Cinema e Film, Musica

Bohemian Rhapsody, il film che aspettavo da una vita.

In Italia abbiamo pure aspettato un mese in più rispetto al resto del mondo.

Che Rami Malek sia stato spaziale ed il film bellissimo potete leggerlo altrove.

Io esco dal cinema oggi ultra commossa e grata a Rami Malek per la sua interpretazione ed al regista Bryan Singer, per avermi proiettato nei concerti live di una delle band che più hanno influenzato il mio orecchio musicale.

Vedere il film mi ha catapultato dritta a circa 27 anni fa, mi ha fatto rivivere il momento in cui ho appreso della morte di Freddy Mercury.

Avevo circa 9 o 10 anni. Ricordo che non appresi della sua morte dalla TV o dalla Radio, ma da un’amica di un’amica.

Ero una bambina, forse era domenica, eravamo uscite dal catechismo, non so. Ricordo che passò una macchina e suonava a tutto volume Another one bites the dust. L’amica della mia amica disse: “Mado’, quando ascolto questa canzone mi viene in mente sempre quel cantante che la cantava, …

Dentro di me pensai “quel cantante con i baffi, è FREDDY MERCURY dei QUEEN” (avrei aggiunto “CAPRA” se fossi stata più grande).

la tipa continuò… “quello con i baffi, che è morto”.

Morto… Per me tutto tacque in quel momento.

Fu la prima brutta notizia in campo musicale che ricordo di aver ricevuto e non ci potevo credere. A differenza delle mie amichette sapevo il nome di “quel cantante con i baffi” ma non sapevo che era morto.
Tutto attorno a me per un attimo scomparve, mi sentii disorientaata e stordita.
Vedevo la mia amica e la sua amica parlare, sorridere, ma non sentivo la loro voce. Non avevo idea di che cosa potessero parlare con naturalezza dopo quella notizia per me scioccante.
Mi chiedevo quando diavolo fosse successo, mi tormetava l’idea che non avrei mai più potuto ascoltare una “nuova” canzone dei Queen, che avevamo perso Freddy Mercury ed il mondo era inesorabilmente più povero.
Ma più di ogni cosa si era infranto il sogno di assistere un giorno “da grande” ad uno dei loro concerti. Assistere a concerti dal vivo di vari artisti è da sempre stato una costante nei miei sogni, e, devo dire, ancora lo è. In un istante un piccolo grande sogno si era vaporizzato lasciandomi in un mare di amarezza. Sapevo già allora che la voce di Freddy era insostituibile, che non c’era un altro frontman al mondo capace di sostituirlo.
Ricordo che trattenni a fatica le lacrime. Approfittai del vento freddo invernale per chiudermi fino al naso nella mia giacca a vento, nascondendo tristezza e voglia di essere altrove a piangere a dirotto. Non ricordo altro di quel giorno, nemmeno chi fossero le amiche che mi diedero quella notizia infausta. Ricordo il vento, un nodo alla gola, nebbia attorno a me e le lacrime ricacciate a fatica in dentro.

Insomma… ero niwnt’altro che una bambina, ma amavo la musica e la musica dei Queen in particolare. Per me era sempre stato presente da quando ero nata. Era strano immaginare un mondo senza Freddy.

Fortunatamente non ci ha lasciati del tutto. Lui richiecheggia immortale nella sua musica.

Non serve dire che ho atteso per anni questo film. Ho temuto per largo tempo che dessero la parte a Sacha Baron Cohen dopo Borat e sono arci grata ad Hollywood per aver affidato questo arduo compito al talento incommensurabile di Rami Malek.

In qualche modo mi ha restituito un piccolo grande sogno: assistere e partecipare in contemporanea con altre persone ad una performance indimenticabile del mio, del nostro, amato Freddy.

Mi ha emozionata. Fosse stato per me, sarebbe potuto durare anche sei ore. Non chiedetemi una recensione, non chiedetemi pareri da esperto del cinema. Sono totalmente di parte e in preda alle lacrime.

Persino mia figlia (che ha dormito per metà film) ha detto che le è piaciuto e tanto mi basta (per inciso, a lei basta che nei film si canti!).

E’ uno dei ricordi migliori che conserverò del 2018.

