Caro Diario · Rabbia

Caro ex-amico ti scrivo (sottotitolo: Repetita juvant)

Da un po’ di tempo mi giungono voci di un certo interrogarsi di una persona, che un tempo si fregiava del titolo “mia migliore amica”, sul perché del nostro allontanamento. Sarà vero?

Eppure sono stata previdente e per evitare incertezze sulle cause ho messo per iscritto in una lettera le ragioni del mio commiato. Una lettera che è stata recapitata a lei ed ai componenti della sua famiglia, e di cui, sono certa, è stata presa visione, data la pronta telefonata “giustificativa” da parte della madre nonché una telefonata-tentativo di composizione della rottura da parte del suo fidanzato.

Eppure, nonstante la (quasi) certezza che lei conosca bene le mie ragioni, pare ci sia ancora qualche interrogativo sul motivo di questa brusca decisione: non solo non se la spiega ma si fa magnanima dicendosi pronta a ricucire.

Ma grazie al cazzo, direi!

Sono io quella che ha subito dei torti, sono io quella che ne ha “ben donde di siffatte ciuffole” e non è nemmeno alla lontana propensa a riconsiderare la sua posizione.
Perché io non ho il dono della falsità, non ho il talento della finzione. Se ce li avessi potrei facilmente fare finta di non aver mandato giù veleno, potrei ricoprire lei e mille altre persone che non stimo di riverenze, sorrisi e complimenti… Purtroppo la natura con me è stata avara, non mi ha fornita di veli colorati con cui occultare la realtà dei miei sentimenti, non mi ha premiata con dispositivi con cui scollegare l’espressione del mio viso dai prodotti della mia mente. Non so fingere, non so mentire, ahimè, non potrò fare mai l’attrice, sono trasparente come un bicchiere di cristallo e leggibile a chiare lettere come un’insegna luminosa.

Se si sta chiedendo come mai questa povera fessa rifiuta il privilegio di esserle amica, sappia che quello su cui non sono stata capace di soprassedere è stata la totale mancanza di fiducia nei miei confronti e l’invidia spesso manifestata. Potrei passare sopra l’invidia, che reputo una malattia dell’anima, che distrugge in primo luogo chi la prova, più che il destinatario; una malattia che costringe alla eterna insoddisfazione ee alla solitudine. Perché una vita votata al Dio de “voglio tutto” e alla religione de “voglio che gli altri desiderino quello che io ho” non può che tradursi in una firma sotto mille cambiali di infelicità, al prezzo di una vacua parvenza di benessere da mostrare agli altri, ma che non si raggiungerà mai, nemmeno per un instante.

Per gli affetti da invidia provo solo pena ed un’ulteriore condanna potrebbe essere fuori luogo, ma… la totale assenza di fiducia nei miei confronti… questo sì mi ha trafitta e svuotata. Se di un amico non hai fiducia nè rispetto, che cazzo ci stai insieme a fare? Se il tuo amico non ti rispetta e non si fida di te cosa soffri a fare al suo fianco? Quando un amico non ti sa capire, non ti sa ascoltare, non sa osservare, non è capace di gioire delle tue cose, che razza di persona è?
Che razza di persona è quella che “ti vedrebbe proprio bene” con un uomo nei cui confronti è stata capace di dire “ero convinta fosse povero;      E’ schifosissimo;        Non ho mai niente di cui parlarci…”; che razza di persona è quella che all’indomani della separazione dei tuoi genitori, quando tu fuggi da casa tua per pensare ad altro, ti accoglie in lacrime dicendo “i miei hanni litigato, ho paura che si lascino”. Che razza di persona è? Di certo non è un amico…
Che razza di persona è quella che dopo anni passati a dire “per me è importante che tu vada d’accordo con i miei fidanzati, soffrirei del contrario” quando poi si innamora di una persona con cui avresti da scambiare qualche parola di più che non sia “ciao come stai?” se ne esce con un “Non te lo presento P., siete troppo simili, se no poi vi innamorate”. Certo… lo dici a scherzo…. Ah ah ah ah ah ah ah! Che ridere! Peccato che in pochi mesi me lo sia sentito dire 20 volte al giorno. Peccato che dalla bocca di sua madre fosse uscita questa frase: “Maria, fidanzati, perché se no poi finisce che ci rubi mariti e fidanzati!”. Avete letto bene “…ci rubi mariti e fidanzati”.

Ma, per diamine, si scherza… Ah ah ah ah ah ah, che ridere!
Uh! come mi fa ridere che mi si chiami zoccola!
Ah ah ah ah ah aha ha ha ha ah!

Sarò stata esagerata a considerare questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma essere considerata una zoccola, anche solo per scherzo, per me è più che sufficiente per mandare, senza appello, a quel paese chiunque.

