto utile: cuocere delle bistecche di carne congelata in poco più di un quarto d’ora: si inserisce a forno spento la carne congelata ed eventualmente qualche verdura di contorno, si accende il forno impostando 20 min. di cottura. Sulla carne si forma un’invitante crosticina e l’interno rimane succoso. Per arrostire un pollo intero con le patate serve circa un’ora e un quarto. In tutti i video che ho visto i cibi vengono posti nel forno quando questo è ancora freddo, nel libretto di istruzioni e nelle ricette allegate si dice di preriscaldarlo. Forse è un’accortezza a cui dare seguito solo se si decide di cucinare degli impasti lievitati.
Importante sapere che la lampada alogena si spegne e riaccende automaticamente durante la cottura per mantenere la temperatura costante, quindi se ad un certo momento vedete spegnersi il forno non spaventatevi!
Presto lo proverò anche io e caricherò il mio video dimostrativo!
Non sto a spiegarvi per quale motivo sono venuta in possesso (gratuitamente) di un certo numero di riviste di decoupage.
In passato (azz… sono passati dieci anni esatti!) mi sono dedicata a punto croce e uncinetto, ho creato una decina di cose in tutto, in larga parte regalate, e poi ho messo via le matassine con il pensiero di creare qualcos’altro quando dentro al pancione avrei avuto Cesare.
Tempo fa, quando in TV passarono le prime pubblicità del “Creare con il Decoupage” mi venne l’idea di usare foto di quadri impressionisti che avevo e carta da imballaggio per rivestire dei raccoglitori da archivio, per risparmiare quelle 50 euro che mi sarebbero costate se avessi dovuto acquistarli già fatti. Risultato più che soddisfacente per l’occhio e per il portafoglio. Fine della mia esperienza con carta e colla vinilica in età adulta.
Avendo ora tra le mani queste carte per decoupage (alcune davvero molto belle), un paio di oggetti che si presterebbero al restyling e qualche spugnetta, mi chiedo se utilizzarle o no, mi chiedo se valga la pena di spendere non so quante decine di euro per colori, pennelli e un manuale economico ma completo delle info necessarie per i neofiti. Mi chiedo se sia una cosa “buona e giusta” ovvero un male da cui tenersi alla larga.
I motivi delle mie riserve son presto detti: sfogliando queste riviste la sensazione è che il decoupage sia una epidemia, anzi una psicosi di massa, un tunnel in cui una volta entrati si fatica ad uscire. Si parte con il decorare solo qualche oggettino: un quadretto, il portagioie, il vassoio… Poi, quando si è diventate brave si passa al tavolinetto, la cassapanca, la libreria… sino ad arrivare all’esplosione di carte e colori e creare un trompe-l’oeil da sole, in casa propria. (!!!)
A quel punto si è in piena metastasi, tutto ciò che è di legno può essere rivestito: i bordi della scacchiera, i pezzi della scacchiera, la scacchiera stessa, perché no? La base del paralume, le sedie del tavolo, le maniglie delle porte… E anche il vetro! Via! vai con i bordi dello specchio, le antine della cristalliera, il vaso di cristallo, i bicchieri, le lampadine, il porta cipria, … AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHH!
Sto esagerando? Beh… ho solo elencato alcuni dei lavori proposti in queste riviste (altri li ho inventati! Indovinate quali!) nonché i lavori che le lettrici delle stesse hanno fotografato e inviato alla redazione.
Oggetti inutilissimi: sfere di finto marmo su un piedistallo di finto legno appoggiate su una lastra di finto granito decorato con finto corallo… PERCHEEEEE’????? Puro esercizio di stile che richiede settimane di lavoro la cui utilità è semplicemente quella di dare qualcosa di più da spolverare alla donna delle pulizie.
Un vassoio di finti pasticcini ma decorati con zucchero vero… qual è lo scopo? attirare le formiche in casa?
Istruzioni per come decorare una libreria e creare il ciarpame per riempirla sino all’ultimo angolo, inclusi libri finti. PER FARNE COOOOSA???