Grazie Rami Malek. Per me ti sei guadagnato un posto tra le leggende del cinema al pari di Christofer Reeve. Sei e rimarrai sempre chi ha dato di nuovo vita a Freddy Mercury, ad una vera e propria leggenda del nostro tempo. Sei stato immenso, grande espressività e fisicità. Bravo.

Grazie Freddy Mercury, per la forza e la potenza del tuo messaggio, della tua vita, della tua musica.

Con immutato amore.

Cle

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Libri

I Miti del Nord raccontati da Neil Gaiman

miti del nord.jpgSe vi sono piaciuti i film Marvel di Thor, se vi ha incuriosito American Gods o semplicemente siete fan di Neil Gaiman, Miti del Nord dovete assolutamente leggerlo.

Se già conoscete a menadito tutta l’Edda, apparentemente non vi è nulla di nuovo sotto il cielo per voi, ma la penna e lo stile di Neil Gaiman daranno ai racconti una nuova luce, e soprattutto, sono certa alcuni episodi o scene rimarranno meglio scolpite nella vostra mente. Perché con Neil Gaiman è sempre così. Non è uno scrittore, è un incisore dell’anima, anche quando racconta storie altrui o già note.

Se non conoscete ancora la mitologia norrena, Neil Gaiman è la persona giusta per farvi muovere i primi passi in questo mondo. Il suo modo di raccontare asciutto, vibrante ed essenziale vi farà appassionare a queste storie come a qualsiasi altra storia uscita dalla sua penna.

Saprete finalmente come Thor ha avuto il suo martello, perché Odino ha un occhio solo e da dove proviene la poesia, tutta la poesia, quella bella e quella brutta.

Assaporerete tutta una diversa mitologia rispetto a quella greca classica, in cui le forze che si conrappongono e si combattono non sono completamente buone o completamente cattive. Semplicemente mettono in atto un disegno di volta in volta diverso.

Se avete letto American Gods (o visto la serie TV su Amazon Prime) potete tranquillamente considerare questo libro come un (concedetemi la parola) prequel, intesto come racconto dei miti che stanno dietro ad alcuni personaggi. E sempre a proposito di American Gods, considerando che Gaima ha attinto a tutte le divinità provenienti dal vecchio continente e dall’Africa, mi chiedo se Neil abbia in progetto di raccontare anche altre mitologie, meno note, ma che saprà rendere ugualmmente indimenticabili come al suo solito. Spero proprio di si!

(*) Il libro è disponibile anche in e-book. Tuttavia la bellezza della copertina (dal vivo sembra davvero una finestra nella notte) merita l’acquisto della copia fisica.

Casi Umani

Per un pugno di selfie

Stamattina mi sono imbattuta in questo meme:

*Lo sapevi? Se hai comprato un biglietto aereo puoi imbarcarti sull’aereo senza postare online una foto avvisando tutti che stai per prendere un volo.

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Mi ha ricordato un episodio di qualche mese fa a cui ho assistito in aeroporto.

6:20 del mattino, Aeroporto di Bari. Mi dirigo verso il gate Alitalia per prendere il volo per Roma delle 6.30, appena aperto.

Mentre cammino sulla mia sinistra noto le hostess Rayanair intente a chiudere il gate del volo delle 6:15, sempre per Roma.
Controllo ancora una volta che il volo che ho prenotato sia Alitalia. Tutto ok, Alitalia! Riprendo a sonnecchiare mentre mi posiziono in fila. Per scupolo controllo ancora il numero del volo. Tutto ok!

Noto due donne in fila poco più avanti. A dire il vero catalizzano l’attenzione di tutti. Credo si tratti di zia e nipote. La ragazza più giovane è davvero molto bella, capelli lunghi, lisci, castano chiaro; è vestita comoda ma alla moda, trucco leggerisimo ed un bellissimo sorriso. La zia avrà una 50ina d’anni ma molto ben portati, bionda, indossa un abito largo e leggero con una fantasia dai colori caldi, un cappello a tesa ampia e gli occhialoni da diva. Forse è straniera o forse solo scimmiotta un accento esotico. Ad ogni modo si tratta evidentemente due turiste di passaggio a Bari in procinto di raggiungere la prossima destinazione della loro vacanzina in bassa stagione.

