Caro Diario · Religione

L’arte funerea

Per anni quando andavo a trovare mia nonna paterna, dopo i convenevoli del tipo “Come stai? Dove sei andata? Fa freddo oggi” l’argomento subito intavolato era “Sai chi è morto? quello … la zia… la nonna… il figlio…”.

Per anni ho pensato che mia nonna fosse una persona monotona e magari smemorata (della morte del Tizio Pinco Pallo mi aveva magari già detto), che parlasse sempre delle solite cose.

Poi ho iniziato a pensare che per un vecchio parlare della morte diventava ormai un discorso comune, come il tempo o il dolore al ginocchio. Hai visto tanti amici e parenti andare via, che sarebbe sciocco non pensare che prima o poi possa accadere anche a te in prima persona, e nemmeno troppo in là. Alcuni magari esternano meno questa presa di coscienza, altri come mia nonna, quotidianamente.

L’altra mattina ho avuto una delle mie tante epifanie, un dei miei tanti stream of consciusness in pure stile Joiciano che mi ha folgorata ed aperto una diversa prospettiva, e forse mostrato la vera chiave di lettura di quel continuo parlare e preoccuparsi da parte di mia nonna di chi era morto, di chi fosse andato al funerale di Caio, di quali persone lei avrebbe dovuto essere ad ogni costo al funerale. Il motivo l’ho compreso a 28 anni ed era sempre stato sotto i miei occhi.

Ero in macchina, davanti a me un camioncino grigio di una ditta di onoranze funebri, con una scritta e uno slogan degno delle migliori imprese “Tizio Caio, da Tot anni L’arte funerea”.

Eeeeeehhh! Ho pensato, l’arte funerea, due corone di fiori, una pezza alla porta… Arte… Che poi spesso si tratta di farse, di famiglie che si mettono in mostra anche nel dolore…

Passo in dietro: non sono credente ma non significa che non abbia rispetto dei morti. Tuttavia io ho ereditato la filosofia di mio nonno materno che tra le sue massime di vita aveva: “Quando sarò morto, cagami in faccia!”. Una frase un po’ forte indubbiamente e a metterla in pratica si rischia la galera per vilipendio di cadavere, però esprime un concetto chiaro: le persone vanno trattate bene in vita e non piante quando ormai tutto è perduto, quando non c’è più tempo per chiedere scusa, o peggio quando il nostro falso rispetto non può essere smentito dai fatti.

Torniamo all’epifania. Leggo questa frase, L’arte funerea, e mi vengono in mente in una frazione di secondo funerali a cui ho assistito e le “conversazioni” con mia nonna e i funerali a cui aveva intenzione di assistere e a cui magari non ha potuto presenziare perché non più autonoma, ed ho capito. Ho ricordato e messo insieme due pezzi ed ho capito. Era così semplice la spiegazione!

Per i cristiani (e mia nonna perbacco se lo è) la morte è l’inizio della vita eterna. Non era vero solo nel MedioEvo, la gente ci crede ancora. La vita terrena è un cammino, una parentesi, il corpo una pesante armatura le cui pulsioni vanno controllate e/o combattute. La vita è un fardello, è un cammino orientato alla morte, che è liberazione, che è finalmente il momento in cui “vivremo” davvero (se siamo stati buoni).

Mettiamo anche che mia nonna non abbia fatto questo percorso logico un attimo prima di interessarsi al funerale di tutti, ma senza dubbio è cresciuta con valori provenienti dal pulpito che hanno continuamente spostato il baricentro dell’attenzione non su chi nasce, su chi si sposa, ma su chi finalmente muore e inizia la vera vita nell’aldilà. L’interesse di mia nonna verso chi muore è frutto della sua religione e della sua educazione. E applicazione pratica della visione cristiana della vita e della morte. Una prospettiva che nel mio giardino non ha mai attecchito, ho troppo rispetto per la vita umana per considerarla una parentesi.

