Caro Diario

Ecce Clelia chiude (ma Cle non smette di Bloggare!)

Carissimi amici, follower di vecchia data e nuovi, ci ho pensato tanto e sono arrivata alla conclusione che questo Blog, che a me resta tanto caro, ha ormai esaurito il suo corso.

Prima di abbandonarvi al dispiacere (o al giubilo!) sappiate che non smetto di bloggare, assolutamente! Fa troppo parte di me (a dispetto delle apparenze, vista l’assenza di post negli ultimi mesi).

Tuttavia è arrivato il momento di tirare una linea.

Negli ultimi anni mi sono spesso ripromessa di riorganizzare questo blog, fare una selezione di post, potare rami secchi, aggiornare alcune pagine… e decidere se dargli una impostazione di contenuti diversa.

Nel frattempo son diventata madre, sto coltivando nuovi interessi, nuovi hobby, di cui vorrei scrivere e di cui in realtà ho scritto senza però pubblicare i post, perché i temi mi sembrano del tutto slegati dal resto dei post. Più passa il tempo più il gap si alimenta con il pessimo risultato che ho smesso di aggiornare il blog.

Facendo una lucida analisi della situazione ho finalmente focalizzato il problema: la voglia di scrivere c’è ancora, ma Ecce Clelia non è più il contenitore adatto.

Questo è nato come il blog di una ventenne, fuori sede e alle prime esperienze lavorative.

La Cle di oggi è una trentenne, madre, sposata, con una posizione lavorativa definita. 

Questo non significa che prendo le distanze da me stessa, ma semplicemente che questo spazio non è più funzionale alle nuove cose di cui vorrei scrivere. Dovrei riorganizzarlo del tutto, magari cancellare delle pagine e, onestamente, mi dispiacerebbe smantellarlo e snaturarlo.

Sarebbe come deturpare un vecchio diario. Come perdere pezzi di me.

E proprio come per i diari cartacei, arriva prima o poi il momento di iniziarne uno nuovo. Quello vecchio viene riposto con amore e gratitudine, zeppo di ricordi, riflessioni che magari non si condividono più, e perle di saggezza da rileggere di tanto in tanto. Una ricchezza che va custodita, senz’altro.

Ma non ha senso, invece, appiccicare fogli volanti su un diario vecchio per prolungarne l’utilizzo più del dovuto. Nè si può smettere di scrivere per il timore di un nuovo foglio bianco.

È tempo, dunque, di cominciare un nuovo diario.

Pertanto, se ne volete ancora sapere e leggere della Cle, ora trentenne e madre (ma di fondo pur sempre la solita) allora questo non è un addio ma semplicemente un invito a visitare e diventare followers del mio nuovo blog: Diario di Madre.

Ci vediamo (se vi va) di là!

In ogni caso vi ringrazio tutti, uno per uno, per esserci stati e, spero, esserci ancora!

Con affetto, 

Cle

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4 thoughts on “Ecce Clelia chiude (ma Cle non smette di Bloggare!)

  1. Brava! Ogni età ha le sue gioie. In bocca al lupo per i tuoi nuovi progetti e propositi. La tua vitalità ti darà sempre grandi soddisfazioni!

  2. SAGGIA DECISIONE!
    il digitale cancella gli sguardi e crea uno spazio positivo, dove tutti si ritrovano insieme essendo isolati, creando così un regno sterminato dell’Uguale. Non deve dunque sorprendermi se, stando dall’altra parte del mondo, leggo la stessa roba con le stesse immagini con i medesimi commenti; solo le lingue cambiano: la roba che si ammucchia inutilmente rimane sempre la stessa.

    Gli sguardi, al contrario, irrompono su di noi, e ci mettono davanti la diversità, il rischio di una negatività necessaria. Senza sguardi è semplice gestire un finto controllo, ma diventa complicato parlare con noi stessi, salvaguardare le nostre preziose capacità auto-riflessive. Senza la possibile negatività del diverso (negatività intesa come scarto, come interruzione dal circolo d’auto-specchiamento di noi stessi; come slittamento semantico in grado di produrre qualcosa) ci disabituiamo a pensare, a pensare in maniera complessa. E possedere in mano tutte quelle immagini trasparenti per trarne furtivamente qualcosa non ci porta a nulla, se non ad un presente privo di sguardi veri; ad un presente privo di sguardo che si rivolge al passato o al futuro.

    Al contrario, è uno sguardo prolungato sulle cose (altri sguardi, le stesse immagini con una data impressa, o le immagini di un futuro possibile) a condurci verso una soddisfazione più profonda del vedere, del percepire, con l’essere che si dipana in un racconto sensato senza la necessità inconvulsa di contare – ad esempio – il numero dei like.

    La cultura digitale rimanda al dito (digitus), che – soprattutto – conta. La cultura digitale si basa sul dito che conta: la storia, invece, è un racconto. La storia non conta: contare è una categoria poststorica. Né i tweet né le informazioni si combinano in un racconto: neppure il diario di Facebook racconta la storia di una vita, una biografia. È additivo, non narrativo. L’uomo digitale gioca con le dita nel senso che conta e calcola ininterrottamente: il digitale assolutizza il numerare e il contare. Anche gli amici su Facebook vengono soprattutto contati; ma l’amicizia è un racconto. L’era digitale totalizza l’additivo, il contare e il contabile. Persino le simpatie vengono contate sotto forma del “mi piace”. Il narrativo perde notevolmente di significato: oggi tutto viene trasformato in qualcosa di contabile, per poter essere tradotto nel linguaggio della prestazione e dell’efficienza. Così, tutto ciò che non è contabile cessa di essere.

E tu? Che ne pensi?

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