Cinema e Film

This must be the… meaning?!

Edit 1 novembre 2011: Ho notato che molte persone arrivano qui cercando il significato della scena finale. Invito pertanto alla lettura non solo del post ma anche dei commenti sotto dove, insieme ad altri blogger, siamo riusciti a mettere in un calderone tutte le impressioni e a sbrogliare questa matassa! Buona lettura!

Ieri Amour ed io siamo tornati in poltrona per vedere This Must Be the Place di Paolo Sorrentino con Sean Penn.

Tanto e tale era il desiderio non solo di vedere il film ma anche di tornare al cinema (almeno da parte mia) che ho accettato (=convinto Amour) a fermarci a vedere il film anche se, nella seconda sala da noi raggiunta, gli unici posti erano quelli in seconda fila.

A parte la cervicale il film merita d’esser visto e merita il tutto esaurito che sta rastrellando per le sale. Sorrentino fa ancora una volta un sapiente uso della musica, che diventa pilastro nello scorrimento del film e quasi una voce narrante. Il ritmo è lento ma la lentezza si addice al personaggio ed in generale al mondo Goth (per quello che può valere come definizione). La visione è piacevole e si esce dalla sala con l’impressione di aver vissuto delle sensazioni vere anche se lì per lì non si ricorda bene quali!

Sean Penn è fantastico, calato alla perfezione in questo personaggio che, inutile dirlo, riecheggia Robert Smith dei The Cure, ma in cui potreste rivedere uno qualsiasi dei vostri amici Goth (badando però a non confondere il darkettone con il goth vero e proprio), la loro proverbiale pacatezza e flemmaticità. La cosa bella (seocondo me) dei Goth è il sorprenderli a sorridere per una qualche battuta spiritosa o addirittura sentir loro scherzare. E’ la prova che il loro stato è più simile all’apatia che alla depressione vera e propria. Come si dice nel film, magari è solo noia.

Devo però annoverare questo film nella categoria “mica ho capito bene bene bene?!”.

 *** Occhio allo spoiler, pur senza svelare grandi cose, sto per parlare del finale, quindi passi ad altre e più amene letture il caro navigante che non hai ancora visto il film e non vuole alcuna anticipazione.***

Mi piacerebbe aprire un piccolo confronto/dibattito per confrontrci un po’ sulle conclusioni da trarre dalla scena finale. Naturalmente nulla questio sulla scelta della “punizione” da infliggere all’ex aguzzino nazista, e soprattutto molto bella la scena del racconto della sua versione. Mi è piaciuto molto e non necessita di chiarimenti.

Quella che proprio non ho capito è la chiusura!!! Si batte spesso il chiodo sul fatto che Ceyenne non sia mai davvero cresciuto, che è una sorta di bambinone nei panni di un vecchio (truccato ma vecchio). Dal racconto di Ceyenne sul rapporto che aveva con il padre capiamo che a 15 anni ha iniziato a truccarsi gli occhi di nero e a conciarsi in quella maniera perché sentiva che suo padre non lo amava. Ha continuato (come continuava suo padre a non dimostrargli affetto o interesse) fino a che, con il viaggio intrapreso nel film dopo la morte del padre, non ha preso coscienza di sé, di cosa significa essere genitore (sia pure indirettamente) in qualche modo riappacifindosi con il genitore portandone avanti la personale battaglia di una vita. Superato il conflitto esce dallo stato “adolescenziale” e diventa uomo (tanto da cominciare a fumare!!!) acquistando un aspetto “normale” (si taglia i capelli, si strucca, si veste con abiti “civili”). Un vero e proprio romanzo di formazione.

Ora la domanda è: perché quella scena finale? Cosa significa andare sotto la finestra di una signora da tre mesi in attesa del figlio e farle prendere quasi un coccolone??!

Ipotesi a): serve a far dire alla gente “Ah! Ecco chi è sto Scion Pen, quello che ha fatto anche quell’altro film, aaaaah!? Lui è???!!!!”

Ipotesi b): serve a dire alla signora “Non preoccuparti, tuo figlio Tommy sta passando un periodo, è una fase, passerà! Vedi? Anche a me è passata (dopo solo 30 anni)”.

Dopo aver espresso questi dubbi, posso anche dedicarmi alla lettura in altri blog delle recensioni di questo film, magari trovando le risposte che cerco… Intanto aspetto le vostre! Sciau.

31 thoughts on “This must be the… meaning?!