Funerale_di_un_pupazzo_di_neve

21 thoughts on “L’arte funerea

  1. A volte, parlare della morte e’ solo un modo per esorcizzarla … Soprattutto ad una certa eta’ …🙂 comunque, credenti o meno, vita eterna o eterno nulla, il rispetto della Vita terrena, lo trovo indispensabile per passare il tempo che abbiamo nel miglior modo possibile!!🙂

  2. E’ un’ abitudine abbastanza comune tra le persone anziane parlare di morte, funerali, malattie… Lo dimostrano entrambe le mie nonne, che passano ore ed ore al telefono per discutere della morte di qualcuno o della situazione critica di qualcun’altro.
    A volte sembra che le cose che interessano loro maggiormente siano gli aspetti bui e negativi della vita: parlano sempre di quello!
    Condivido quindi con te il fatto che dipenda tutto dalla loro educazione, dal modo in cui hanno vissuto, circondate sempre da sofferenze, difficoltà e solo raramente da grandi gioie…

  3. E’ proprio così, chi realmente crede in Dio pensa che questo sia solo un momento di passaggio, che la vera vita inizi dopo la morte. Io ricordo quando è morta mia nonna materna, che se n’è andata serenamente, anche perchè stava raggiungendo mio nonno, che se n’era andato due anni prima, ed era tranquilla, quasi felice.
    Io non sono credente al 100% però questa serenità ce l’ho anch’io, nonostante sia un po’ scettica sulla vita dopo la morte.
    In ogni caso “arte funerea” mi fa pensare più che altro ai sarcofaghi, i canopi, l’imbalsamazione… Quelle pratiche antiche, insomma.

  4. Cara Cle, ho letto con piacere il tuo post, veramente bello. E ho ricordato mia nonna che verso la fine, malata e stanca, un giorno disse una cosa che, nonostante tutto, suscitò in tutti noi una sonora risata: “Domani vorrei svegliarmi morta!”.🙂

    E ho pensato anche a mio suocero che si fa portare ogni giorno dalla badante il quotidiano locale per guardare, quasi esclusivamente, i necrologi. Il bello, si fa per dire, è che lui non usa il termine necrologio, dice “Devo legger i morti”. Quando lo sento dire così, penso ad una barzelletta che più o meno faceva così: «Un tale va ogni giorno all’edicola e chiede al padrone se può controllare se fra i necrologi c’è l’annuncio della sua morte. L’edicolante esegue pntualmente compatendolo alquanto. Un giorno non vede arrivare il tale, sfoglia il quotidiano ed esclama: “Ma guarda un po’: oggi che c’è il suo annuncio, non è venuto”.»😀

  5. è evidente che se puoi parlarne significa che non lo sei ( morta! )🙂
    la nonna, come tutte le nonne e i genitori anziani – a dire il vero mio padre non parla mai di morte, semplicemente la ignora – esorcizzano parlandone una situazione che vedono avverarsi attraverso il trapasso degii altri. a volte mi chiedo da cosa deriva tutto l’attaccamento alla vita che spesso vita non è, con le miserie della malattia, della demenza… ma ci vuole, anche, una gran fede per pensare che può esserci un meglio, dopo. sono d’accordo con te, la vita va vissuta e rispettata al momento😀

  6. Buonasera signore e grazie dei vostri commenti e dell’aver condiviso con me un pezzetto delle vostre esperienze.

    @Marisa: vedo che quella storiella si racconta in tutte le regioni e in tutte le provincie!😀

  7. E’ proprio così anche qui, a volte provo un’enorme tenerezza, a volte però tutto questo “parlar di morte/i” mi angoscia, ho un enorme bisogno di positività…. ciao Cle…ti ho twittizzata ma senza commento😦

  8. Mi hai fatto tornare in mente una frasa di mia nonna mia nonna, che mi ha lasciato ormai un anno e mezzo fa, quando zittiva la nonna paterna che rimurginava sul fatto che avessero una certa età. Lei rispondeva sempre tra le righe “Vecchia ce sarai!”😄

    Un altro atteggiamento delle persone, che io proprio non sopporto, è quando fanno diventare santo una persona, quando invece non lo è mai stata, solo perchè è morta. Mi spiego meglio: esistono al mondo persone che fanno del male a tutti perchè ce lo hanno nel Dna e tutte la gente che la circonda gliene dicono di tutti i colori, poi un giorno queste persone cattive muoiono e la gente quando ti da le condoglianze ti dice sempre: “era una bella persona!” o.o
    devo ancora capire perchè al mondo c’è l’ipocrisia…

  9. A beh… non parliamo di questo! Come anche quando intervistano i vicini dei condannati per omicidio o stupro “era una così brava persona…!”

    bah… forse è paura o peggio vigliaccheria!

