In giro per il Web · Politica

Inizio ad essere preoccupata

Di tutto si occupa questo Blog, meno che di argomenti seri…

Però inizio ad essere preoccupata.

In realtà il timore è che Berlusconi riesca a calpestare ed eludere i principi di base di una democrazia, con un lavoro lento (mica tanto), continuo e costante, in modo che la trasformazione sia graduale e quasi  impercettibile, ma irrecuperabile quando infine sarà avvertita; quando un giorno ci sveglieremo e ci ricorderemo che alcune cose, qualche mese prima, erano diverse, irrimediabilmente diverse.

Il problema è che viene rieletto.
Io non capisco ancora se i suoi elettori siano gente come lui, con i suoi stessi interessi, oppure povera gente che si lascia abbindolare dalle favolette che ci racconta. Oppure entrambi.

Non so, ma spero che non finisca i suoi cinque anni di mandato, spero che la faccia talmente grossa che qualcuno all’interno della coalizione gli faccia lo sgambetto… Non pensavo di poterlo dire un giorno ma per questo “Io credo nella Lega”!

Riporto qui l’articolo di oggi pubblicato sul Blog di Travaglio… Mi preme chiarire che non sono una filoamericana, non mi piace la tendenza molto italiana a scimmiottarla in tutto e per tutto; resta il fatto che su alcune cose (pochissime) possono essere presi a modello gli americani.

Dunque ci siamo. Mentre in parlamento si va a passi veloci verso l’approvazione del decreto che bloccherà 100.000 processi pur di sospendere quello in corso a Milano contro Silvio Berlusconi e l’avvocato inglese David Mills, il governo ne sta per presentare un secondo. Questa volta la scure colpisce sia la stampa che la magistratura: non si potrà più pubblicare, nemmeno per riassunto, nessun atto giudiziario e gli investigatori, in decine e decine di casi, non potranno più raccogliere prove con le intercettazioni.
Anche questo decreto legge ha un unico scopo: evitare che i cittadini conoscano i comportamenti del premier e di una parte della classe dirigente che siede in parlamento. Ai sedicenti liberali che occupano la Camera, il Senato e i vertici di molte Istituzioni, vale la pena di ricordare che cosa accadde negli Stati Uniti quasi mezzo secolo fa.

Nel 1967 il ministro della Difesa, Robert S. McNamara, ordinò un’indagine passata alla Storia come i “Pentagon Papers“. Lo studio, coperto da segreto di Stato, doveva stabilire in che modo e perché gli Usa si erano impegnati nella disastrosa guerra del Vietnam. La ricostruzione dimostrò, tra l’altro, che il celebre incidente del Golfo del Tonchino in seguito al quale il presidente  Lyndon Johnson si appellò al Congresso e fu di fatto autorizzato ad entrare in guerra, era un falso.
Quattro anni dopo un analista della Cia, sconvolto da quanto scoperto, consegnò a due giornali i Pentagon Papers. Il 13 giugno 1971 il New York Times, iniziò la pubblicazione di una serie di articoli basati su quei documenti. Dopo le prime tre puntate, il ministero della giustizia riuscì a far sospendere le pubblicazioni da una sentenza della Corte federale di New York a cui il governo si era rivolto sostenendo che «gli interessi degli Stati Uniti e la sicurezza nazionale avrebbero subito un danno irreparabile dalla diffusione del dossier».
Il 30 giugno 1971, la Corte Suprema degli Stati Uniti autorizzò però i giornali (al New York Times si era affiancato il Washington Post) a riprendere la pubblicazione. Sulla base del primo emendamento della costituzione americana i giudici stabilirono che la libertà di stampa doveva prevalere «su qualsiasi considerazione accessoria intesa a bloccare la pubblicazione delle notizie».

La sentenza fu scritta da un vecchissimo e celebre costituzionalista, il giudice Hugo Black, morto a 85 anni pochi mesi dopo. Black scrive: «Oggi per la prima volta nei 192 anni trascorsi dalla fondazione della repubblica viene chiesto ai tribunali federali di affermare che il Primo emendamento significa che il governo può impedire la pubblicazione di notizie di vitale importanza per il popolo di questo Paese. La stampa (dal punto di vista dei Padri fondatori) deve servire ai governati non ai governanti. Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo».

Oggi anche nel nostro paese la libertà è in pericolo. Ciascuno di noi ha il dovere di difenderla. In attesa che un Hugo Black, se esiste, ricordi a tutti come stanno le cose.

Fonte: http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1959308.html

Advertisements

4 thoughts on “Inizio ad essere preoccupata

  1. Ogni Paese ha il leader che si merita. In particolare un Paese di pecore non può che avere un padrone che prima le toserà ben bene e poi le condurrà tutte al macello.

  2. CAPPUCCETTO ROTTO

    Un tale, capo di camicie nere,
    ai suoi diceva sempre di tacere
    poichè il nemico stava ad ascoltare
    ed era meglio quindi non parlare.

    Strateghi dilettanti d’una volta….
    se tu non vuoi nessuno che t’ascolta
    fatti una legge per cui,là per là
    si potrà udire sol pubblicità.

    E che dire del Rosso Cappuccetto ?
    Meno male che il Lupo fu sventrato.
    Se fosse stato invece condannato
    per nonnicidio, ora le mamme al letto

    dei lor piccini invero non potrebbero
    contar la fiaba perchè rischierebbero
    di far con ciò ,cronaca giudiziale
    e d’ esser trascinate in tribunale

    e condannate in barba a ogni cavillo.
    Avesse da tornà Furio Camillo
    per liberarci ,O dei per questo imploro,
    dai barbari nostrani , avidi d’oro.

    http://asandabubia8.blogspot.com

E tu? Che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...