Arrivare a temere che la tua migliore amica ti freghi il ragazzo, ovvero che la migliore amica di tua figlia ti freghi il marito, mi sembra davvero il colmo visto che si parla di me, la persona, all’epoca come ora, meno interessata ad accalappiarsi un uomo, la persona che non ha dato mai motivo, con il suo comportamento verso tutti, anche verso gli sconosciuti, di dubitare che un giorno possa tirare un simile bidone a nessuno. Non sono una santa, certo, ma io ragazzi o uomini già occupati non li ho mai puntati e corna non ne ho mai messe.

Poi si sa che ci si aspetta che gli altri ci facciano quello che noi siamo pronti a fare per loro. Per cui se si è pronti a fare del bene, ci si aspetta del bene; se si è pronti a pugnalare, ci si aspetta una pugnalata.

Questa è la mia personale teoria, certo confutabile.

Questo è il mio modo di essere: non resto amica di una persona che non si fida di me e non mi rispetta. Processatemi per questo, ma non chiedetemi di abiurare.

crub99

6 thoughts on “Caro ex-amico ti scrivo (sottotitolo: Repetita juvant)

  1. Uh, come ti capisco! Come ti capisco! Io che ho avuto molte amiche sempre pronte a far la gara di chi era più carina, piaceva di più, eccetera.
    “Amiche” che spariscono quando hanno un fidanzato, poi tornano per un po’, poi spariscono di nuovo se hanno un figlio.
    “Amiche” che ti raccontano palle su palle, per non uscire con te. Cosa che io potrei accettare, da un non amico, che non voglia uscire con me. Infatti, non sono una che prega gli altri: o ci vediamo, o non ci vediamo. Può essere che io stia sulle palle e non insisto. Ma che una si definisca “migliore amica” e poi ti racconti palle per non vederti mi manda un tantino in confusione.
    Questo è uno dei miei cavalli di battaglia.😦

  2. Come ti capisco… io ce ‘l’ho ancora un’amica del genere… e non riesco a liberarmene… devo avere qualche tendenza masochista… ma prima o poi lo la manderò a quel paese… per direttissima!

  3. Cara Laura,
    nei miei 27 anni passati sulla terra ho capito che nessuno è perfetto, che anche gli amici più fidati, come i mariti, come i fratelli, hanno quel difetto o quall’aspetto del carattere che proprio non mandiamo giù. Come aspetti del nostro carattere appaiono agli altri insopportabili.
    L’amico non è un santo, l’amico ha i suoi spigoli ed anche quelli vanno accettati. Ma l’amico dovrebbe almeno un po’ arricchirci, anche solo di una risata a fine giornata, di un consiglio sincero ogni tanto, della sorpresa di esserci anche quando non se ne è chiesto l’aiuto…
    Quando le uniche cose che ci arrivano da (o diamo ad) una persona sono pugnalate, invidia e mancanza di fiducia è d’obbligo un “riesame” della questione o per lo meno una “riqualificazione” del rapporto!
    Immagino che tu non sia riuscita ancora a “liberartene” di questa amica non per masochismo, ma semplicemente perché le vuoi bene! Se mai arriverà il giorno in cui il volere bene a questa persona sarà incompatibile con il voler bene a te stessa, quello sarà il momento della “liberazione”! Ma ti auguro di cuore di non arrivare alla collisione!😉

  4. Ti capisco benissimo.
    A me è andata pure peggio, perchè la tipa è pure mia collega sul lavoro, e dopo mesi in cui si è comportata come una cafona, il giorno prima di sposarmi ( e lei nonostante tutto era invitata e non sai le parole che mi han detto a casa per questa mia decisione….!) ho trovato una sua email ad un altra collega, pure invitata ( che per fortuna ha avuto l’accortezza di nn venire) in cui la parola piu’ carina con cui mi nominava era ‘lecca…’ , poi furbetta etc etc. Tutto perchè nonostante un incidente e un piede ingessato per un mese, sono venuta lo stesso a lavoro. Io nn ho detto niente. Il giorno dopo lei era là sulla scalinata con i miei parenti e amici ad aspettarmi sorridente, ha persino voluto fare la foto insieme e fatto tutti i complimenti del caso. Ora sono la sua assistente, al lavoro. Un incubo. Siamo alla stessa scrivania e ci ignoriamo. Mi fa malissimo. Non mi manca, per niente. Ma mi fa male il suo essere stata cos’ falsa, così ipocrita. Mi sono sentita ferita, dentro. Perchè contrariamente a lei io sono sempre stata leale, anche quando non se lo meritava. E come te, non riesco a chiudere del tutto.
    Dovremmo provarci a chiudere, perchè questa situazione ci fa male e basta…

  5. Che brutta situazione, non ti invidio affatto!
    Ed hai ragione tu, la cosa che fa più male è la falsità che proviene dalle persone con cui magari noi ci siamo aperte e confidate come in confessione.
    In bocca al lupo per tutto, spero tu abbia dei modi efficaci per scaricare lo stress che di sicuro questa situazione di crea!
    A presto

E tu? Che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...