Sono le più felici ed eletrizzate delle persone in fila, composta per lo più da professionisti, e si può dire costituiscano l’unico intrattenimento di quei minuti d’attesa.
Scherzano e si scattano decine di selfie che la ragazza posta in tempo reale e di cui mostra il numero sempre crescente di like e commenti alla zia compiaciuta. Credo la ragazza abbia anche postato un video in diretta con l’aereo pronto alle sue spalle oltre il vetro, più tutte le altre foto e pose di ordinanza che il protocollo di Instagram evidentemente prevede per informare i propri followers che si sta per prendere un volo.

La fila avanza velocemente. Arriva il turno delle due turiste. Le vedo agitarsi, per cui drizzo le orecchie.

Sento la Hostess dire: “Signora, ha sbagliato Gate!”. Nascondo a fatica una risata dietro il mio foulard. Il dialogo continua: “Ma come? non è il volo per Roma?” – “Si, ma Alitalia, non Rayanair” – “E dove devo andare?” – La hostess fa loro segno di spostarsi per far scorrere la fila dicendo che non può aiutarle.

Dallo sgomento sul viso delle poverette capisco che il volo a cui erano destinate era quello delle 6.15, che hanno insesorabilmente perso… Se solo avessero prestato maggiore attenzione ai cartelloni piuttosto che allo scattarsi selfie, forse avrebbero risparmiato la figuraccia. Chissà se hanno informato con la medesima solerzia i loro followers dell’accaduto.

Mentre consegno il mio biglietto noto che le due poverette corrono a destra e a sinistra fermando tutti coloro che si aggirano in aeroporto, dalla guardia giurata allo spazzapavimenti chiedendo “La prego, mi aiuti! Dove devo andare?”

Per fortuna hanno ricevuto solo scrollate di spalle e non l’unica risposta possibile… “A fa…rsi meno selfieeeeeeeee”!

Insomma, tornando alla immagine di apertura, ricordatevi sempre che il titolo di viaggio è costituito dal vostro biglietto. Non dalla foto con l’aereo sullo sfondo. Serve solo quello.

🙂

Ricette per la Vita

Nuova categoria: Ricette per la Vita

Premessa: Ho aperto questo blog più di dieci anni fa e uno degli scopi principali era poter dare la possibilità ad amici vecchi e nuovi di aggiornarsi come e se volevano su quello che poteva essermi accaduto o aveva attirato la mia attenzione. Idem per il blog di cucina: piuttosto che scrivere mille volte (in pessima grafia) la stessa ricetta e fornire le medesime raccomandazioni, rischiando di dimenticarmene qualcuna importante, il rimando al blog era la più facile ed immediata soluzione. Poi… la risonanza della mia presenza in rete ha avuto un effetto inaspettato. Tuttavia le molle che muovono i miei post restano immutate!

In questi tre anni di scarsa presenza on-line ho lavorato da casa, avuto molte meno interazioni sociali e, di conseguena, meno materiale su cui scrivere. Ma non sono stati anni passati solo a lavorare ed accudire una nuova vita. Sono stati anni di crescita. E non parlo solo della maturità che ti dà il diventare genitore in maniera quasi “forzata” (non dico passiva, perché la crescita presuppone sempre un mettersi in discussione e ascolto).  Parlo di crescita personale voluta, cercata e maturata con consapevolezza.

Per mia natura sono portata a condividere quello che apprendo (la seconda molla che anima i miei blog), e dato che ultimamente mi sta capitando di fornire a molti “la ricetta” per una vita vissuta un pochino meglio, ho deciso che è finalmente giunta l’ora di dare vita ad una serie di post sul mio percorso di crescita personale. Da dove è partito, come si è snodato, gli alti e i bassi ma soprattutto i cambiamenti tangibili che ho visto su me stessa e che anche gli altri hanno notato o mi riconoscono.

Vi dico già che uscirò dalla mia bubble zone, dalla mia zona di comfort: per dirvi in cosa sono migliorata devo dirvi quale era la condizione (negativa) di partenza! Nè posso dire di aver messo a posto tutti tuttissimi i settori della mia vita. Uscire così allo scoperto in un mondo in cui tutti si mostrano perfetti e ritoccati è un compito ancora più difficile.

Perché farlo, allora? Perché mettermi sotto una lente di ingrandimento?

Per 2 motivi principali. 1°: Ho bisogno di creare equilibrio tra quello che (ap)prendo e quello che do/creo nel mondo.