Quando credevo di aver visto l’inimmaginabile ecco qua la rivista dal titolo Tegole. TEEGOLEE???? Potevo tollerare l’inutilità del decorare oggetti già in casa, il dispendio di risorse economiche per acquistare cornici, scatoline, piattini da decorare, ma l’idea di comprare delle tegole (tegole, tegole, quelle per i tetti) per disegnarci su (recte: per appiccicarci su disegni già fatti), proprio è fuori da ogni ragionevole aspettativa. Ho conservato i disegni (belli… ancora non so che farci) ma gettato via la rivista: ogni secondo speso a guardarla mi faceva sentire la persona più sfaccendata e depressa sulla faccia della terra. Pfui! Se avessi soldi da buttare li spenderei mooolto meglio! Tzé! Tegole? Ma_va_cagar!
Prendo il giornale successivo “Finti affreschi”. No dico? Stiamo scherzando??? FINTI AFFRESCHI, FINTI ARAZZI… ma siamo PAZZIIIII!!???? Non ho nemmeno tolto il cellophan, via! via nel cestino! Puah!
Ed io che pensavo che il peggio che si fosse prodotto per le donne fossero le rubriche “Dillo ad Anna”, le riviste di Psicologia da bar e le immancabili diete del peperoncino, dell’acciuga e del gungagangagun.
Per carità… preso a piccole dosi il decoupage è anche bello a vedersi… ma le foto proposte tutto ispirano meno che sobrietà è senso della misura. Se si dovessero eseguire anche solo la metà dei lavori proposti le nostre case si ridurrebbero ad una cozzaglia di inutili oggetti di dubbio gusto. Altro che i divani coperti ancora dalla plastica di alcune nonne…
Loreto impagliato ed il busto di Alfieri, di Napoleone
i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto),
il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti,
i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,
un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,
gli oggetti col monito Salve, Ricordo, le noci di cocco
…
Guido Gozzano – L’amica di Nonna Speranza.
L’estate sta finendo, ma forse faccio ancora in tempo a dare qualche consiglio per le letture estive, soprattutto a chi le ferie se l’è conservate per le settimane a venire.
Data la necessità di dovermi dedicare anche allo studio (l’esame di avvocato si avvicina) ho letto “poco” quest’estate (in realtà chi ama la lettura si lamenta sempre di non leggere abbastanza) ed ho optato per un post unico nonostante il carattere trasversale dei testi che mi hanno accompagnato nelle ore di ozio che vi voglio proporre.
Partiamo dal più leggero: Dio li fa e poi li accoppa di Giobbe Covatta. Un libro vecchio di ormai dieci anni, l’ho pescato dalla libreria di mio fratello che di solito ospita generi a me poco graditi (horror, legal thriller, analisi economica…) ma abbastanza divertente e per certi versi profetico: Covatta aveva azzardato immaginare qualcosa che fino a qualche anno fa sarebbe stato eretico anche solo pensare: la Juve in serie B! La trama è molto semplice: Dio vuole mandare sulla Terra un nuovo diluvio universale, Rosario cerca di dissuaderlo ed in una settimana spiega a Dio come sono fatti gli uomini e di quanto il mondo sia cambiato dal dì della sua creazione.
Non ho consigliato molti libri comici in questo blog, essenzialmente perché non necessitano di particolari recensioni o “consigli per gli acquisti”: se piace un certo comico, e si riesce a ridere anche solo leggendolo, si compra il suo libro. Tuttavia a chi piace il genere, e anche a chi voglia sperimentare un nuovo passatempo ed accostarsi alla (in)sana abitudine della lettura, consiglio vivamente, oltre al Dio li fa…, anche Pancreas – parodia del libro Cuore, dello stesso Covatta – l’intera bibliografia della Litizzetto, e Una vita da paura di Giuseppe Giacobazzi di Zelig. Se l’effetto potrà essere anche solo quello di spegnere la TV per qualche ora e tornare in libreria con il desiderio di continuare a leggere altro, la considererò una conquista personale!
