Caro Diario, Cinema e Film

Gli insegnamenti Dinsey (per i genitori): Frozen

I film della Disney sono belli da vedere a tutte le età.

Soprattutto, hanno insegnamenti per tutte le età.

Provate a rivederli non semplicemente “da grandi” ma “da genitori”, approfittate della 1727920479021esima volta in cui vostra figlia vuole vedere la taluna principessa per mettervi in ascolto.

Provate a vedere Rapunzel con gli occhi del genitore (immedesimandovi nel ruolo del finto genitore e non della protaginista) o Frozen.

Anzi, prendiamo proprio Frozen. Lo conosco a menadito ed ogni volta che lo rivedo l’unica chiave di lettura che riesco a dare è che i genitori di Elsa hanno sbagliato completamente il loro approccio educativo (nonostante i Troll abbiano detto subito cosa dovevano o non dovevano fare).

Frozen non è un film sul rapporto tra sorelle (quello è come lo vedono le bambine). Frozen è un film sugli errori dei genitori.

Ora. Partiamo da un presupposto: i genitori sono umani e come tali sbagliano. Siamo animati da buone intenzioni, spirito di protezione, ci portiamo dietro fardelli, facciamo del nostro meglio ma… sbagliamo. Anche quando abbiamo ben chiari nella nostra mente un elenco di errori che non vorremmo commettere e comportamenti che ci imponiamo di non assumere, su mille altri fronti sbaglieremo. E’ la vita!

Torniamo a Frozen.

C’è una bambina con un potere straordinario e terribile, peraltro strettamente collegato alle emozioni che prova, positive o negative che siano.

Per “proteggerla” (intento nobile) i genitori di Elsa (in realtà il padre, la madre non proferisce parola per tutto il film, altra cosa vergognosa) prendono la più sbagliata delle decisioni: trovare ogni volta modi e sotterfugi per nascondere a tutti questa caratteristica della loro figlia e fare in modo che non si manifesti (in pratica decidono di negare la natura della loro figlia, impedirle di essere quello che è, facendola sentire sbagliata).

Lasciano Elsa fondamentalmente da sola, in balia delle proprie paure che anzi assecondano non abbracciandola mai, non rassicurandola, in pratica dincendole che non c’è soluzione al suo problema, se non quello di nasconderlo, nascondersi e evitare ti toccare chiunque, persino i suoi familiari. Persino coloro che dovrebbero amarla in maniera incondizionata e qualunque sia il pericolo in agguato: i suoi genitori.

elsa_dont-touch-me

L’effetto è catastrofico: l’incapacità di Elsa di comprendere e accettare se stessa, di gestire il proprio potere e imparare ad usarlo. Elsa percepisce se stessa solo come un pericolo, riesce a vedere solo il lato negativo delle sue qualità. Elsa non crede di poter vivere in altro modo se non da sola. Non crede che qualcuno possa mai aiutarla. Non crede che qualcuno possa essere felice standole vicino. E dato che il potere è direttamente proporzionale alle emozioni che prova, questa poveretta è per tutta la vita in preda alla paura ed al senso di colpa per quello che è, in balia di un potere terribile che non sa controllare. Ostaggio della solitudine.

Si dice che le nostre caratteristiche più spiccate sono poi quelle che ci fanno apprezzare e detestare allo stesso tempo. La verità è che siamo noi ad odiarci (o a non apprezzarci) molto spesso per delle qualità che agli occhi dei nostri genitori (o di chi a vario titolo ha costituito una guida per noi) non erano desiderabili. E’ molto probabile, però, che quelle attitudini per cui siamo stati rimproverati da piccoli, costituiscono oggi punti di forza nel nostro curriculum vitae. Pensateci!

Non è facile prendere ogni giorno le decisioni giuste. Non è facile trovare sempre il modo più adatto per dire ai nostri figli cosa è giusto e cosa è sbagliato, senza traumatizzare l’identità del bambino che si sta formando. Non è facile immaginare le conseguenze negative di una frase detta male o di un abbraccio non dato.
Non è facile con 8 ore piene di sonno alle spalle, figuriamoci quando 8 ore si dormono in un totale di 3 giorni.