    @ accantoalcamino/libera
    grazie per il tweet!!!😀

  10. Oddio, manco da un sacco di tempo, passo di qui per lasciarti un saluto e… in che post mi ritrovo? Non mi sorprenderebbe se adesso tu mi salutassi dicendo “toh, chi non muore si rivede”, ahah!! : D
    Ciao Cle, un abbraccio : ))

  11. Mi è piaciuto molto il racconto e le tue conclusioni. Ciò che c’è di straordinario però.. e non te la prendere… è la vignetta che è di quanto più bello avresti mai potuto inserire!!! Complimenti!!!!

  12. Ciao Blu! Non mi offendo affatto, anzi, se fai un igretto negli altri post noterai che le immagini ad inizio o chiusura dei post sono parte integrante di quello che voglio dire, oppure, molto più spesso, come in questo caso, una chiusura catartica!
    Io chiamerei questa vignetta “Primavera – Il risveglio della vita (ma non per tutti)”😀

  13. Interessante considerazione cara Cle… e devo dire che mi trovi anche d’accordo, anche io spesso osservando gli anziani mi ponevo le stesse domande… anche quando guardo mia mamma studiar le epigrafi agli angoli delle strade… devo dire che la tua idea mi convince !!!
    bacioni

  14. Ciao Terry, Grazie del commento!
    E’ vero è un’immagine che mi capita di vedere spesso quella delle persone anziane che sfrutano le “bachece” in cui sono affissi gli “annunci della settimana”.
    Magari lo faremo anche noi!!!