  1. Ahahahaha, sono uscita dalla sala con gli stessi tuoi interrogativi e le stesse tue risposte. E per come mi ero messa io l’animo in pace, ho pensato a mia volta che fosse come tu hai scritto nell’ipotesi b.
    Sorrido, perchè essendo stata una grandissima estimatrice di Robert Smith, non solo ho acchiappato al volo le assonanze con il mio adorato cantante, ma mi sono letteralmente sollucherata leggendo questo tuo passaggio: “…. la loro proverbiale pacatezza e flemmaticità. La cosa bella (seocondo me) dei Goth è il sorprenderli a sorridere per una qualche battuta spiritosa o addirittura sentir loro scherzare. E’ la prova che il loro stato è più simile all’apatia che alla depressione vera e propria. Come si dice nel film, magari è solo noia.”
    Socia mia, ti adoro!

  2. Ciao Socia!
    in effetti sai quando uscivo con il gruppo del fan club dei depeche mode c’erano con noi parecchi dark e parecchi gothic e avevo questa strana sensazione di “wow!!!” quando uno di loro rideva alle mie battute divertito come i bambini che non hanno ancora mai sentito nessuna barzelletta di pierino!!!

  3. Ma sai che ho avuto anche io i miei dubbi sulla scena finale? C’è persino chi lo ha definito un finale scontato…beato lui! per me scontato proprio non lo è stato!
    Ad ogni modo sono più propensa per l’ipotesi “b” e sono arrivata addirittura a pensare che fosse lui il figlio tanto atteso dalla donna. Poi però ho mandato indietro il film nella mia mente e ho detto “okay, non può essere.”
    Penso che la sua apparizione sotto il davanzale della donna sia una sorta di rassicurazione nei suoi confronti, un modo per alimentare la sua speranza ed invitarla a non demordere, perchè prima o poi da quella strada spunterà la persona che così a lungo sta aspettando. E vederlo sorridere in quel modo, così spontaneamente, dopo anni e anni di musi lunghi e risolini forzati, le trasmette pace e serenità.
    This must be the meaning? Me lo domando anch’io.🙂

  4. Contando che ho Bypassato la parte dello spoiler, ti confesso che anche io voglio andarlo a vedere… poi, dopo queste critiche entusiastiche non posso più esimermi..!
    Detto questo, a me non piace molto Sean Penn, anche se questo non mi fermerà dall’andarmi a vedere il film. E poi… vogliam parlare del titolo? Io lo trovo geniale!!!

  5. A me il film non è piaciuto (come hai letto nel mio blog🙂 ) e la scena finale serve solo a far vedere che è “diventato uomo”, cioè, il ragazzo che era andato via (lui dal padre, l’altro da quella donna che non si sa chi sia) è tornato.
    Soluzione cervellotica di un film pretenzioso e sconclusionato.
    😛

  6. Editerei la tua frase con “il ragazzo che è andato via è tornato… per diventare uomo”.
    E quindi l’andare via non è necessariamente negativo (per il figlio della donna) ma qsa che gli servirà.
    Eh?!!
    Ecco, grazie anche al tuo intervento, per quanto il film non ti sia piaciuto, ora il finale ha più senso.
    Grazie!!! ;D

  7. oh, finalmente sono riuscita ad entrare nel tuo blog!!! ogni volta che linkavo sul tuo nome c’era qualcuno che voleva farmi partecipare ad un concorso!😦
    premetto un piccolo aneddoto che forse potrà dare la spiegazione non solo di questo finale ma di tante altre scene incomprensibili dei mille film che abbiamo visto. il mio prof di storia del teatro, il benemerito pietro lorenzoni, ci raccontò, una volta, che ad una conferenza stampa a cannes, del maestro indiscusso del cinema, il mitico luis bunuel, un giornalista gli chiese che cosa avesse voluto dire in quella certa scena e con quella soluzione cinematografica – scena che, evidentemete, risultava oscura al giornalista e che lo sarebbe stata ancora di più, per i poveri spettatori. bunuel ci pensò su per un momento e rispose: nulla. non intendevo assolutamente nulla! ecco, penso che i registi abbiano una loro idea di come portare avanti la storia che hanno immaginato e molto spesso si diveratono a giocare sulle incertezze e sulle fragilità delle vicende rappresentate. se vuoi il finale del film in questione è anche piuttosto banale, ma al regista sarà piaciuto e magari voleva semplicemente dire quello che si vedeva: uno che torna pacificato col padre e allo stesso tempo concede col sorriso una speranza alla donna che aspetta

    1. In effetti questa era una conclusione a cui ero arrivata al liceo: mille speculazioni sul perché il pittore del quadro x usasse colori cupi per poi scoprire dopo il restauro che i colori erano brillantissimi, o mille seghe mentali sul perché il filosofo y abbia detto certe cose per poi scoprire che i manoscritti vennero manipolati dalla sorella dello stesso.
      Però con i film mi viene più difficile “accettare” che una scena o peggio la chiusa del film non significhi “niente”.
      mi va bene il finale “aperto” quello in cui l’autore ti lascia spazio per immaginare l’epilogo, ma una scena di chiusura che non significa nulla, no!

