Caro Diario · Rabbia

Secondo me anche questa è mafia

A volte per rispetto di chi ami devi imparare a morderti la lingua

A volte per rispetto di chi ami devi imparare a non premere il tasto invio

Per rispetto di chi ami devi ritrattare, devi rinunciare a dire quello che senti, quello che pensi,

devi anche rinunciare a dire la verità,

devi fare violenza su te stessa e andare contro ciò che ispira la tua esistenza: tirar fuori il tuo pensiero sempre, comunque e ovunque.
Certo lo so a volte parlo a sproposito, ma sono capace e pronta ad assumermi la responsabilità di quello che dico o a correggermi se ho sparato una boiata.

Non ero pronta, però, a rimangiarmi la verità,

non ero pronta a rimangiare quello che sento,

non ero pronta a soffocare un legittimo sentimento di odio verso una odiosissima persona sicuramente cara ad altri ma che a me ha dato solo grane e dispiaceri.

Non ero pronta a far buon viso a cattivo gioco,

non ero pronta a sorridere al mio aguzzino

credevo di aver sopportato abbastanza, invece qualcosa mi dice che dovrò mandare giù ancora qualche altro rospo.

Non ero pronta ed ho dovuto adeguarmi, convinta però di non fare in quel momento la cosa giusta. Non a caso non è stata la mia mano a porre rimedio al “misfatto”, avrei dovuto bruciarmela come Muzio Scevola in caso contrario. Non è stata la mia mano a togliere di mezzo quella cosa che poteva urtare la sensibilità di alcuni.

Ho dovuto adeguarmi perché non ho considerato parte delle conseguenze possibili delle parole da me dette e scritte.
Non le ho considerate, quelle conseguenze, perché inverosimili ed inaspettate quando si ha a che fare con persone dotate di cervello correttamente funzionante. Ma si sa: alla stupidità umana non ci sono limiti, e le reazioni delle persone mentalmente disturbate sfuggono da qualsiasi previsione razionale. C’è da aspettarsi l’esageratamente inverosimile dalle persone malate di mente.
Credevo che persone del genere non meritassero di essere prese in considerazione, credevo che i loro vaneggiamenti dovessero cadere a terra senza fare rumore, come la polvere e come la polvere essere spazzate via.

Invece no per rispetto delle persone a cui vuoi bene devi fare 20 passi indietro, morderti la lingua, abbassare la testa e assecondare i pazzi; magari anche srotolare un bel tappeto rosso che porta dritto-dritto sulla tua testa, pronta ad accogliere i piedi di quest’infermo di mente che bisogna assecondare.

Solo che non c’è la mia testa alla fine di quel tappeto, a me sono stati solo pestati i piedi.

Quello che temo è che ci sia la testa della persona a cui io tengo alla fine di quel tappeto rosso… ed io devo sopportare questo? Non solo il danno, anche la beffa?

Chi è il pazzo? Chi con la minaccia costante delle sue ritorsioni ti tiene al suo giogo, o chi al giogo si fa tenere?
Se nessuno fa notare al pazzo che è pazzo, e che sbaglia, e che forse deve darsi una moderata, il pazzo (a ragione) si riterrà nel giusto e farà sempre peggio.

Ed io devo dare retta ad una persona malata di mente?
Il mio cervello correttamente funzionante si deve adeguare alle disfunzioni di quello dei pazzi?

Devo mettere il bavaglio alla mia mente? Devo legare alla sedia quello che sento? Devo pagare il pizzo e sentirmi umiliata perché un pazzo non si sa come potrebbe reagire? Perché potrebbe far scomparire dalla mia vita persone a cui tengo?
Ed io devo guardare sciogliersi nell’acido il mio odio verso la cattiveria e la stupidità umana e fare finta di niente?

No.

Non sarei più capace di guardarmi allo specchio.

Non mi chiamerei Maria.

Io il pizzo non lo pago né alla mafia né ai pazzi.

Ero e resto con fierezza un cavallino sbrigliato.

Pazienza e tempo ci vogliono: se mi pesti i piedi, se mi metti una mano sulla bocca, se mi leghi le mani, se ti aspetti che io faccia finta di niente e ti lasci sul tuo trono di regina, ti sbagli.

Ti sbagli.

Hai vinto la battaglia,

Ma il Karmah ha un debito con me da ieri ed io lo so che pazienza e tempo ci vogliono e poi tutto torna al suo posto e il posto del mio pensiero non è certo in fondo ad un cestino.

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