Non è facile. Ma possiamo farlo almeno per la maggior parte del tempo.

Ad Elsa sarebbe bastato che suo padre quando lei si ritraeva per non essere toccata, l’avesse abbracciata, avesse messo da parte la paura di restare congelato per dimostrare alla figlia che le era vicino (probabilmente pensava di “proteggerla” dall’ulteriore senso di colpa di far morire anche il proprio padre, l’intento era buono ma la decisione era dettata dalla paura, il più grande nemico dell’amore).

Ora, essere genitori ci da due grandi chance nella vita: la prima è quella di comprendere e perdonare i nostri stessi genitori per quegli errori che hanno potuto commettere con noi; la seconda è impersonare noi stessi i genitori che avremmo voluto avere (contemperando quei “desideri” con la maturità ed il senno di poi).

Guardare i film della Disney ci offre un ventaglio maggiore di esperienze da cui attingere insegnamenti.
Insegna ai vostri bambini ad essere più coraggiosi, intraprendenti e leali nella vita.
Può però anche insegnare a voi genitori quale dovrebbe essere l’attitudine giusta per consentire ai vostri figli di realizzare grandi cose nella vita, prima tra tutte, la loro stessa felicità.
Vi insegnerà a non caricare i vostri figli delle vostre paure.
Paradossalmente credo che per ciascuno di noi superare le paure tramandate dai nostri genitori sia molto più difficile (talvolta impossibile, specie se radicate nel nostro più profondo subconscio) che non superare le nostre paure, di cui conosciamo e ricnososciamo l’origine, a cui sappiamo trovare una soluzione.

Coraggio, allora! Ce la possiamo fare!

Ripensate a quando da piccoli avevate una paura terribile del buio ma vi mostravate coraggiosi davanti al vostro fratellino o cuginetto più piccolo.

Proteggete i vostri figli. Proteggeteli anche dalle vostre paure.

Annunci
Diario di Madre

I bambini ed i concetti filosofici

Ci sono due modi di affrontare la vita. Uno è pensare che nulla sia un miracolo. L’altro è pensare che tutto sia un miracolo.  – Albert Einstein

Una delle opportunità più grandi che vi offre la genitorialità (o semplicemente essere a contatto con i bambini) è quella di riscoprire il mondo, di guardarlo con occhi nuovi, scevri dell’esperienza e dei (pre)concetti ai quali ormai abbiamo fatto l’abitudine.

Se poi avete fatto degli studi classici, il progressivo apprendimento di cose ed esperienze nuove da parte dei bambini, sarà un po’ come ripercorrere l’apprendimento dell’Umanità sulle innumerevoli scoperte e conquiste del genere umano.

Per esempio, durante una passeggiate con mia figlia di appena un anno (vi parlo di due anni fa) ho realmente compreso ed afferrato il concetto di Idea in Platone.

E’ bastata una parolina: Cane!

Passo indietro: mia figlia (che iniziava a parlare e conosceva un sacco di parole bisillabe, specie di animali) aveva visto nella realtà sino ad allora pochi cani in pelo e ossa, tra cui due golden retriver, uno di mia suocera, l’altro di mia cognata.

Il cane che lei quel giorno mi indicò con il suo ditino soddisfatta di poter associare un nome ad una cosa, non solo era di una razza che lei non aveva mai visto, ma era anche abbastanza insolito nelle fattezze. Non ricordo che razza fosse, ma ricordo perfettamente che mi stupii del fatto che lo avesse riconosciuto come cane.

Fui folgorata dai ricordi dei miei studi classici. Mi venne in mente Platone e finalmente capii appieno il concetto di Idea.

Un piccolo ripasso per chi non lo ricordasse o non l’avesse studiato a scuola. L’Idea per Platone è il fondamento ontologico della realtà (le “forme” con cui il Demiurgo ha plasmato il mondo) nonché, di conseguenza il fondamento gnoseologico della realtà, e cioè la causa che ci permette di pensare il mondo, il presupposto della conoscenza.

