Crescita Personale

La seconda laurea. Un lusso?

Da diverso tempo mi trovo a riflettere su quanto sia strutturato male il sistema “premiante” delle borse di studio universitarie, rivolte solo ed esclusivamente a chi sta conseguendo un titolo per la prima volta.

Se vuoi una seconda laurea, devi pagare fino all’ultimo centesimo di tasca tua perché (evidentemente) è un “dippiù“, (un capriccio?) non meritevole della stessa tutela rivolta a chi si laurea per la prima volta.

Per mia natura, curiosa e sempre in cerca di nuova conoscenza, alla domanda cosa faresti se vincessi alla lotteria” ho sempre e da sempre risposto: prenderei almeno altre due lauree! Così, per il puro spirito di imparare. Certo i viaggi, le case nelle capitali… quello che volete, ma mi sarei di certo rimessa a studiare solo per il piacere di farlo.

Ecco… anche in questo “sogno” è celato quello che sembra essere il sentire comune: la seconda laurea è un lusso, qualcosa che, se proprio vuoi, ti concedi quando hai tempo e denaro da buttare vendere!

E’ proprio così? La seconda laurea è un lusso? E’ sempre un lusso?

Non sono d’accordo. In alcuni casi una seconda laurea potrebbe addirittura essere una necessità.

Riflettiamo un attimo: il corso di laurea lo scegliamo a 18 anni, terminata la scuola superiore.

Quanti di voi a 18 anni avevano ben chiare le idee su cosa fare “da grandi”?
Quanti, pur avendo chiare le idee hanno poi fatto quello che pensavano?
Quanti facendo quello che pensavano si sono poi sentiti appagati del proprio lavoro, senza scendere ai compromessi che il mercato impone?
E quanto di quella chiarezza di idee non proveniva invece da desideri che altri avevano per noi o visione che altri hanno instillato in noi?

Il mio “destino lavorativo” è stato scritto che avevo si e no 6 anni. Altro che 18!

La mia maestra delle elementari si era raccomandata di farmi fare il liceo classico (a 6 anni)- Mia madre vedendo che ero portata per la discussione e “l’avere ragione ad ogni costo” aveva individuato come mia professione elettiva quella dell’avvocato. Finanche il mio quadro astrale (sono della bilancia) approvava il lavoro in ambito legale/giurisprudenziale. E poi… c’era il Jolly: i concorsi nella PA!

Sono cresciuta con l’idea (sebbene dentro di me non fossi stata mai convinta al 100%) di dover fare l’avvocato, senza farmene troppe domande. In fondo, se me lo suggeriva mia madre che mi conosce benissimo, doveva per forza essere la strada giusta.

Ma i miei genitori (come anche la maggior parte dei genitori della generazione millenial) non sono dei professionisti. In famiglia non abbiamo professionisti. Non c’era la conoscenza diretta di cosa significasse essere un libero professionista, su cui basare un simile consiglio lavorativo. C’era solo la convinzione, più o meno corretta, che il professionista avesse uno stile di vita privilegiato rispetto al lavoratore dipendente.

Forse un tempo era così. Forse. Non lo so! Il mio unico termine di paragone è la condizione del professionista oggi: la maggior parte guadagna meno di uno spazzino (dignitoso nel suo lavoro, ma per cui basta la licenza elementare).

Ad onor del vero mi sono interrogata prima dell’iscrivermi all’università su che indirizzo dare alla mia vita (e qui devo dire che all’epoca l’orientamento faceva schifo), e le facoltà per cui mi brillavano gli occhi erano distanti da Giurisprudenza. Sia chiaro: non che non mi sia piaciuto il mio percorso di studi, ma non mi fa brillare gli occhi, non mi fa alzare entusiasta la mattina. Come ho detto sopra io amo imparare, per cui studiare e capire cose nuove a prescindere mi fa stare bene. Ma lavorare… è tutta un’altra cosa.

Ma torniamo al tema del post.

La seconda laurea è un lusso? Voler iscriversi di nuovo all’università per studiare qualcos’altro (non solo per piacere, ma anche per intercettare le nuove richieste del mercato del lavoro) è roba che deve essere riservata solo ai benestanti?
Se non sei benestante “è già tanto che hai la prima laurea, straccione, lavora come puoi e sii riconoscente per quello che hai!”. E’ così che deve essere?

Il povero non_più_giovane (e non_tanto_ricco) che a 18 anni ha scelto l’università sbagliata (per X motivo) e che, nonostante tutto, si sia impegnato per portare a termine gli studi, ha fatto la pratica professionale, ha avuto le sue esperienze lavorative, si scontra con un mercato del lavoro che chiede altro… cosa può fare se quell’altro richiede una laurea diversa?
Deve condannarsi alla frustrazione e infelicità ed ad un lavoro non richiesto dal mercato perché ormai ha preso quella laurea? Deve ripiegare su lavori meno qualificati ma che almeno gli fanno portare il pane a casa, sprecando il suo reale potenziale e non facendolo sentire appagato a fine giornata?