La creatività, intesa come produrre con il proprio agire qualcosa che prima non c’era, è un aspetto fondamentale per l’essere umano. Come esseri viventi prendiamo e consumiamo lungo tutta la nostra esistenza; ma per sentirci completi e pieni abbiamo bisogno anche di realizzare qualcosa, di donare agli altri, di dare al mondo. E non “dare qualcosa” una volta tanto, ma farlo costantemente, creando un armonioso equilibrio tra quello che prendiamo e quello che restituiamo al mondo (in termini positivi, non di rifiuti, negatività e rancore!). Chi mi segue sul blog di cucina sa che per me cucinare è espressione di generosità, in primo luogo. Fondamentalmente l’idea di fondo che muove tutto è la stessa.

La seconda ragione per cui ho deciso di parlarvi del mio percorso e delle cose che ho appreso è perché di base la cosa che mi riesce meglio, il mio talento naturale che si è espresso sempre in tutto quello che ho fatto nella mia vita, a livello lavorativo o dilettantistico, si riassume in due radici fondamentali: Teach & Inspire! Insegnare ed ispirare.

Lo so. Può sembrare pretenzioso o da “maestrina”. La verità è che ho una propensione (ed un talento) naturale per trasmettere quello che so agli altri. Io osservo, sono curiosa, imparo e cerco di suscitare anche negli altri la stessa curiosità e opportunità di apprendimento.

Non sono onnisciente. Non ho la scienza infusa. Non penso nemmeno di avere doti straordinarie. So però che il poco di esperienza che ho, le letture che ho fatto e la sensibilità che ho ulteriormente maturato possono essere di aiuto e di stimolo a tanti altri. E se pure fosse uno solo di voi, sarà comunque valsa la pena della scrittura!

Ma c’è un terzo motivo. Avere il giusto pungolo per mettere a posto nella mia vita altri settori ancora in disordine. Non amo predicare bene e razzolare male. Anzi, il mio mantra  è Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” di Gandhi, e ci credo. Per cui lo scrivere i post su questo tema sarà essenzialmente anche un promemoria a me stessa, un impegno preso seriamente e a lungo termine. Come le mie ricette di cucina, anche le Ricette per la vita saranno testate prima di essere condivise. E per dirvi se funzionano o no devo applicarle io per prima, con costanza e consapevolezza.

Tutto questo preambolo per dire cosa? Che tra i Messaggi in Bottiglia che prenderanno il largo dalle sponde di questo blog ve ne saranno alcuni a breve con una nuova etichetta sul collo: Ricette per la Vita(*), appunto!

Spero le troviate di vostro gradimento! Ma soprattutto spero che dal confronto possiamo trarre reciproco giovamento. Io conto sul vostro aiuto per migliorarmi ancora e sono qui per offrirvi il mio, per piccolo che sia.

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(*) Inizialmente avevo intitolato la categoria “crescita personale” ma mi sembrava troppo pretenzioso non essendo io una persona titolata e qualificata per questa che ormai è una vera e propria disciplina con scienza e studi alle spalle. Ricette per la vita mi sembra dia maggiormente l’idea di una indicazione personale, perfettibile e comunue in linea con ciò per cui il più vasto pubblico ormai mi conosce in rete: la cucina! Insomma, è più “me”! 🙂

Caro Diario, Cinema e Film

Gli insegnamenti Dinsey (per i genitori): Frozen

I film della Disney sono belli da vedere a tutte le età.

Soprattutto, hanno insegnamenti per tutte le età.

Provate a rivederli non semplicemente “da grandi” ma “da genitori”, approfittate della 1727920479021esima volta in cui vostra figlia vuole vedere la taluna principessa per mettervi in ascolto.

Provate a vedere Rapunzel con gli occhi del genitore (immedesimandovi nel ruolo del finto genitore e non della protaginista) o Frozen.

Anzi, prendiamo proprio Frozen. Lo conosco a menadito ed ogni volta che lo rivedo l’unica chiave di lettura che riesco a dare è che i genitori di Elsa hanno sbagliato completamente il loro approccio educativo (nonostante i Troll abbiano detto subito cosa dovevano o non dovevano fare).

Frozen non è un film sul rapporto tra sorelle (quello è come lo vedono le bambine). Frozen è un film sugli errori dei genitori.

