Cinema e Film

Avatar, l’esperienza.

Prima di arrivare in sala Avatar è il film dell’anno, il film che bisogna andare a vedere almeno per curiosità. Quando uscirete dalla sala la prospettiva sarà del tutto diversa.

Avatar non è un film in 3D, Avatar è un’esperienza

La trama, bisogna dirlo, non è innovativa o con particolari colpi di scena, anzi piuttosto prevedibile. Ma questo non guasta il film (o l’esperienza), anzi passa del tutto in secondo piano.

La prima ora è di rodaggio. All’economia della storia serve a poco e per fortuna! Fornire delle informazioni importanti in questo momento (a parte il motivo per cui si finisce su Pandora, che si conosce da prima di andare in sala) sarebbe controproducente. Dei dialoghi si coglie poco: si è tutti presi dal testare la visione in 3D, a “farci l’occhio” a vedere la differenza tra “con” e “senza” lenti. La cosa che cattura la nostra attenzione non sono le voci, ma l’effetto del vederci nella scena, di vedere i personaggi nella loro profondità… cosa dicono o cosa fanno resta sullo sfondo.

Nella seconda ora, quando abbiamo più confidenza con il tipo di visione, l’impressione diventa invece quella di un mega “FantaDocumentario” su questo pianeta e la sua popolazione. Lo si guarda con distaccato interesse, bei colori, begli effetti… ma scene inutili per la storia. Scene la cui funzione è, apparentemente, solo quella di farci apprezzare la tecnologia dietro il film e la visione in 3D. Invece stiamo diventando inconsapevolmente parte del popolo Na’vi.

Nell’ultima parte del film, infatti, vi sentirete parte di questo spettacolare mondo, dove tutto è in armonia (o dovrebbe esserlo), tutto trasmette emozioni, sentimenti, dove le piante parlano dei ricordi degli antenati e ogni vita è indispensabile all’equilibrio del pianeta. Pensate che vorreste anche voi una coda attraverso cui comunicare con i vostri simili, gli animali, le piante, la terra… Vi convincete che vivere in armonia con quello che ci circonda è semplice se si sa vedere e ascoltare.

Il film termina e vi assale un senso di abbandono. Come se vi avessero fatto accedere per poche ore in un posto meraviglioso e poi, senza preavviso, vi avessero precluso ogni via d’accesso. Come se aveste avuto contezza di un mondo migliore per rinunciarvi all’istante. La voglia che resta è quella di tornarci, di comprare un nuovo biglietto, di contare i giorni per l’uscita del DVD, per rifugiarvi ancora una volta in Pandora.

Correte al cinema a vivere l’esperienza Avatar… rigorosamente in 3D, la lunghezza del film non avrebbe senso con una dimensione in meno! Ma preparatevi: tornare indietro da Pandora vi lascerà un impercettibile velo di tristezza addosso.

3 thoughts on “Avatar, l’esperienza.

  1. io sn miope… l’unico problema agli occhi che ho avuto è stata la fatica di trattenere le lacrime quando ho dovuto lasciare il pianeta!
    vai tranquilla!
    anche perché gli occhialini non sono “colorati” (quelli si sn pesanti)
    agli occhi nessun problema

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