Questa è l’età più bella… #maancheno

Devo dirlo, la mia JoZe torna sempre a casa dalla sua passeggiata con un nutrito bottino di complimenti: quanto è bella, quanto è curiosa, quanto è socievole, serena, sorridente, … Non ci si può lamentare.

Ma la frase che non sopporto proprio è “questa è l’età più bella”. Schiaffeggerei tutti quelli che la proferiscono, e di solito sono donne in là con gli anni. A parte che mi rifiuto categoricamente di pensare che la parte più bella di una esistenza (o del rapporto genitore-figlio) si esaurisca entro il primo anno. Ma che davvero? Ma vi ascoltate? Certo questa fase è un susseguirsi di tenerezza, scoperte, comunicazione non verbale e tante cose bellissime che accadono e passano nel giro di poche settimane. Non godersele appieno è un crimine. Viverle una volta sola sarebbe un vero peccato. Chi lo nega!

La cosa che mi rattrista è soffermarmi a pensare su quello che può portare la gente a dire una cosa del genere. Perché spesso la frase è coronata da profezie del tipo: “vedrai ora che…” E giù con le più disparate elencazioni di eventi che accadono nella normale vita di ogni individuo che guastano irrimediabilmente la bellezza delle età successive.

Cosa accade di così tremendo dopo? 

I dentini? È un periodo, passa!

Il fatto che il bambino di lì a poco acquisterà capacità motorie autonome e richiederà maggiore sforzo per chi deve badare alla sua incolumità? Ma io non vedo l’ora che mia figlia realizzi questo “passo”. Essere libera di dirigersi dove vuole con le sue gambe, senza cercare di farmelo capire a suon di calci e spintoni, tirate di capelli e gridolini. Lei lo desidera ardentemente ed io non potrei non volerla veder felice per avercela fatta. 

Le pappe? Ma dai!

Il parlare. Come per il camminare. JoZe gorgheggia, vocalizza, ascolta ogni tipo di conversazione con attenzione (preferisce l’ascolto alla tetta, ho detto tutto), come faccio a preferire uno stadio per lei di evidente limitazione ad uno in cui può esprimersi con un’efficacia ancora maggiore della sua forte espressività attuale? Non mi regalerà altrettanto stupore, tenerezza e gioia sentire quello che ha da dire e contraddire? Certo anche qualche colpo al cuore, ma fa parte del gioco.

La scuola? Le spese crescenti? Le porte sbattute in adolescenza? I litigi? Tutto quello che normalmente la vita comporta? 

Questo è quello che rende questa l’età più bella? Lo stadio di bambolotto sia pure iperaccessoriato e con divertenti funzioni?  L’età più bella nel senso di momento in cui si hanno meno rogne? Mi sembra un concetto diverso. Mi sembra una prospettiva egoistica, limitata e sciocca.

L’altra frase a corredo è ancora peggiore e, per certi versi, macabra: “magari rimanessero piccoli per sempre”. Incommentabile. Spaventoso. Indesiderabile.

A mia figlia auguro il piacere e la gioia di vivere appieno tutte le sue età, ad ogni età ed al tempo giusto. Senza fretta e senza zavorre. Con tutto quello che c’è di buono per ognuna di esse. Le auguro di sentirsi ogni giorno nella sua età più bella. Quanto a me, faccio del mio meglio per tenerle la mano finché non sarà pronta per attraversare la strada da sola.

love

…and nothing else matters…

Sottotitolo: Da grande volevo fare la mamma.

Ho sempre saputo e sentito di voler essere madre.

Sempre.