Ora. Partiamo da un presupposto: i genitori sono umani e come tali sbagliano. Siamo animati da buone intenzioni, spirito di protezione, ci portiamo dietro fardelli, facciamo del nostro meglio ma… sbagliamo. Anche quando abbiamo ben chiari nella nostra mente un elenco di errori che non vorremmo commettere e comportamenti che ci imponiamo di non assumere, su mille altri fronti sbaglieremo. E’ la vita!

Torniamo a Frozen.

C’è una bambina con un potere straordinario e terribile, peraltro strettamente collegato alle emozioni che prova, positive o negative che siano.

Per “proteggerla” (intento nobile) i genitori di Elsa (in realtà il padre, la madre non proferisce parola per tutto il film, altra cosa vergognosa) prendono la più sbagliata delle decisioni: trovare ogni volta modi e sotterfugi per nascondere a tutti questa caratteristica della loro figlia e fare in modo che non si manifesti (in pratica decidono di negare la natura della loro figlia, impedirle di essere quello che è, facendola sentire sbagliata).

Lasciano Elsa fondamentalmente da sola, in balia delle proprie paure che anzi assecondano non abbracciandola mai, non rassicurandola, in pratica dincendole che non c’è soluzione al suo problema, se non quello di nasconderlo, nascondersi e evitare ti toccare chiunque, persino i suoi familiari. Persino coloro che dovrebbero amarla in maniera incondizionata e qualunque sia il pericolo in agguato: i suoi genitori.

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L’effetto è catastrofico: l’incapacità di Elsa di comprendere e accettare se stessa, di gestire il proprio potere e imparare ad usarlo. Elsa percepisce se stessa solo come un pericolo, riesce a vedere solo il lato negativo delle sue qualità. Elsa non crede di poter vivere in altro modo se non da sola. Non crede che qualcuno possa mai aiutarla. Non crede che qualcuno possa essere felice standole vicino. E dato che il potere è direttamente proporzionale alle emozioni che prova, questa poveretta è per tutta la vita in preda alla paura ed al senso di colpa per quello che è, in balia di un potere terribile che non sa controllare. Ostaggio della solitudine.

Si dice che le nostre caratteristiche più spiccate sono poi quelle che ci fanno apprezzare e detestare allo stesso tempo. La verità è che siamo noi ad odiarci (o a non apprezzarci) molto spesso per delle qualità che agli occhi dei nostri genitori (o di chi a vario titolo ha costituito una guida per noi) non erano desiderabili. E’ molto probabile, però, che quelle attitudini per cui siamo stati rimproverati da piccoli, costituiscono oggi punti di forza nel nostro curriculum vitae. Pensateci!

Non è facile prendere ogni giorno le decisioni giuste. Non è facile trovare sempre il modo più adatto per dire ai nostri figli cosa è giusto e cosa è sbagliato, senza traumatizzare l’identità del bambino che si sta formando. Non è facile immaginare le conseguenze negative di una frase detta male o di un abbraccio non dato.
Non è facile con 8 ore piene di sonno alle spalle, figuriamoci quando 8 ore si dormono in un totale di 3 giorni.

Non è facile. Ma possiamo farlo almeno per la maggior parte del tempo.

Ad Elsa sarebbe bastato che suo padre quando lei si ritraeva per non essere toccata, l’avesse abbracciata, avesse messo da parte la paura di restare congelato per dimostrare alla figlia che le era vicino (probabilmente pensava di “proteggerla” dall’ulteriore senso di colpa di far morire anche il proprio padre, l’intento era buono ma la decisione era dettata dalla paura, il più grande nemico dell’amore).

Ora, essere genitori ci da due grandi chance nella vita: la prima è quella di comprendere e perdonare i nostri stessi genitori per quegli errori che hanno potuto commettere con noi; la seconda è impersonare noi stessi i genitori che avremmo voluto avere (contemperando quei “desideri” con la maturità ed il senno di poi).

Guardare i film della Disney ci offre un ventaglio maggiore di esperienze da cui attingere insegnamenti.
Insegna ai vostri bambini ad essere più coraggiosi, intraprendenti e leali nella vita.
Può però anche insegnare a voi genitori quale dovrebbe essere l’attitudine giusta per consentire ai vostri figli di realizzare grandi cose nella vita, prima tra tutte, la loro stessa felicità.
Vi insegnerà a non caricare i vostri figli delle vostre paure.
Paradossalmente credo che per ciascuno di noi superare le paure tramandate dai nostri genitori sia molto più difficile (talvolta impossibile, specie se radicate nel nostro più profondo subconscio) che non superare le nostre paure, di cui conosciamo e ricnososciamo l’origine, a cui sappiamo trovare una soluzione.

