Caro Diario

Cartoline da Londra

Esattamente un mese fa mi rientravo in Italia dopo 10 giorni trascorsi nella City con in testa la convinzione (per fortuna esagerata e sbagliata) che null’altro mi sarebbe sembrato bello di nuovo.

Ho passato l’ultimo mese ad elaborare mentalmente questo post, a riorganizzare i pensieri e le emozioni provate, a darvi un nome, a pensare e ripensare a perché Londra sia salita in maniera indiscussa sul podio delle Città da me preferite in cui trasferirmi all’istante per la vita.

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La sensazione che mi aleggiava nella testa ma di cui non riuscivo a definire i contorni era che si, Roma, Parigi e le altre capitali europee sono belle, sono pregne di storia, di monumenti, come anche Londra… ma Londra ha un quid pluris. E non è semplicemente il fatto che vi sia (ancora) la Regina, per cui tutto sembra sempre tirato a lucido, pronto per una sua visita a sorpresa (anche in Spagna c’è la Monarchia ma non ho avuto questa sensazione), non è semplicemente il fatto che sia tutto bello, pulito, funzionante, da vedere, da visitare, mozzafiato… anche Parigi lo è stata ed anche i musei da me preferiti non si trovano a Londra… Certo, Londra ha in più dei parchi dalle viste incredibili, ma… non era quello ad alimentare la mia sensazione. C’è qualcosa di più, qualcosa di invisibile agli occhi.

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Londra vive il presente. Non vive della storia, vive anche di quella ma è una città che è, non semplicemente “è stata”.

Questa era la frase con cui la descrivevo sinteticamente ai miei amici al ritorno del viaggio ma onestamente solo ieri sera, in un’epifania Joiciana mentre ascoltavo un programma sui poeti maledetti, sono riuscita a definire meglio i contorni e le ragioni di questa sensazione e capito che non si trattava di una semplice “impressione” ma un vero e proprio dato di fatto.

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Roma ha influenzato il mondo in un tempo ormai lontano, l’Italia è stata il centro del mondo nel Rinascimento e ancora raccoglie la rendita di un tempo che fu, splendido si ma che fu.

Parigi… Parigi e la Francia hanno contribuito per larga parte a dare i natali all’era moderna. Decadentismo ed impressionismo sono i movimenti artistici che si sono avvinti come l’edera al mio cuore. Ma l’800 è passato da un pezzo.

A Londra invece il tempo non si è fermato.

Londra non vive del suo passato, o quantomeno, non solo di quello. Londra vive del presente e le menti che nascono a Londra plasmano ed influenzano il mondo oggi o per lo meno, quella parte del mondo a cui io guardo.

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Al momento da Londra (e dal Regno Unito) provengono la quasi totalità degli autori, scrittori, cantanti, registi, interpreti, attori contemporanei che mi appassionano, che amo. Londra è una fucina di opere in tutti i campi artistici (esclusa la cucina, ovviamente) è il centro del mondo creativo che tiene in mano il mio cuore e lo fa battere. Depeche Mode, Stereophonics, Neil Gaiman, Terry Pratchett, Tom Hiddleston, Cumberbatch, Martin Freeman, Muse, … autori ed artisti che ho quotidianamente, costantemente, negli occhi e nelle orecchie. Son nati lì, alcuni ci vivono ancora, altri si sono spostati solo per amore del sole e del clima della California. Ma sono Inglesi. Sono attuali, non sono storia benché per certi versi siano già leggenda.

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Londra è il centro del mio mondo contemporaneo ed è incredibile che ci abbia messo piede solo ora! Qualcuno obietterà che l’Italia e la Francia sono ancora il centro del mondo per la moda, la cucina, l’enogastronomia, e tante altre belle cose… Si vero… ma è sempre roba che ci portiamo dietro “per tradizione” e comunque una intera bottiglia del migliore champagne non potrà mai commuovermi, elevare il mio spirito o farmi sognare quanto una storia di Sandman.

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A proposito di moda, anzi, di modo di vestire. Anche questo aspetto, secondo me, dà il polso di cosa significhi essere Londinese e di cosa sia in realtà Londra. Ogni indumento e accessorio del/della londinese dice qualcosa del suo modo di essere, del suo carattere, della sua individualità. Molti si vestono male, non c’è che dire, ma si vestono secondo la loro personalità. Non scimmiottano qualcuno visto in una rivista. Si esprimono attraverso il guardaroba.

Il meglio vestito (o la meglio vestita) di una delle grandi città italiane, trasposto a Londra, con molta probabilità apparirà comunque uno venuto venuto dalla campagna che emula quelli della città (anzi, della City). Non so spiegarlo ma riconoscevo a naso le italiane trasferitesi a Londra dal loro seguire il trend del momento (e magari sentirsi anche superiori a chi è rimasto “indietro”), diversamente dalle ragazze londinesi che, senza magari nemmeno curarsene o pensarci, un trend lo stavano creando con un accostamento “insolito” o “diverso” che riassumeva in quel giorno la loro ispirazione, il loro umore. Dei veri e propri quadri postmoderni ambulanti con una naturalezza che solo una personalità e non un trend può donare.

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Per qualche strana ragione, l’aria che si respira a Londra, dona la capacità a chi la viva di esprimersi con maggiore efficacia rispetto al resto del mondo, che non può far altro che assorbire e nutrirsi della linfa che dal primo meridiano si propaga verso tutti gli altri.

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A presto, mia cara.

Per sempre tua,

Cle

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2 thoughts on “Cartoline da Londra

  1. Con personaggi come Heston Blumenthal ed una marea di altri, mi sento di dissentire sull’eccezione culinaria. Lontani sono i tempi in cui Londra era il peggio della cucina, ora c’è un’incredibile varietà e la qualità si è alzata in maniera incredibile! Le bettole ci sono e ci saranno sempre (dovunque) ma i ristoranti dove si mangia divinamente sono aumentati in maniera astronomica!

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