Passiamo al più pesante, ma solo in apparenza. La conquista della felicità, di Bertrand Russell. Più che un saggio sulle cause dell’infelicità e della felicità, un vero e proprio esame di coscienza. Dall’alto del suo pensiero positivo (“malgrado” ateo, in barba a chi ci crede cinici ed aridi) Russell stila un elenco di quelli che secondo lui sono i topoi dell’infelicità umana. Potete star certi che, se sarete onesti e sinceri con voi stessi, troverete nelle macrocategorie di disturbo della psiche che portano all’infelicità anche la causa del vostro senso di malessere, ovvero il motivo per cui voi siate, invece e differentemente dai più, riusciti a sentirvi felici delle vostre cose e delle vostre vite. Due le cose che mi hanno fatto molto piacere nel leggere questo libro: innanzi tutto l’essermi ritrovata in una sola delle cause di infelicità (la “fatica mentale”); in secondo luogo la consapevolezza di aver capito ed essere convinta di molte delle cose in esso scritte in “età precoce”. Russell ha scritto questo libro a 50anni; in esso ha raccolto molta della sua esperienza di vita, ha attinto dalle cose che ha imparato sulla sua pelle e dagli eventi accaduti alle persone attorno a lui. Il pensiero racchiuso in molte delle pagine di questo libretto era già mio ed è stato costruito, per così dire, in metà tempo. Con questo non voglio certo dire di essere migliore di Russell (il libro l’ha scritto lui, non io!). Intendo dire che ritengo questa essere una lettura fondamentale per tutti, foriera di informazioni preziose e di riflessioni illuminanti. Fossi insegnante di lettere lo proporrei ai ragazzi delle scuole superiori, anche perché per essere un saggio è scritto in modo chiaro, asciutto e accattivante. Tutti noi abbiamo diritto di sapere cosa ci impedisce di essere felici; dato che spesso questi impedimenti derivano dall’educazione che abbiamo ricevuto, tutti noi abbiamo il dovere di capire quale può essere il modo migliore per approcciarsi all’educazione dei nostri (futuri) figli per non compromettere la loro conquista della felicità. Leggetelo e poi ne riparleremo!
Immancabile nelle mie estati Andrea Vitali. Attualmente il mio romanziere preferito. Quest’estate sotto l’ombrellone ho portato con me Almeno il cappello, la storia, anzi, le storie che si intrecciano attorno al costituendo Corpo Musicale di Bellano. Equivoci, compromessi e traversie dei componenti della banda e di chi gira loro intorno.
Dopo aver letto tre romanzi di Vitali – e con altri quattro nella lista di quelli da comprare – inizio a pensare che alcuni personaggi siano in realtà ispirati a gente esistita per davvero, alcuni “caratteri” infatti ricorrono nei divrsi libri, ora come mere comparse di cui non si fa nemmeno il nome, ora come co-protagonisti; gli eventi che li riguardano, invece, hanno il sapore degli aneddoti su cui si è ricamato un po’ con la fantasia, dei pettegolezzi di paese più o meno fondati, delle dicerie del tutto inventate ma ottimo spunto per un romanzo un bel po’ di romanzi.
Sono riuscita ad attendere l’edizione economica (le adoro sempre più queste con la copertina rigida) per L’italiano, lezioni semiserie, di Beppe Severgnini. Era un libro che corteggiavo già da due anni, da quando Augias ne curò la presentazione (difficile resistere alla tentazione di acquistare tutti i libri proposti dallo stimatissimo Augias) e non potevo non approfittare del prezzo ultra(dimidium) ridotto! Come ogni libro di grammatica alla fine di ogni argomento troverete anche degli esercizi (Sadoquiz e Masotest). Gli imperativi a cui Severgnini si appella sono la chiarezza e la sinteticità ed in meno di 200 pagine mostra come raggiungerle. Certo, su alcuni fronti io sarei anche un po’ carente (es. per l’eccessivo utilizzo delle parentesi), ma si tratta di stili, di modi di essere, ci si può correggere un poco, ma cambiare del tutto è quasi impossibile!
L’ultimo libro che voglio proporvi si tratta in realtà di una “spesa pazza”. Data la necessità di economizzare le spese, cerco di astenermi dall’acquistare tutti i libri che vorrei, dai più strampalati, ai più impegnativi. Questo me lo sono concesso perché ero in vacanza. Come si fa, della DeAgostini. Un libro interamente illustrato in cui si spiega come si fanno… un sacco di cose. 500 per l’esattezza: dal sistemare gli indumenti nella valigia, a fare il moonwalk, dallo stordire un coccodrillo al fare una ghirlanda di fiori passando per lezioni di sushi e giardinaggio.
Tutte notizie reperibili in internet, ma la carta conserva il suo fascino, che posso farci?
Buone letture a tutti.
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