Coraggio, allora! Ce la possiamo fare!

Ripensate a quando da piccoli avevate una paura terribile del buio ma vi mostravate coraggiosi davanti al vostro fratellino o cuginetto più piccolo.

Proteggete i vostri figli. Proteggeteli anche dalle vostre paure.

Diario di Madre

I bambini ed i concetti filosofici

Ci sono due modi di affrontare la vita. Uno è pensare che nulla sia un miracolo. L’altro è pensare che tutto sia un miracolo.  – Albert Einstein

Una delle opportunità più grandi che vi offre la genitorialità (o semplicemente essere a contatto con i bambini) è quella di riscoprire il mondo, di guardarlo con occhi nuovi, scevri dell’esperienza e dei (pre)concetti ai quali ormai abbiamo fatto l’abitudine.

Se poi avete fatto degli studi classici, il progressivo apprendimento di cose ed esperienze nuove da parte dei bambini, sarà un po’ come ripercorrere l’apprendimento dell’Umanità sulle innumerevoli scoperte e conquiste del genere umano.

Per esempio, durante una passeggiate con mia figlia di appena un anno (vi parlo di due anni fa) ho realmente compreso ed afferrato il concetto di Idea in Platone.

E’ bastata una parolina: Cane!

Passo indietro: mia figlia (che iniziava a parlare e conosceva un sacco di parole bisillabe, specie di animali) aveva visto nella realtà sino ad allora pochi cani in pelo e ossa, tra cui due golden retriver, uno di mia suocera, l’altro di mia cognata.

Il cane che lei quel giorno mi indicò con il suo ditino soddisfatta di poter associare un nome ad una cosa, non solo era di una razza che lei non aveva mai visto, ma era anche abbastanza insolito nelle fattezze. Non ricordo che razza fosse, ma ricordo perfettamente che mi stupii del fatto che lo avesse riconosciuto come cane.

Fui folgorata dai ricordi dei miei studi classici. Mi venne in mente Platone e finalmente capii appieno il concetto di Idea.

Un piccolo ripasso per chi non lo ricordasse o non l’avesse studiato a scuola. L’Idea per Platone è il fondamento ontologico della realtà (le “forme” con cui il Demiurgo ha plasmato il mondo) nonché, di conseguenza il fondamento gnoseologico della realtà, e cioè la causa che ci permette di pensare il mondo, il presupposto della conoscenza.

In parole povere: non occorre che abbiate visto tutte le infinite varietà di fiori del mondo per riconoscere che siete davanti ad un fiore, che non avete mai visto. Potrete non conoscerne il nome scientifico, ma sapete che si tratta di un fiore. Perché l‘idea di fiore (quella che secondo Platone il Demiurgo-Creatore ha utilizzato per plasmare il mondo, quella a cui ha fatto ricorso mia figlia per riconoscere quel quadrupede davanti a lei) non assomiglia a nessun fiore in particolare, ha uno stelo, i petali, ma di nessun colore/forma specifica.

Tutto questo mi sembrava astruso ed un inutile esercizio mentale, fino a che non ho sentito dire a mia figlia quella parolina quel giorno: Cane!

La cosa bella di questa storia (e forse quello che ha reso ancora più significativo quel Cane! è che a margine del mio libro di filosofia, per cercare di capire questo concetto così labile e difficile da esprimere a parole, avevo fatto una didascalia di questo tipo: avevo disegnato un cane, e con varie frecce specificato: no pelo, no colore, no forma orecchie… Insomma, un “non _cane” un “non_nulla”. Vicino credo di averci messo anche un grosso punto interrogativo a significare: come faccio ad avere una idea di cane se quel cane non ha pelo, orecchie… bla bla bla?

Cane!

Una parolina. Due sillabe, per spiegare alla mamma l’astrazione.

Non vedo l’ora che mia figlia con il suo percorso di conoscenza ed esperienza possa illuminarmi anche sul pensiero di Kant ed Hegel!