Quello che non sapevo era se lo sarei diventata davvero ed è stata da sempre questa la mia paura più grande, vista anche la “bizzarria” del funzionamento dei miei ormoni, manifestatasi sin dalla pubertà.
Ho addirittura spesso pensato che anche una gravidanza “accidentale” sarebbe stata alla fine accettabile o addirittura un bene, anche se poi mi sarei trovata senza un partner.
Ma, nonostante questo, non so se sarei stata disposta a forzare la mano pur di avere un figlio, ad intervenire artificialmente, a rincorrere ossessionata un sogno matto e disperatissimo.
Forse, se non fossi rimasta incinta, avrei piuttosto iniziato a credere che non ero “destinata” ad esser madre, che c’era un motivo per cui non era accaduto “spontaneamente” e, di conseguenza, avrei rimodulato il mio essere, riprogrammato la mia vita, reinventato il mio Io.
E un anno fa ero proprio ad un passo da questo, dal riorganizzare i miei sogni e le mie aspettative. Ero ad un passo dallo spegnere l’interruttore per sostituire la “lampadina” della maternità con altro, pur sapendo che qualsiasi altra cosa avrebbe illuminato decisamente meno la mia vita.

Fortunatamente quella lampadina è rimasta accesa e fa una gran bella luce. La luce più bella mai vista, un’alba in campagna una mattina di tarda estate.

Perché la verità è che non avere un figlio avrebbe cambiato la mia vita, non il contrario, diversamente da quello che può essere il sentire comune. Io ero mamma da molto prima dello scorso 6 agosto, molto prima di quel fatidico 3 dicembre 2014.

Sin da ragazza, prima di fare una qualsiasi cazzata, oltre che alle conseguenza sulla mia vita/reputazione/futuro lavorativo, ho principalmente pensato al tipo di curriculum vitae che avrei poi sottoposto ai miei figli. Non ho aspettato di averne per pormi il problema.

Sin da bambina ho pensato e fantasticato su cose che avrei nel futuro fatto con mia figlia ed ora mi ritrovo in casa decine di oggetti acquistati in tempi non sospetti per quando lei sarebbe arrivata, dagli schemi per punto croce al carillon comprato in viaggio di nozze.

L’arrivo di mia figlia mi ha fortunatamente dato conferma di quello che sapevo già e che avevo paura rimanesse solo un desiderio: essere destinata a lei. Lei era con me già da tempo, una specie di nuvoletta fluttuante al mio fianco.

Sono nata per questo.

Sono nata per lei.

Potete dirmi che non sono brava nel mio lavoro. Vi darei ragione! Sono avvocato da soli 5 anni, mi occupo di un settore di nicchia, sono fuori dai temi caldi dell’avvocatura.

Potete dirmi che non sono poi così brava in cucina, vi risponderei che ne so più di molta gente, sicuramente più della Parodi (basta poco) ma in fin dei conti non son nessuno se non una che sta ai fornelli da più di vent’anni.

Potete dirmi che non so scrivere, che non ascolto buona musica, che non mi so vestire, comportare… Troverei ragionevoli le vostre argomentazioni e ve ne suggerirei delle nuove.

Potete dirmi di tutto, ma non una parola sulla mia identità di madre. Ho solo due mesi di esperienza, ma non è quella a parlare, non è quella che conta.

È il sorriso di mia figlia a parlare. Il suo essere serena nel sonno.

Tutto il resto non conta.

Tutto il resto può aspettare.

Dell’inutilità delle biblioteche ( se dobbiamo attenerci alla Corte dei Conti e alla gestione creativa della cosa pubblica )

chi ha paura di virginia woolf?

IMG-20150415-WA0022In tempi sospetti il trattamento sarebbe stato radicale, i libri si sarebbero bruciati. In mancanza di un supporto ideologico – che allo stato attuale, quello del tempo che fu, risulterebbe un tantino sopra le righe… dei testi scritti? Be’ se vi diverte l’idea potete figurarvi quel sopra le righe, perché no? – insomma in mancanza di un qualsiasi dittatore fornito di baffetto rettangolare i libri si tengono nelle biblioteche, di qualsiasi genere e forma e dimensione siano, stanno lì, ma poiché le biblioteche non sono considerate un servizio essenziale, si chiudono. La biblioteca di Trani chiude. Perché? Le ultime due amministrazioni hanno gareggiato nell’incrementare ogni sorta di iniziativa concedendosi delle “ distrazioni “ di gestione, tanto da finire inquisiti, con il risultato che allo stato attuale abbiamo un comune commissariato e la Corte dei Conti che, con il fiato sul collo nostro, ha imposto una bella cura radicale: tagliare i…

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Scusiii, chi ha fatto palo?

scusiii chi ha fatto paloNon vi ho mai detto che il mio desiderio di iniziare a scrivere si è acceso dopo aver letto uno scritto dell’Autore del libro, che vedete a lato: “Scusiii, chi ha fatto palo?”.