In parole povere: non occorre che abbiate visto tutte le infinite varietà di fiori del mondo per riconoscere che siete davanti ad un fiore, che non avete mai visto. Potrete non conoscerne il nome scientifico, ma sapete che si tratta di un fiore. Perché l‘idea di fiore (quella che secondo Platone il Demiurgo-Creatore ha utilizzato per plasmare il mondo, quella a cui ha fatto ricorso mia figlia per riconoscere quel quadrupede davanti a lei) non assomiglia a nessun fiore in particolare, ha uno stelo, i petali, ma di nessun colore/forma specifica.

Tutto questo mi sembrava astruso ed un inutile esercizio mentale, fino a che non ho sentito dire a mia figlia quella parolina quel giorno: Cane!

La cosa bella di questa storia (e forse quello che ha reso ancora più significativo quel Cane! è che a margine del mio libro di filosofia, per cercare di capire questo concetto così labile e difficile da esprimere a parole, avevo fatto una didascalia di questo tipo: avevo disegnato un cane, e con varie frecce specificato: no pelo, no colore, no forma orecchie… Insomma, un “non _cane” un “non_nulla”. Vicino credo di averci messo anche un grosso punto interrogativo a significare: come faccio ad avere una idea di cane se quel cane non ha pelo, orecchie… bla bla bla?

Cane!

Una parolina. Due sillabe, per spiegare alla mamma l’astrazione.

Non vedo l’ora che mia figlia con il suo percorso di conoscenza ed esperienza possa illuminarmi anche sul pensiero di Kant ed Hegel!

Cinema e Film

CineMAH presenta:INFINITY GUANTY persy a scuoly

Non serve recensire un film se c’è Leo Ortolani che lo fa magistralmente bene! Ah… SPOILER!

Come Non Detto

Vi dico subito che questa pseudo recensione contiene spoiler, glutine, tracce di frutta secca in guscio e lattosio. Non dite che non vi avevo avvertiti. E comunque, dai, ma che vi frega, tanto è un film Marvel, mica LA MOGLIE DEL SOLDATO! Anche se non lo avete visto, ve lo avranno raccontato i milioni di spoileratori professionisti che vivono solo per andare al cinema prima di tutti, prima anche del regista e degli attori, solo per il gusto di dirvi “Ah, ma non lo sai che Furenzio è MMOOORTOOOOO?” E Furenzio è lui.

Buio in sala. Si comincia. Con quella cosa che mi piace un sacchissimo che è il logo dei Marvel Studios. Quando lo vedo, con la sua musica trionfale, per me son già a posto così.

davdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdav

davdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdavdav

View original post

Libri, Suggerimenti e Consigli

Il piacere di leggere… Ad Alta Voce

Da due anni e mezzo, da quando è nata la mia piccolina, lavoro da casa e benché non dover più viaggiare in treno mi faccia guadagnare un bel po’ di tempo da destinare al lavoro e alla casa, devo anche dire che assieme alla pendolarità ho perso però buona parte del tempo che quotidianamente riuscivo a dedicare alla lettura (non sono mai stata costante con la lettura serale, per via dell’insonnia che mi comporta il desiderio di finire un libro).

Il podcast di Ad Alta Voce è stato un’ancora di salvezza e sono qui a tesservene le lodi.

Per chi non lo sapesse, Ad Alta Voce è un programma radiofonico di RadioRai3, in cui grandi classici della letteratura internazionale ed italiana vengono letti da fior fiore di attori…ad alta voce, appunto! Tutte le repliche sono inoltre disponibili sul sito di dedicato, nella App di RadioRai e tramite il podcast del programma stesso (in quest’ultima trovate però solo i libri più recenti). In pratica avete grtuitamente ed a portata di click una intera biblioteca di audiolibri, di ogni genere e ordine!

Io sono diventata una grande amante e fan del programma. Non solo mi consente di “leggere” di più (desiderio di ogni appassionato di lettura), ma mi consente anche di colmare le mie lacune culturali (ammetto di non aver ancora letto molti, troppi classici!) nonché rendere piacevoli le pulizie quotidiane e settimanali (ormai diventate un momento di elevazione e crescita personale e non solo un “dovere”).