      Quanto ai problemi che hai avuto sono sorpresa, anche se WP sta facendo le bizze con me anche per altre questioni!
      Bah!!!

  8. C’è anche qualcosa di più, ma è appannaggio di chi è un grande Artista, e non solo un grande Artigiano: comunicare emozioni, direttamente alla “pancia” senza passare per la comprensione razionale, che inevitabilmente filtra.
    Pasolini, Fellini, riuscivano a comunicarti delle sensazioni forti. Anche insopportabili, a volte. Penso ad esempio a Pasolini in Salò. Quello che ti fa provare non è ben descrivibile a parole, eppure guardando quel film capisci qualcosa.
    Penso a Fellini in “la voce della luna”, in cui comunica la sua stanchezza per questa società in cui tutti parlano e soffocano quelle poche voci che vale la pena di ascoltare.

    In questi casi, il film – ma può anche essere un’altra espressione artistica – ha l’effetto di un koan zen. Lo devi “sentire” e non “capire”.

    Ma, francamente, non mi sembra questo il caso.

  9. sono d’accordo con te rob. i grandi maestri fanno proprio questo: ti prendono a pelle e ti portano dove vogliono loro. ma a proposito di sorrentino è il caso di dire che dovrà ancora mangiare tanto pane tosto! il film è piacevole comunque, con una fotografia riuscita e delle buone prove d’attore!

  10. Ho dovuto saltare metà dell’articolo perchè ancora non ho visto il film. Sono molto curiosa. Nonostante ne ho anche sentito parlare molto male dai miei colleghi. Sceneggiatura carente, dicono in moltissimi.

  11. Eccomi, Socia!!!!
    Sono riuscita ad andarci ieri pomeriggio con Bab e la prima cosa che mi ha detto quando si sono riaccese le luci, è stata: “Mami, stiamo qui e ce lo rivediamo ancora?”
    Mi sa che appena giungerà pure nel paese sfigato dove stiamo attualmente, saremo in pole per un’altra serata davanti al grande schermo.
    Fra l’altro ho notato che per me che ero alla seconda proiezione è stato emozionante e coinvolgente come la prima volta, e le lacrime e i sorrisi non li ho lesinati.
    Grazie a Cheyenne ho preso il coraggio a due mani e sono riuscita a raccontare a Bab della mia parentesi (un triennio) Goth, lei non si è scomposta pe nulla e anzi è sbottata con un: “Epperò, forte la mia mami!” che mi ha fatto inchiodare l’auto e me la sono abbracciata forte.
    Tornando al finale, grazie proprio all’analisi di Bab sono riuscita a mettere insieme il mosaico delle mie impressioni.
    Infatti c’è quel passaggio nel quale la donna che aspetta notizie del figlio, parla del fumo come un vizio che s’impara quando s’attraversa il passaggio dall’essere bambini al diventare grandi, e Cheyenne in vita sua non aveva mai toccato una sigaretta, anche se poi i peggiori vizi se li era concessi tutti, eroina compresa (non in vena, perchè era terrorizzato dagli aghi).
    Poi si passa al dialogo con la cameriera, dove lui racconta del suo rapporto tormentato col padre che non aveva mai accettato di vedere il figlio quindicenne che si acconciava e truccava in quel modo.
    Il viaggio alla ricerca di Lang, il criminale nazista, lo porta a sbloccare qualcosa dentro di lui, a ritrovare se stesso grazie alla toccante esperienza con la ragazza madre ed il figlio goffo e tenerissimo, e dopo la sbronza di Jaegermeister e la la singolare umiliazione impartita al tedesco, il sapere che a modo suo il padre gli aveva comunque voluto bene, il fumarsi la prima sigaretta offerta in aeroporto (lunga e vigorosa boccata, fra l’altro, pareva volesse recuperare il tempo perduto) sono stati il passaggio chiave che ha riannodato i fili del passato come un ponte invisibile con il presente. Presentarsi nella via di quella madre e appostarsi sotto la sua finestra, ripulito e con un ampio sorriso, le ha appunto dato un grandissimo messaggio di speranza che valeva più di 1000 parole, penso che un finale migliore non avrebbe potuto esserci.
    E il dialogo fra rockstar con David Byrne, incredibilmente realista e toccante.
    Quasi quasi, se oggi non ho di meglio da fare, ci torno, era così coinvolgente la storia, che pareva davvero di essere lì.
    Un abbraccio, Socia!!!

