Epifania
Ieri l’ulteriore conferma. Ieri l’ulteriore “epifania” (=manifestazione) della tua pochezza.
Non che la mia stima di te godesse ancora di livelli alti, a conti fatti ne avevo di elementi per buttarti fuori dalla lista delle persone che valgono, ma sai… il pensiero che il tuo comportamento “poco ortodosso” potesse dipendere dal mio esserti “speciale”, forse in un eccesso di vanità da parte mia, ti concedeva lo spiraglio del beneficio del dubbio. In fondo sono fatta così, emetto sentenza definitiva di condanna alla pena dell’indifferenza, contro chi mi ha delusa, solo dopo aver raggiunto prove “al di là di ogni ragionevole dubbio”.
Il dubbio ed il rammarico ci sono ancora. Sei una persona che ha significato molto per me e per un non breve periodo della mia vita ho sofferto tanto per te in passato, ed oggi che tutto è finito, oggi che tutto è archiviato, in fondo ti ricordo ancora con affetto, tanto che se tu capissi che hai sbagliato troppe volte con me e mi chiedessi scusa con sincerità, forse sarei ancora contenta di renderti partecipe domani dei momenti importanti della mia vita.
Ma quando accadono episodi come quello di ieri, ecco le “epifanie”, rivedo tutto sotto un’altra luce, da un’altra prospettiva. Il tuo essere “fuori dagli schemi” mi appare come l’essere, in realtà, tu un grandissimo ipocrita, che non crede a fondo nelle scelte di vita che ha fatto. Quel tuo apparire un gradino sopra gli altri non mi sembra più giustamente motivato da una effettivo merito e consapevolezza del proprio valore, ma mi sembrano invece dettate da arroganza e superbia. Il tuo aver reciso i ponti con la tua terra non mi appare più come dovuto solo a grande ambizione e grande capacità, ma piuttosto mossa da un fortissimo disprezzo delle tue origini, e di conseguenza disprezzo anche di chi decide, invece, di restare per fare qualcosa per far crescere la sua terra. Non dimenticherò mai quella sera in cui mi raccontasti di esserti rivolto ad un medico a Roma per un tuo problema e di come questo medico ai tuoi occhi avesse perso tutta la credibilità e l’affidabilità per il solo fatto di essere originario di Taranto. Oh bello mio! Che tu di quale terra credi di essere originario? È da quella sera che la parabola della mia considerazione di te ha cominciato inesorabilmente e costantemente a calare a picco, sappilo. È stato a partire da allora che iniziavo a non sentirmi più in soggezione ed in difetto all’idea di rincontrarti, a dovermi sentire “menomata” per non aver avuto l’opportunità di studiare fuori dalla mia terra, che, a differenza tua, io amo ed è questo il motivo per cui sono restata, non altri, non “il mio ragazzo” come hai creduto per lungo tempo tu.
Ieri ho capito che questa “amicizia” era solo nella mia testa. Che tu hai, di tanto in tanto, innaffiato questa piantina nella speranza di “inzuppare il biscotto”, ma per fortuna sono stata tanto intelligente da impedirtelo sempre, anche quando mi sentivo innamorata di te. Per fortuna baci come un pinguino e recidi sul nascere qualsiasi desiderio di “latte e biscotti”.
Mandarmi quel tipo di messaggini poteva andar bene quando avevo 17 anni, quando immatura ed innamorata mi facevano sentir speciale, ora che sono impegnata in progetti di vita che contemplano acquisto di una casa, convivenza e poi matrimonio con la persona che amo sono non solo fuori luogo, ma rivelatori di quello che sei. Uno come gli altri, come la maggior parte degli altri. Né più né meno di un pusillanime porco.
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Io mi limito a dire che se becco il suo numero di cellulare mi guadagno una scomunica in soli 160 caratteri