Caro Diario, Crescita Personale

Saper riconoscere quando è tempo di cambiare

Quando ti sembra di sprecare l’inchiostro delle tue penne o i tuoi post-it “particolari” per uso attinente al lavoro… è arrivato il momento di cambiare lavoro, o almeno remare verso quella direzione.

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Si sa: i patiti di articoli di cancelleria (stationery addicted) hanno pile e pile di quaderni in attesa di “un uso perfetto” perchè troppo belli per essere sciupati. E insieme ai quaderni, anche washi, stickers…

Io detesto avere roba inutilizzata (tutt’al più compro due cose uguali, così una la uso e l’altra la ammiro), ed in generale non sono una che decora molto quaderni ed agende, essendomi ormai rassegnata anche alla bruttezza della mia grafia. Ma mi piace avere cose belle oltre che funzionali, per rendere più piacevole anche la vista dell’agenda, sia essa personale o di lavoro.

Ultimamente mi sono accorta che non mi va di “sprecare” le mie cose per il lavoro. Annoto le cose da fare su foglietti strappati, nemmeno più nell’agenda (nonostante abbia inserti orientati proprio ad organizzare la giornata lavorativa). Uso le penne più scadenti, riservando quelle più scorrevoli ad altro (o nulla).

La voglia e la consapevolezza di dover cambiare lavoro per me c’è da diversi anni. Ho cercato di salvare il salvabile per non “buttare alle ortiche” la mia formazione ed esperienza professionale, ma sono arrivata al fondo, e questa resistenza all’uso di cose che mi piacciono per il lavoro, è un chiarissimo campanello di allarme: il tempo è scaduto. Meglio buttare alle ortiche la “professionalità acquisita” in un determinato settore, che la possibilità di sentirmi quanto meno soddisfatta delle ore lavorative, di sentire che sto mettendo a disposizione degli altri il mio talento, che sto aggiungendo valore al mondo a fronte del tempo che sottraggo alla mia famiglia e a me stessa. Lavorare per la gloria o solo per mantenere un titolo prima del proprio nome in firma vale davvero poco a fine giornata. Nel lavoro impieghiamo la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie, continuara a fare qualcosa per cui non ci brillano gli occhi, alla lunga, porterà solo scontentezza, malessere e senso di insoddisfazione.

E da diversi mesi, ormai, oltre a badare a due pargoli, la casa e trascinarmi avanti un lavoro che non mi piace (e in alcuni giorni detesto), mattoncino dopo mattoncino, cerco di costruire una strada diversa che spero di poter percorrere quanto prima.

Non è facile, specie con due bimbi in casa e un altro lavoro. Ma non è impossibile. Certo: la giornata è fatta di 24 ore e qualcosa resta indietro. Io ho lasciato indietro i blog, la mia passione per la cucina, la cura della casa… mi sono lasciata solo un piccolo svago videoludico perchè qualcosa di piacevole oltre ai figli devo pur mantenerla! Ma sto costruendo, un pochino ogni giorno. Se vi chiedete come fa una mamma a fare tutto (e nello specifico anche a cambiare lavoro) la risposta è semplice: non può fare tutto, non per lunghi periodi, non tutti i giorni tutto l’anno. Non può essere sempre tutto al massimo: è un fatto di priorità e sanità mentale. Qualcosa va lasciato indietro. i figli certamente no, tutto il resto a fasi alterne certamente si.

Si dice che si fa un torto a se stessi non facendo ciò per cui ci brillano gli occhi. Io dico che si fa un torto a se stessi se si continua a fare qualcosa che ti fa torcere le budella. E si fa un torto alla propria famiglia lasciando che qualcosa che detestiamo ci prosciughi ogni energia vitale e voglia di fare.

Il mantra è sempre quello: avere il coraggio di cambiare quello che può essere cambiato, la forza di sopportare quello che non può essere cambiato, e l’intelligenza di capire la differenza tra le due situazioni.

L’intelligenza…. ma anche la chiarezza nella mente.

Tante volte sentiamo un senso di frustrazione e insoddisfazione e non ne capiamo nemmeno la causa, o la ascriviamo ad altri fattori, con il risultato di nuotare a vuoto, perchè non capiamo quale cosa rimuovere (o aggiungere) nella nostra vita per poterci liberare da quel senso di frustrazione.

Anche grazie alla pratica del decluttering e alla meditazione riesco ad individuare con maggiore chiarezza le ragioni alla base dei miei stati d’animo. Non tutti, ma la maggior parte. Ho fatto chiarezza nella mia testa, e forse, forse, ho capito a grandi linee cosa voglio fare da grande. Spoiler: non è l’avocato. Doppio spoiler: non ha a che fare con la cucina!

cambiamento

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