Caro Diario · Mea Culpa

Mondi lontanissimi…

 

Ho un vizietto… entrare ed uscire senza un preciso criterio dalla vita delle persone, dalla vita d

egli amici in particolare…

E’ un lato di me che mi fa soffrire alle volte e che temo, senza peccare di immodestia, faccia, se non soffrire, sicuramente restare interdetti gli “abbandonati”.

Mi piaceva l’idea del Blog anche in questa prospettiva: rendere pubblico il mio diario in qualche modo mi dava la possibilità di lasciarlo alla consultazione di quanti fossero rimasti indietro di qualche capitolo nella storia non troppo tumultuosa della mia vita ed avessero voglia di spulciare l’andamento dei miei pensieri una volta reincontratami!

In questi giorni ho infastidito un vecchio amico. Amico forse potrebbe sembrare una parola grossa dal momento che la nostra amicizia è stata più virtuale che altro, ma ex collega o conoscente mi paiono espressioni troppo fredde in questo momento.

Quest’amico una volta mi scrisse “Tu sei come come le rose fiorisci a metà maggio per poi svanire per lunghi inverni”, dio quanto è vero ed anche per le spine che le rose si portano appresso!

La cosa che mi piaceva di Andrea era anche quella che mi portava ad allontanarlo: osava svelarmi quella che ero, quella che sono.

E sono una st***za! perché sono la prima che dice che gli amici veri sono quelli che ti dicono che hai la faccia sporca, sono la prima a pulire agli altri la faccia quando è il momento, ma alle volte mi è difficile accettare il fatto che qualcuno si accorga della mia di faccia imperfetta. La verità è che sono consapevole dei miei difetti ma più che lasciarli scoprire agli altri preferisco elencarli io preventivamente… a mo’ di avvertimento, di avviso, come a dire “Domani non ti meravigliare delle mie mancanze”.

Sono permalosa per quanto mi sforzi di correggermi.

Sono una perfezionista e la perfezione dovrei averlo imparato non esiste se non in funzione dell’eternità, “ed io etterno NON duro. Lasciate ogni speranza…”!!!

Caro AndreaR.,
filosofo in Taranto, per quanto alle volte le tue dignosi fossero del tutto errate spesso ci hai colto.
Per quanto alle volte usassi delle espressioni oltremodo catastrofiche ho sempre
apprezzato il tuo modo di guardare attraverso il “cannocchiale aristitelico” che forse è la cosa che ci accomuna, che tiene uniti per il filo sottilissimo della metafora i nostri due lontanissimi mondi!
A presto!

E tu? Che ne pensi?

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