Ricordo che ne lessi la prima volta uno scritto quasi di nascosto ed in fretta: l’avevo rubacchiato dalla camera di mio fratello, allontanatosi dopo aver fatto i compiti.
Si trattava di una finta telecronaca sportiva e mi aveva un sacco divertito e, sorprendentemente, acceso in me, in quei pochi minuti, l’amore per lo sport, nonostante non fosse proprio nella top ten dei miei interessi.

Ero piccolina ma ho capito subito che chi aveva scritto quel pezzo aveva la stoffa dello scrittore e da subito provato (e continuato a provare) una sana e costruttiva invidia del suo talento, dell’ironia e dell’abilità con cui riusciva a costruire i racconti. Più lo leggevo e più mi dicevo “Cavoli, anche io voglio scrivere così!” ed è stato per me un pungolo continuo.

Ricordo anche che dopo qualche giorno mi capitò di leggere un altro breve racconto scritto da Cosimo che oggi potremmo definire rientrante nella “Commedia dell’Equivoco”. Mi divertii da matti tanto che provai a scrivere anche io qualcosa sulla sua falsariga, per poi rendermi miseramente conto che il mio scritto non assomigliava nemmeno all’imitazione dell’imitazione dell’originale.
Mi accorsi allora che saper scrivere, saper divertire con le parole non è mestiere per tutti. Che non basta l’dea giusta, non basta la battuta pronta, ci vuole il talento.

E lui, Cosimo Talò, il talento ce l’ha! Non per niente è arrivato a pubblicare un suo libro prima di me, che ci penso da anni senza nemmeno avvicinarmi alla meta!

Lui è mio fratello, e i primi scritti di cui vi parlavo su erano alcuni dei temi svolti per la scuola. Tanto è bastato per instillare in me il sacro fuoco della scrittura. Ma tutt’ora leggendolo e leggendo il suo libro mi rendo conto che, come dice nostro padre, ne devo ancora mangiare di pane duro!

“Scusiii, chi ha fatto palo?” è un originale racconto del gioco delle schicchere (le biglie), uno dei giochi più amati in spiaggia, specie dalle generazioni passate nel Salento, la nostra terra.
In esso troverete non solo le regole del gioco, regole precise, benché non scritte, create per consuetudine da generazioni di giocatori; non solo tanta e sapiente ironia, ma anche lo specchio di quell’affannoso percorso che dall’infanzia si snoda verso l’età adulta passando per l’adolescenza, come una biglia spinta verso la fine della pista attraverso mille insidie, mille regole, angherie e botte di fortuna anche!

Le biglie in spiaggia come le partite di pallone per strada si rivelano ancora una volta essere una prova generale di quella che è la vita vera che attende ciascuno di noi. E quando la si può affrontare con sonore risate, tanto meglio!

Se volete saperne di più del libro e della provenienza del seme che ha portato  al germogliare di questo blog, cliccate qui ed ordinate “Scusiii, chi ha fatto palo?” inizierete già a respirare l’aria dell’estate che sta arrivando e sarete prontissimi per delle nuove esilaranti sfide sotto il sole.

Buona lettura.

soffione-sogno

3 dicembre 2014

Buongiorno e ben ritrovati, amici! Sono cambiate un po’ di cose nella mia vita dal mio ultimo post ed oggi ve ne voglio parlare.

Non era un segreto per nessuno che desiderassi e cercassi di accrescere la famiglia e credo di aver qui e là accennato alla scarsa collaboratività delle mie care ovaie, già sotto stretto monitoraggio da un po’, ma con scarsa reattività.

Invero alla stimolazione hanno reagito, ma male, creando cisti e altra roba poco incoraggiante.