  12. Ecco si Socia direi che la tua (e di Bab) analisi del testo racchiuda tutto quello che c’è da dire e che un po’ nei commenti ci eravamo detti. Quindi ti becchi un 8+!!!!
    Per l’oscar non so… mi è piaciuto ma non a questi livelli!!!

    @Rob
    forse non aveva nemmeno tutte quelle pretese sorrentino.
    Io credo abbia voluto raccontare un certo modo di essere, e le reazioni che si possono avere davanti a questo film sono le stesse che si hanno nella vita reale davanti a darkettoni et similia: ti ci riconosci (in un certo qual modo) e ami alla follia il film o comunque “un film” che finalmente parla anche di te, lo guardi con indifferenza e senza apparente effetto chiedendoti “Non ho capito che diavolo vai cercando”, lo guardi con interesse cercando di capirci qualcosa di più.

  13. Cle
    ho visto il film…finalmente. Concordo con le tue parole ma io adoro Sean Penn e sono stata rapita dalla sua interpretazione🙂
    per quanto riguarda il finale…all’inizio ho subito pensato che poteva essere lui stesso il figlio fuggito 3 mesi prima per via del discorso con la signora delle sigarette ma riflettendo lei chiama il figlio Tom e poi mi sembrava troppo giovane rispetto a Cheyenne.
    allora ho pensato al momento in cui lui racconta che a causa delle sue canzoni due ragazzi sono andati via….ora uno è morto e lui continua a far visita alla sua tomba e l’altro dovrebbe essere questo ragazzo che non è più rientrato a casa. Una possibile interpretazione è che la donna trasferiva il dolore per la morte del figlio su Cheyenne stesso. Ovvero: Cheyenne ha mantenuto il look e l’atteggiamento che aveva da giovane quando ancora suonava. Il figlio della donna è scomparso proprio a causa delle sue canzoni e del personaggio che lui era. Il fatto che Cheyenne non “crescesse” e rimanesse attaccato ai vecchi tempi poteva essere per la donna come un non rispetto per il suo dolore. Quando lui smette di truccarsi e cambia abbigliamento allora è come se sia lui che la donna si lascino il passato alle spalle, decisi a vivere un nuovo futuro.
    ma credo che il finale di questo film sia volutamente costruito per diverse interpretazioni .
    notte😉

  14. non penso che l’argomento sia il dark, darkettone, il cercare di rappresentare una categoria, è una storia di vita, di distacco dai genitori, magari necessario, inevitabile ma lo stesso non accettato. Il cercare di vivere da soli e poi scoprire che si può e si deve vivere con gli altri, anche se non si riesce o non si può riuscire, il bello della vita sta nel viaggio, metafora di tentativo non solo di cambiamento ma anche di accettazione di sé stessi e del personale cammino. E gli altri che incontra sono tutti diversi da lui, altrimenti avrebbe incontrato solo sé stesso di nuovo, trascinando la propria solitudine.
    Nell’ultima scena ho sentito come se la donna fosse sua madre e prima non lo avesse riconosciuto, perché neanche lui riconosceva sé stesso e quindi si nascondeva dietro ad una rassicurante maschera.
    Il protagonista si riscatta dal rimorso di avere ucciso i due ragazzi, anche se è difficile pensare che ne sia stato colpevole, ma lui si sentiva così.
    Il bello del film è proprio il viaggio geografico ma anche l’incontro con le varie persone che compongono l’umanità, tutte degne quanto noi di vivere la propria vita!😀

  15. ciao amoleapi e grazie del commento.
    Ma infatti il tema non è “lo stile di vita dark”, ma il contesto in cui si svolge la storia è quello.
    Si in effetti la chiave di lettura del viaggio per questo film è molto valida, ma resta sempre il “problema” della scena finale, ché quella non è la madre!
    Ciao e a presto!

  16. Premesso che secondo me cheyenne e solo un nome d’arte, sono convinto che quella madre ha perso suo figlio, quando ha smesso di togliersi la maschera e di vivere , e da allora lo attende il tempo e’ fermo da allora… Ed ha ripreso a scorrere vedendolo li sotto la sua finestra Tom ha dismesso la maschera ed e’ tornato …

    1. non credo di aver ben compreso… che Ceyenne sia o non sia un nome d’arte non aggiuge granché.
      La signora non potrebbe essere sua madre (di Ceyenne) per evidenti ragioni di età e di inconferenza dei tempi della narrazione.

  17. A volte mi capita di vedere un film e di provare una sensazione fortissima a cui il mio intelletto non sa dare spiegazione immediatamente. Arrivo ad una conclusione logica solo riflettendoci a posteriori.
    Mi è accaduto spesso durante questo film.

E tu? Che ne pensi?

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