Casi Umani

Casi Umani: la saga continua!

Prima di partire per le vacanze voglio far soffermare la vostra attenzione su un altro caso umano.

Sicuramente ognuno di noi ha incontrato nella sua vita di studente o di lavoratore il povero cristo che mosso dall’insicurezza e dalla paura di sembrare un povero ignorante, parla a spoposito e commette delle gaffes spaziali. Questo tipo di povero cristo ancora non ha capito che a dire “Non lo so” si fa molta più bella figura che ad improvvisarsi genio e cultore dell’argomento in realtà ignorato.

Tre semplici parole, tre semplici monosillabi: Non lo so! Fatevi portatori di questo messaggio, scrivetelo sui muri, può liberarvi da un mare di figuracce.
Persino Socrate aveva capito il potere di questa (e simili) locuzioni, lui che era grande per davvero diceva di non sapere.

Il caso umano di cui parliamo oggi si chiama Fausta (*nome di fantasia). Fausta è una mia conoscente, diciamo che lavoriamo insieme.

Una sera di pioggia rientravamo a Bari in auto. La visibilità era davvero scarsa, oltre alla pioggia fitta c’era anche della foschia. Intravidi del fumo bianco e denso muoversi verso l’alto appena dopo l’ingresso di Bari. Non riuscendo bene a capire a cosa fosse dovuta quella improbabile “fabbrica di nuvolette bianche” , ed essendo evidente che non si trattava di un incendio, chiesi a Fausta: “Che stabilimento c’è lì?” sperando che lei, nata e cresciuta a Bari, ne sapesse più di una che, come me, ci abitava da due anni.

Lei: Eh, vista la quantità di fumo certamente si tratta di qualche industria chimica!

Io: 😯 Beh… a due passi dall’ospedale e così vicina alla città non credo proprio!!!

Lei: Ah no! adesso mi ricordo, ci sono stata anche in gita alle scuole medie. Quella è la centrale idroelettrica di Bari.

Io: 😯 😯 😕 😕 😯 😯 CENTRALE IDROELETTRICA ❓ ❓ ❓  Ma se la Puglia è rinomata per il suo essere a secco di acqua fluviale, che l’acqua ce la dobbiamo andare a prendere dalla Basilicata e dalla Campania… e poi mi pareva che le centrali idroelettriche avessero bisogno oltre che di acqua anche di dighe, cascate, uno spazio immenso… Cazzzzzzo! ma ti ascolti quando parli?
Tutte queste cose ovviamente le ho solo pensate, non mi piace mettere in imbarazzo le persone, e poi, ci aveva già provveduto lei da sola a mettersi in imbarazzo a sufficienza. Una vena le pulsava sulla sua fronte tanto che sembrava esplodesse di vergogna quando, avvicinateci al portone della centrale idroelettrica, già industria chimica, ci veniva svelata l’arcana natura del fumo bianco: Oleificio Rubino! Probabilmente quello era semplice vapore acqueo!

Ma non finisce qui… ed il problema è sempre quello, non saper proferire tre semplici sillabe: Non lo so, per i più pigri riducibili a due: Non so!

Mensa Universitaria, era la prima volta che entrambe la sperimentavamo. L’inserviente chiede a Fausta: Cosa prende? Lei: Ma… lei cosa mi consiglia?  ❓
L’inserviente aveva l’aria di una che fosse caduta dalle nuvole ed una volta atterrata a terra fosse stata presa a secchiate di acqua ghiacciata. Ha balbettato: Non so (parole sante) mi dica lei. Fausta non conctenta: No, mi consigli lei…
Ho visto l’inserviente cercare con gli occhi qualcosa in lontananza: forse le telecamere nascoste di Candid Camera? o lo sguardo del suo amico cecchino, lì pronto a debellare dalla faccia della terra gli avventori molesti?

Allontanandomi dalla mia accompagnatrice ho pensato “E che stiamo Ai Due Ghiottoni? Cosa vuoi che ti chiamino lo chef, il maitre e il sommelier per cosigliarti anche sulla temperatura dell’acqua minerale? Ti do una notizia: è una mensa, lo chef non c’è, non c’è il piatto consigliato, è un self service e si mangia pure con le posate di plastica!”
Ma dalla mia bocca non è uscito nulla, forse sono io che non apprezzo queste raffinatezze.

Fausta l’ho rivista qualche settimana fa. Voleva sapere con chi stessi facendo pratica. Le ho fatto il nome del mio avvocato.

Lei: Ah si lo conosco benissimo! Credo di averci anche avuto una causa contro. E’ basso, pelato, grassottello…

Io (ho pensato: si magari anche con la scabbia). “Fausta – ho detto – è una donna!”

Lei: (non mi ha sentita?) si, si! ho capito… con gli occhiali… è bravino.

Io: “FAUSTA: E’ UNA DONNA. D – O – N – N – A. DONNA!” Ed in quel mio scandire lettera per lettera c’era tutto quello che avevo pensato e non detto da quando la conosco.

La solita vena pulsava sulla sua fronte.

vergogna_shame

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