Così il mio maritino ed io abbiamo deciso di rivolgerci ad un luminare della infertilità della coppia. Yeeh!

Tra tutti i ginecologi con cui ho avuto a che fare, il Luminare è stato senza dubbio quello che mi ha fatto strabuzzare più volte gli occhi. Per carità, preparatissimo e superconosciuto, ma tutto il tatto che ha nel parlare agli uomini si disgrega inesorabilmente quando si rivolge ad una donna (o forse solo a me!?).

La prima domanda che mi ha fatto, prima ancora che potessi accomodarmi è stata: “Lei è sempre stata così in sovrappeso?“. Ora… non sono mai stata una mazza di scopa, la mia golosità mi ha sempre tenuta troppo vicina alla soglia massima del peso forma, ma è vero pure che faccio parecchia attività fisica e non mi sembra d’essere tutto questo ammasso di ciccia! Riassumo questi pensieri in un diplomatico: “Beh… negli ultimi 5 anni ho preso qualche chilo in più, ma…“.

Mi afferra un braccio, mi solleva la manica, poi mi scopre la pancia e mi dice, con lo stesso tatto di prima, che ho anche l’irsutismo. Insomma… ammasso di ciccia e peli. Bello, molto bello.

Ha mai fatto il test della curva insulinica? Lo dovrebbe fare. Secondo me lei è affetta da sindrome metabolica, e la cosa spesso incide sulla funzionalità delle ovaie e la produzione di ormoni. Nella maggior parte dei casi somministrando insulina si concepisce spontaneamente nel giro di sei mesi. Visto che c’è faccia anche tutti i dosaggi ormonali… bla bla bla…
E lei –
 a mio marito – faccia uno spermiogramma, ma solo per esser certi che non ci siano problemi da entrambi i lati…
Segue un pippone di mezz’ora per spiegare come leggere i risultati dello spermiogramma e non esserne troppo allarmato, non senza aggiungere anche velatamente la consapevolezza che tanto il problema era, nel nostro caso, molto probabilmente, esclusivamente dal lato femminile.

Tante grazie!

Aspetto la mestruazione successiva. Faccio le analisi prescritte, butto giù 75ml di glucosio, attendiamo l’esito dello spermiogramma di mio marito e ci rechiamo di nuovo dal simpaticissimo luminare dell’infertilità.

Altro pippone di mezz’ora sull’analisi dei risultati. “Onestamente pensavo peggio! Non c’è un problema metabolico, non sarà necessario somministrare insulina. Però dobbiamo iniziare con la stimolazione subito. Questi valori sono sballati, poi lei con questa ovulazione bizzarra… bla… bla… bla…” afferra una siringa dal mucchio e mima il gesto che avrei di lì a poco iniziato a fare abitualmente a casa sino a che non avremmo avuto successo, e nel frattempo arriva a enumerare le altre strade che avremmo, nel caso, percorso, sino all’adozione.

Poi finalmente dedica due minuti agli esami di mio marito: “Niente di problematico. Sono un po’ pigri ma con un po’ di integratori andrà più che bene, se li vuole prendere, non è necessario! E’ lei – indicando me, ma senza guardarmi, come se fossi una foto in una cornice – il problema“.

Avevo come la sensazione che stesse quasi suggerendogli di divorziare e trovare una donna più feconda. Evidentemente i fianchi larghi non sono più un buon indice come si credeva in passato!!!

Poi mi fa: “Va bene, Signora, si accomodi da questa parte. Facciamo una ecografia, vediamo se ci sono i segni della precedente ovulazione“.

Ho trasportato il mio bizzarro ammasso di ciccia, peli e ormoni malfunzionanti dietro il separé, abbattuta e un po’ infastidita dalla consapevolezza che mi sarei trovata alle prese con questo gentilissimo signore per diversi mesi, probabilmente ritrovandomi più devastata emotivamente e fisicamente che in quel momento, già pensando ai moduli da compilare per mettersi in fila per le adozioni. Non vedevo l’ora di tornare a casa per inzuppare il cuscino di rabbia e sconforto.