  15. Finalmente torno a scrivere, penso sia finita la latitanza e sembra un segno del destino ch’io torni a commentare proprio quando si parla di servizi funebri e morte in generale. Sorvolo elegantemente sul: ‘Preventivi senza impegno’ che sta affisso fuori dalla porta della showroom di un’agenzia distante poche decine di metri dalla mia attuale dimora, e cerco di accantonare il mio cinismo materialista che spesso mi fa pensare alla crisi imperante in qualsiasi settore, che non tocca però il ‘mercato’ dei defunti. Le agenzie proliferano e tutti a modo loro ci mangiano sopra, quando addirittura non si verificano delle squallidissime faide, soprattutto negli ospedali.
    A tal pro ricordo ancora con una rabbia incontenibile il giorno in cui parlai con la dottoressa responsabile del reparto di medicina dove mio padre era ricoverato e stava vivendo rassegnato i suoi ultimi giorni. Le avevo chiesto se potevo portarlo a casa mia per regalargli perlomeno un decesso sereno fra le quattro mura familiari, e ‘sta qui mi aveva tranquillizzata garantendomi il servizio di ambulanza nel momento in cui avesse perso conoscenza. Sollevata (si fa per dire) dalla risposta positiva, ho così continuato ad accudirlo fino all’ultimo e quando la mattina dell’8 settembre (erano le 7) fui chiamata dal reparto per informarmi che mio padre era pronto per il trasporto, mi sono precipitata in ospedale per ritirare i suoi effetti personali e firmare (fra le lacrime che mi annebbiavano la viata al punto che mi è scivolata una lente a contatto e quindi sono rientrata guidando con un occhio solo aperto) i documenti del caso. E fin qui ok. C’era un’ambulanza con un paramedico a bordo e un tizio in camice bianco che guidava, nella mia ignoranza ho pensato facesse parte dello staff, e quindi ho fatto loro strada scortandoli verso la mia abitazione. 5 piani a piedi con la barella, perchè l’ascensore era interdetto, e a me non me ne fregava nulla del disturbo che stavo loro causando, perchè mio padre doveva essere lì e non in una squallida stanzetta. Per fartela breve, lo sistemano nel letto che avevo predisposto e come prima cosa me lo privano dell’ossigeno raccomandandomi di provvedere al noleggio di una bombola nella più vicina farmacia (stronzi, potevano anche dirmelo prima in corsia che mi sarei organizzata!), poi li accompagno alla porta e il tizio in camice bianco estrae dalla tasca del camice un carnet di ricevute: ‘Sono 100 €, signora’. E qui la prima mazzata, alchè ho pensato che se avessi chiesto lo stesso servizio ai volontari della Croce Verde presso la quale anch’io prestavo la mia opera, ne avrei dati anche 200, ma perlomeno non erano carpiti con l’inganno, in quanto poi il soggetto aggiunge: ‘Signora, avete già pensato al servizio funebre? Sa, io sono il titolare di una fabbrica di cofani mortuari e proprietario dell’agenzia ‘xy’, pratichiamo prezzi concorrenziali.’ Gli ho schiaffato in mano il suo centone e l’ho raccomandato di sparire dalla mia vista, altrimenti l’avrei spinto giù per la tromba di scale.
    A parte questo episodio, ho notato che qui dove sto ora in Padania, mi capita di sentire spesso nei negozi della gente dai 20 anni in su, che come prima cosa quando si incontra, si aggiorna subito sullo stato demografico del paese in particolare sui defunti. E più il morto è giovane, più s’ingrana la macchina del pettegolezzo e dei commenti non sempre delicati, si sa che se c’è da scavare, son tutti avvoltoi. Questa pessima abitudine l’ha sempre avuta anche mia madre, in questo caso temo ogni qualvolta che salgo a Bergamo i suoi bollettini che parlano degli amichetti di Bab che non ce l’hanno fatta. E purtroppo sono tanti.
    Io ho iniziato ad avere una cognizione differente della morte il giorno che è mancato mio figlio e mi sono resa conto che l’età non conta, a questo punto tutto dipende da come siamo destinati e…è brutto a dirsi, ma è come se viaggiassimo tutti con il tag della data di ‘scadenza’ cucito addosso. Quindi essendo credente, ma non avendo ben chiaro quello che ci potrebbe attendere ‘dopo’, vivo intensamente ogni giornata cercando di non lasciare nulla in sospeso, e sono felice quando ogni mattina mi sveglio e riesco a mettere i piedi giù dal letto in completa autonomia. E poi que serà, serà.
    Un abbraccio!

  16. Sooooonja cara, che piacere rileggerti e ritornare a ricevere gli aggiornamenti dal tuo Blog!🙂
    Mi fa piacere sapere che alcune nubi si sono dissipate, ma non voglio assolutamente che sia un “segno” il tuo ricominciare a commentare da qui!😛

    Quanti avvoltoi, mamma mia, e quante storie tristi.

    A proposito di pettegolezzo tempo fa mi capitò di edere una signora che aveva perso un figlio in fabbrica dopo due gg dall’accaduto intrattenersi al cimitero con altre comari a spettegolare dei fatti altrui. :O
    Incredibile!!! Va bene riprendere quanto prima la routine per riprendersi dal dolore, ma…O_o

    Tu sei una donna forte, cara Sonja, certe croci purtroppo capitano a chi è in grado di sostenerle. Un abbraccio forte a te e Bab
    (forse durante le ferie riuscirò a mandarti quel benedettissimo pacco???!!! marò!!!)

  17. E’ bellissimo tornare, ritrovarti e commentare, è superfluo dire che Tu, come tutti gli Amici mi siete mancati tantissimo ed era triste passare, leggere e non avere la forza di scrivere manco un ciao.
    Le cose vanno meglio e di conseguenza pure io mi sono svegliata dal mio torpore, facciamo che se ho iniziato a commentare da qui è proprio per esorcizzare uno spettro, è stato terapeutico.
    A proposito della signora di cui hai scritto, beh è proprio vero che ognuno di noi ha un suo modo personale di gestire ed elaborare emozioni e dolori. Nel caso suo, complimenti davvero per la velocità, che ha al posto del cuore, un pezzo di metallo o di granito?😦
    Ti mando un abbraccio forte e formato famiglia, smackkkkkk!!!

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