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Il porto sicuro

1 luglio, 2010

Ma un genitore come si comporta davanti ad un figlio che ha commesso un reato?” è la classica domanda per la quale non c’è risposta certa e univoca se non un “Dipende”.

Dipende dal reato commesso, dal motivo, dalla propria storia e da quella della propria famiglia, dai valori che ognuno ha in cima alla propria scala (se l’apparire, la famiglia, il perdono, il rigore…)… Dipende.

Io sarei pronta a scommettere però che il 90% delle madri e dei padri sia pronto ad accogliere il proprio figlio ancora una volta. E non solo perché “Ogni scarrafone è bello a mamma sua”, e non solo perché non è colpa del proprio figlio. La maggior parte delle madri aprirebbe la porta anche se nel proprio cuore condannasse duramente il reato commesso, preparerebbe un piatto caldo, il letto, magari senza proferir parola e con gli occhi bassi per non scoppiare in lacrime, ma lo farebbe.

La famiglia è il nostro porto sicuro. E’ lì, non ci nega l’attracco nemmeno quando inzozzeremmo la baia con il sudiciume che ci portiamo appresso. Sono le persone che ci concedono il perdono se lo domandiamo con sincerità, sono le persone che ci mettono sulle spalle una coperta anche quando il gelo attorno a noi lo abbiamo costruito con le nostre mani.

Più penso alle dinamiche della famiglia e più capisco perché l’uomo ha bisogno di credere in dio: lui, per chi crede, c’è sempre. Anche quando la famiglia ci rifiuta, quando il porto sicuro non esiste più, quando non ci sono più coperte per noi, all’uomo resta un’ultima carta da giocare: il perdono e la vicinanza di dio. Dio è la risposta ad un bisogno di accoglienza, al bisogno di un muro alle nostre spalle che ci impedisca di cadere, di qualcuno che non ci lasci mai soli nemmeno nelle giornate più buie. Qualcuno a cui non dover mai dire “Addio”.

081509

8 commenti Lascia un →
  1. AnnadiMarco permalink
    6 luglio, 2010 9:52 am

    Che bellissimo post! Ti leggo sempre, ma di solito non commento…ma questo post è veramente splendido..e quanto hai ragione!!! Anche se mia figlia sbagliasse ed io lo sapessi, non so se riuscirei mai a voltarle le spalle. Mi hai emozionata stavolta Clè

  2. 6 luglio, 2010 7:17 pm

    Grazie Anna!
    Era un post “molto sentito” anche per me, sono contenta di essere stata capace di trasmettere quello che sentivo in quel momento in maniera forte e vera, sia pure per via solo teorica! :)

  3. enri permalink
    22 novembre, 2010 2:59 pm

    Wow che profonda, ti è venuto così o ti è successo qualcosa di simile?

  4. 22 novembre, 2010 3:02 pm

    Beh in realtà, cara enri, è una riflessione che è nata proprio ascoltando la domanda di apertura a cui ho probato a rispondere immedesimandomi nello stato d’animo che proverei se una cosa simile dovesse accadere a mio fratello o ad un figlio.

  5. 22 novembre, 2010 3:06 pm

    Cmq come forse avrai capito io non sono credente, ma il fenomeno religioso mi interessa molto.

  6. Lauretta permalink
    22 novembre, 2010 8:33 pm

    Sono una voce fuori dal coro, e ne sono consapevole, potrete prendermi per una che sarà una madre degenere ma, come sempre, voglio dare una mia opinione.

    Penso che non sempre un genitore debba riaccogliere un figlio in casa. O meglio. Deve riaccoglierlo per aiutarlo e quindi affidarlo a persone che possano riabilitarlo a una vita giusta e corretta (ovviamente dipende dal tipo di sbaglio..)

    Sono però d’accordo sulla famiglia che è (o dovrebbe essere..) porto sicuro per ognuno di noi.

  7. 22 novembre, 2010 8:54 pm

    “Accogliere” cmq non significa “sottrarre alla giustizia” o nascondere dalla vista dei carabinieri!
    Semplicemente non chiudere la porta in faccia e non cancellare questa persona dalla propria vita solo per un errore.
    Certo… la parolina magica resta DIPENDE, ma non sempre abbiamo la fortuna di fare quello che “in astratto” riterremmo di fare se un giorno dovesse accadere questo o quell’altro.

  8. 31 dicembre, 2011 3:38 pm

    Tutto vero, la prima persona che mi è venuta in mente leggendo questo post è il padre di ERIKA.

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