Mi giro verso lo schermo con forse nemmeno più quel briciolo di speranza che un follicolo fosse arrivato in qualche modo a maturazione spontaneamente ed avesse lasciato traccia di questo, quando sento il gentiluomo dire, non senza una punta di delusione: “Signora, è incinta!

Io: “Prego?”

Intanto si affaccia mio marito intento a chiudere una telefonata di lavoro. “è incinta! mi avete fatto parlare inutilmente per mezz’ora! Vede questa e la camera gestazionale. Non c’è ancora il battito, non sappiamo come e se evolverà, ma è incinta!”.

Erano le 20:30 del 3 dicembre 2014. Continua a leggere

Il colloquio che non ti aspetti!

Non mi sarei mai aspettata che aziende e professionisti facessero un colloquio per la selezione degli aspiranti distributori di volantini. Seriamente: davvero serve un esperto di HR per affidare un incarico di volantinaggio a studenti che vogliono arrotondare? Non basta un giorno di prova per capire se si hanno le carte in regola?

Invece pare accada anche questo (evidentemente l’offerta per queste posizioni ha livelli concorrenziali altissimi), sicché non ho potuto fare a meno di immaginare delle possibili frasi da sciorinare ad un (non troppo) fantomatico colloquio per fare volantinaggio. Con tutto il mio affetto e un grosso in bocca al lupo a chi si troverà con un grosso punto interrogativo in testa quando dovrà mostrare la propria idoneità a camminare e distribuire professionalmente dei volantini!

Come ha saputo della nostra ricerca di personale?
Da un volantino!

Cosa sa della nostra azienda?
Che è presente sul mercato dal 1994 ed opera dei vantaggiosissimi sconti anche fuori dal periodo di saldi!

Descriva come il suo lavoro è collegato agli obiettivi dell’azienda
Credo di poter contribuire attivamente all’incremento di vendite per la vostra azienda: Non accetterò “non si accettano volantini” come risposta!

Perché vorrebbe essere assunta per questa posizione?
Beh! Io adoro camminare, quindi credo proprio che sia il lavoro più giusto per me! E poi… sin da bambina ho sempre sognato di vola…ntinare!

E’ disposto ad assumersi rischi quando necessario?
Certamente: Che piova o nevichi sarò in prima linea con i miei volantini!

Descriva una difficoltà in cui si è trovato, e come l’ha risolta
Una volta mi si sono rotti i lacci delle scarpe proprio mentre uscivo di casa ed ero anche in ritardo. Non mi sono persa d’animo, ho usato il pezzo di stringa rimanente per legare insieme solo le ultime due asole delle scarpe e sono corsa al lavoro! Niente mi può fermare!

Descriva una situazione in cui un suo lavoro o una sua idea sono stati criticati
Una volta ho proposto una Joint Venture con i Testimoni di Geowa, ma l’idea è stata bocciata causa laicità dell’azienda per cui lavoravo.

Come è per lei una “buona atmosfera” di lavoro?
Beh, sicuramente preferisco lavorare in un ambiente soleggiato, arioso, possibilmente in zone residenziali con del verde, dove la gente cammina fischiettando e raccoglie solerte i bisognini dei propri cani

Come organizza e pianifica i progetti più importanti?
Un passo alla volta

La sua massima di vita?
Chi va piano va sano e va lontano

Grazie, le faremo sapere!

Buoni colloqui a voi e in bocca al lupo di cuore, anche, e soprattutto, per i colloqui che non vi aspettavate di dover sostenere!

Al cane non importa … bla bla bla

Ogni volta che leggo/sento questa frase, mi parte l’embolo! (per chi non l’avesse colta: al cane non importa se sei ricco o povero, bello o brutto, grasso o magro… lui ti ama…, lui non ti giudica, bla bla bla).

Innanzi tutto, stendiamo un velo pietoso sull’ultimo spot pubblicitario che cavalca quest’onda (mi spieghino gli autori dello spot come tutta questa superiorità etica dell’amico a quattro zampe, dovrebbe condurre anche il barbone, parte dello spot, a comprare del costosissimo, elitario, cibo per quadrupedi) e diamo a questa frase l’unica risposta secca ed immediata che merita: “ma grazie al piffero!”