Insomma, una grandissima risorsa e, perché no, un ottimo strumento didattico anche per i più giovani o per gli stranieri che vogliono imparare/affinare la lingua italiana.

E voi? Cosa ne pensate degli audiolibri? Restate fedeli alla carta? Utilizzate altre applicazioni di audiolettura? O magari seguite anche voi Ad Alta Voce e avete libri da consigliarmi? Fatemelo sapere nei commenti, intanto io qui sotto inserisco la lista dei libri che ho ascoltato nell’ultimo anno tramite podcast, tutti memorabili:

  1. Il nome della Rosa – Umberto Eco
  2. Il Sistema Periodico – Primo Levi
  3. La scoperta del Bambino – Maria Montessori
  4. La morte di Ivan Ilich – Tolstoj
  5. Se questo è un uomo – Primo Levi
  6. Jane Eire – Charlotte Bronte
  7. Una cosa divertente che non farò mai più – David Foster Wallace
  8.  Nudi e Crudi – Allan Bennet
  9. Cent’anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez
  10. Il Conte di Montecristo – Alexandre Dumas
  11. Uno studio in rosso – Arthur Conan Doyle
  12. (in ascolto) Frankestein – Mary Shelley

Caro Diario

Ma non è che ho fatto una ca***ta?

Premetto: non ho fatto la parte dell’adolescente che si mette in un angolino in attesa che gli amici vadano a coccolarlo/a un po’ (e se l’ho fatto ho atteso troppo!!!).

Mi chiedo: non avrò preso la scelta sbagliata a decidere di traslocare e ricominciare tutto su un’altro blog (che peraltro, ammettiamolo, non mi ha dato lo stimolo che speravo).

Ogni tanto sento il bisogno di un nuovo progetto, ma a volte tornare sui propri passi non è male.

E poi tornare non equivale a non essere mai andati via…

Torno a casa. C’è qualcuno?

 

 

Diario di Madre

Elogio della Pigrizia(*)

Occorre restituire dignità storica alla pigrizia, il vero motore (che aspira ad essere immobile) alla base del progresso (*).

Diciamocelo: se non fosse stato per la pigrizia di un arguto uomo Sumero, non si sarebbe inventata la ruota e appresso a lei tutto ciò che ha costituito dopo di essa un qualsiasi progresso o rivoluzione tecnologica, inclusa la scrittura (che fatica, se no, ricordare tutto a memoria!!!)

La pigrizia, associata allo spirito di osservazione e la propensione al problem solving ci ha regalato tutto quanto intorno a noi rende la nostra esistenza meno faticosa: lavatrice, calcolatrice, fruste elettriche, automobili, telecomandi, tecniche di produttività, acqua corrente nelle nostre case… La radice di tutte queste splendide invenzioni è una ed una sola: la pigrizia di chi non ce la faceva più a fare alla vecchia maniera, insegnatagli da suo padre/sua madre.

Eppure, immancabili, da che il mondo è mondo, genitori, nonni e bisnonni si lamentano della eccessiva pigrizia dei loro discendenti (si, anche il papà di quello che ha inventato la ruota, son sicura!), additando questa loro “qualità” come la causa della loro dissolutezza (=minore propensione allo sforzo fisico), pontificando su quanto si fosse più bravi/belli/buoni/attivi ai loro tempi (=prima delle invenzioni suddette).

Diciamoci la verità: lamentarsi della pigrizia delle nuove generazioni nasconde, invero, semplicemente il desiderio inespresso di poter essere nati in un’epoca in cui quelle invenzioni c’erano già. E’ invidia per la minore fatica che i più giovani devono fare per ottenere gli stessi o migliori risultati.

Forse dovremmo smetterla di guardare alla pigrizia, specie quando accompagnata da creatività ed intelligenza, e darle il giusto credito (*) (**).

bill-gates-lazy-person-hard-job

(*) Purché accompagnata da creatività ed intelligenza!!!

(**) Riflessione nata dalla mia malcelata sorpresa nello scoprire che la soluzione adottata da mio marito come manifestazione della sua pigrizia, ha in realtà funzionato meglio di quella che faticosamente e ostinatamente stavo applicando io!!!!