Caro Diario · Religione

Il porto sicuro

Ma un genitore come si comporta davanti ad un figlio che ha commesso un reato?” è la classica domanda per la quale non c’è risposta certa e univoca se non un “Dipende”.

Dipende dal reato commesso, dal motivo, dalla propria storia e da quella della propria famiglia, dai valori che ognuno ha in cima alla propria scala (se l’apparire, la famiglia, il perdono, il rigore…)… Dipende.

Io sarei pronta a scommettere però che il 90% delle madri e dei padri sia pronto ad accogliere il proprio figlio ancora una volta. E non solo perché “Ogni scarrafone è bello a mamma sua”, e non solo perché non è colpa del proprio figlio. La maggior parte delle madri aprirebbe la porta anche se nel proprio cuore condannasse duramente il reato commesso, preparerebbe un piatto caldo, il letto, magari senza proferir parola e con gli occhi bassi per non scoppiare in lacrime, ma lo farebbe.

La famiglia è il nostro porto sicuro. E’ lì, non ci nega l’attracco nemmeno quando inzozzeremmo la baia con il sudiciume che ci portiamo appresso. La famiglia è il luogo in cui trovare le persone che ci concedono il perdono se lo domandiamo con sincerità, le persone che ci mettono sulle spalle una coperta anche quando il gelo attorno a noi lo abbiamo costruito con le nostre mani.

Più penso alle dinamiche della famiglia e più capisco perché l’uomo ha bisogno di credere in dio: lui, per chi crede, c’è sempre. Anche quando la famiglia ci rifiuta, quando il porto sicuro non esiste più, quando non ci sono più coperte per noi, all’uomo resta un’ultima carta da giocare: il perdono e la vicinanza di dio. Dio è la risposta ad un bisogno di accoglienza, al bisogno di un muro alle nostre spalle che ci impedisca di cadere, di qualcuno che non ci lasci mai soli nemmeno nelle giornate più buie. Qualcuno a cui non dover mai dire “Addio”.

081509

12 thoughts on “Il porto sicuro

  1. Che bellissimo post! Ti leggo sempre, ma di solito non commento…ma questo post è veramente splendido..e quanto hai ragione!!! Anche se mia figlia sbagliasse ed io lo sapessi, non so se riuscirei mai a voltarle le spalle. Mi hai emozionata stavolta Clè

  2. Grazie Anna!
    Era un post “molto sentito” anche per me, sono contenta di essere stata capace di trasmettere quello che sentivo in quel momento in maniera forte e vera, sia pure per via solo teorica!🙂

  3. Beh in realtà, cara enri, è una riflessione che è nata proprio ascoltando la domanda di apertura a cui ho probato a rispondere immedesimandomi nello stato d’animo che proverei se una cosa simile dovesse accadere a mio fratello o ad un figlio.

  4. Sono una voce fuori dal coro, e ne sono consapevole, potrete prendermi per una che sarà una madre degenere ma, come sempre, voglio dare una mia opinione.

    Penso che non sempre un genitore debba riaccogliere un figlio in casa. O meglio. Deve riaccoglierlo per aiutarlo e quindi affidarlo a persone che possano riabilitarlo a una vita giusta e corretta (ovviamente dipende dal tipo di sbaglio..)

    Sono però d’accordo sulla famiglia che è (o dovrebbe essere..) porto sicuro per ognuno di noi.

  5. “Accogliere” cmq non significa “sottrarre alla giustizia” o nascondere dalla vista dei carabinieri!
    Semplicemente non chiudere la porta in faccia e non cancellare questa persona dalla propria vita solo per un errore.
    Certo… la parolina magica resta DIPENDE, ma non sempre abbiamo la fortuna di fare quello che “in astratto” riterremmo di fare se un giorno dovesse accadere questo o quell’altro.

  6. Reblogged this on Ecce Clelia and commented:

    Autorileggevo dei vecchi post, facendomi quattro grasse risate e pensando che dovrei seriamente impegnarmi di più per riprendere a nutrire come merita questo mio blog. Poi sono finita su questo post, che ridere non fa ma merita, secondo me, il suo bel posticino nella categoria “The Best of Cle”.
    Un abbraccio a voi che loleggerete o semplicemente passerete da qui e la promessa di riscrivere presto. Molto presto.

  7. Per esperienze che ho vissuto da molto vicino, ti rispondo che un figlio per un genitore, resta sempre un figlio, anche se quest’ultimo ha mostrato tutto il peggio di cui può essere capace un uomo (ovviamente non contemplo quelle persone che recano danni alle altre persone). Resta di fatto, che la famiglia rappresenta l’unico porto dove poter ancorarsi, avvicinandosi magari anche al divino che sarà in grado di “affievolire” attraverso la speranza, i dolori e le delusioni, ma la famiglia resta un baluardo.

  8. A un figlio si perdona tutto, o perlomeno non mancheranno mai quel piatto caldo, una coperta ed un tetto. Per quanto possa aver sbagliato è comunque carne e sangue nostro, l’abbandono è un fallimento.
    Ed in tutto questo la fede aiuta. Non dico che bisogna mettersi in ginocchio a baciare balaustre, ma sicuramente le difficoltà dopo il primo momento di smarrimento e rabbia, sicuramente ci avvicinano di più a Dio che è il primo a perdonare e a porgere l’altra guancia.
    Un abbraccione!

E tu? Che ne pensi?

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