Ora diamone anche una argomentazione più diffusa.

Quanti dei vostri amici postano su Facebook o proferiscono frasi del tipo “preferisco la compagnia degli animali, sono…più umani” oppure “…delle persone non mi importa nulla, ma se fanno del male ad un cucciolo divento una belva” e la spiegazione che danno a queste massime di vita è probabilmente sempre la stessa: la superiorità dei sentimenti del cane, rispetto a quelli dell’uomo, perché lui dona il suo affetto incondizionatamente, a chiunque, ricchi, poveri, belli, brutti, grassi, magri, storpi… gli basta il metro quadro vicino al padrone, nulla più, ed in cambio lo ama senza giudicarlo o dargli delle rispostacce.

Tutto molto bello. Ma anche tutto molto scontato e nulla di speciale per un cane! Qualsiasi persona follemente e ciecamente innamorata si comporta alla stessa identica (stupida talvolta) maniera! Non trovate?

Care persone che preferite la compagnia dei quadrupedi a quella degli umani vi siete mai chiesti il vero motivo di ciò? Vi siete mai chiesti se non preferite l’amore di e verso un cane semplicemente perché è meno complicato che l’amore/l’amicizia di e verso una persona? (o un gatto!?)

Voglio dire: sono animali. Hanno solo bisogni primari da soddisfare: pappa, cacca, nanna, tetto, palla. Stop! Una volta avuto quello e pure qualcuno con cui giocare, farsi due carezze, certo che son felici e soddisfatti!

Non è che sono straordinari perché non cercano altro che affetto senza guardare il conto in banca o la bellezza. Questi sono semplicemente canoni che non rientrano nella loro esperienza di animale! E non dovrebbero rientrare nemmeno nei parametri di selezione di una persona mediamente intelligente in generale. Solo che per le persone non farlo è sinonimo di un certo carattere e di certi valori, per gli animali non vi è altra scelta.

Detto questo ed assodato che non si tratta di una particolare capacità del cane ma semplicemente del suo essere animale, chiedetevi perché trovate il cane così più straordinario dell’essere umano (e quindi di voi stessi).

Carenza d’affetto umano (dove per umano intendo anche di voi stessi)? Per cui è molto più semplice farsi amare da un cane (piace vincere facile? ponciponcipopopò).

Eccesso di giudizi negativi da parte degli altri umani (sul vostro aspetto, sul vostro lavoro, sul vostro…)? Beh… o siete convinti delle vostre scelte, e quindi non vi importa, oppure condividete le critiche che vi vengono mosse e ne soffrite, per cui invece di accettarvi e affermarvi per quello che siete, meglio crogiolarsi nella compagnia di un cane che non nota le vostre mancanze, non fa differenza se siete o non siete state delle persone buone, attive, compassionevoli… Vi ama e vi adora, anche quando non avete particolari meriti a parte l’esistere.

I discorsi degli umani che vi circondano non vi appagano? Meglio non avere alcun dialogo allora (no, il cane non vi risponde! siete voi che collegate significati umani alle sua mimica) che non cambiare la propria cerchia ed allargarla cercando qualcuno con cui un dialogo sia sostenibile. O magari ampliare i propri orizzonti ed offrire agli altri un dialogo migliore voi stessi!

Nessuno vi ama come il vostro cane? Perchè? voi amate qualcuno come amate il vostro cane? Dedicate le stesse attenzioni a qualcuno. Se si, siete sicuri che la carenza nel ricambiare le attenzioni da parte degli umani non sia una macchia che adombra di tanto in tanto anche la vostra vita? Siamo umani, per Zeus!

Non che io non ami i cani o che non mi piacciano gli animali. Ma tutta la pontificazione del cane mi pare un po’ eccessiva. Tenere un cane è una cosa meravigliosa, è formativo, educativo, bellissimo e carico di emozioni. Ma il cane è il cane. La persona umana è la persona umana.

Non stimerò mai un cane più della persona umana.

Non mi piace vincere facile!

E poi… io preferisco i gatti!

Miao!