Quel non_più_giovane con quel poco di esperienza che ha (verosimilmente il doppio degli anni di quando ha scelto la prima volta l’università) ora ha capito molto più di sé, delle proprie aspirazioni e di quello che manca/si cerca nel mercato del lavoro.
Ha capito quali erano le leve sbagliate che hanno portato alla scelta curricolare precedente. Ha gli strumenti e ancora il tempo per cambiare rotta, ritagliarsi un po’ di tempo tra il lavoro (che si spera abbia) i figli (che magari ha già) e tutto il resto per rimettersi a studiare.

Quel non_più_giovane magari ha anche dei figli per cui vuole essere d’esempio senza convogliare nelle loro vite i desideri che non è riuscito a realizzare. Vuole ispirarli a inseguire le proprie inclinazioni ed ispirazioni, più che essere un esempio negativo di persona rimasta ingabbiata nelle proprie scelte sbagliate da non imitare.

In che modo verrà sostenuto e aiutato dallo Stato questo volenteroso non_più_giovane? ZERO ASSOLUTO.

Caro non_più_giovane, la laurea ce l’hai già. Non ci interessano i tuoi desideri di riqualificazione e crescita professionale, non ci interessa che con un altro ruolo/titolo potresti dare un contributo maggiore alla società, non ci interessa.

La seconda laurea è un lusso.

Devi avere un fottio di soldi per prendere una seconda laurea. Non ce l’hai? Desisti!

Devi ritagliarti da solo il tuo tempo, magari licenziarti, Ma se non hai un fottio di soldi ricorda che intanto devi anche lavorare di più perché ti servono soldi per la retta universitaria. Non puoi? Desisti!

Devi molto spesso accontentarti di quel che passa il convento delle Università On-Line perché per tutti i motivi sopra non puoi trasferirti in una citta universitaria di botto, lasciando lavoro e famiglia (se ce li hai). Perché le università tradizionali mai sia che adottino delle modalità di didattica a distanza per venire incontro ai poveracci che inseguono il sogno di una seconda laurea (ci voleva il Covid, ma comunque non basta allo scopo, solo per gli iscritti, e solo per l’a.a. 2020-2021!!!). Non ti piacciono le università online? Non puoi trasferirti in città? Ti attacchi!

Forse faresti meglio a rinunciare, caro non_più_giovane.

Forse.

Oppure, oppure… Oppure fai di un sogno un progetto. Ti dai delle scadenze, studi un piano di azione, trovi le risorse ed il tempo. Non rinunci. Pianifichi. Organizzi quei pochi strumenti a tua disposizione. Muovi il primo passo verso un nuovo obiettivo e magari una svolta nella tua carriera.

Caro non_più_giovane, se vuoi, se sei convinto, se hai le idee chiare e chi ti sostiene in questa scelta azzardata, il lusso della seconda laurea, te lo puoi persino concedere.

Come diceva Pino Insegno, nelle pubblicità regresso, CEPO…i riuscì!

Photo by Vlada Karpovich on Pexels.com

2 pensieri su “La seconda laurea. Un lusso?”

  1. Cara Cle, hai proprio ragione! Io mi ero iscritta a Lingue (già a 10 anni sognavo di fare l’insegnante di Inglese, lingua che i miei genitori mi avevano fatto studiare privatamente fin dalla 3^ elementare… quella volta non si iniziava all’asilo!) ma le cose sono andate male non perché non mi impegnassi ma perché l’ambiente non mi piaceva, non c’era alcun rispetto per gli studenti da parte dei docenti. Quindi ho cambiato facoltà e mi sono laureata in Lettere, però quel mio sogno di bambina non l’ho mai messo da parte. Verso la metà degli anni 90 avevo deciso di iscrivermi a Lingue e mi sembrava conveniente visto che molti esami che avevo già fatto mi sarebbero stati abbuonati. Per nulla convenienti erano, invece, le rette da pagare e io allora avevo due bambini piccoli da mantenere, certo con l’aiuto di mio marito ma, come credo tu sappia, con uno stipendio solo non si campa e con due non troppo alti si riesce a vivere in modo dignitoso ma non ci si può permettere lussi. Ecco, dovetti desistere proprio perché una seconda laurea, che agli occhi di molti era solo un capriccio, per me era soprattutto un lusso che non potevo permettermi. Quindi, ti capisco molto bene. Ciao!

    1. Cara Marisa, grazie del commento e di esserci sempre su queste pagine.
      Per certi versi patiamo molto una concezione del lavoro come un dovere necessariamente sacrificoso e solo per pochi eletti davvero piacevole
      Certo, anche per chi fa il lavoro dei sogni ci sono alti e bassi, compromessi.
      Ma fare un lavoro sbagliato (del tutto sbagliato) ci prosciuga della nostra luce, considerato che dedichiamo ad esso la maggior parte del tempo, e che con la famiglia e gli altri doveri resta davvero poco per coltivare passioni e talenti personali.
      Io sto per intraprendere un nuovo percorso di studi con il necessario supporto di mio marito, morale ma soprattutto economico.
      Non navighiamo nell’oro ma anche complice il fatto che adesso lavoriamo entrambi da casa lui si è reso ancora di più conto che diventa per me sempre più pesante e deleterio continuare a fare quello che faccio.
      In questi anni mi sono interrogata spesso su quali potessero essere delle strade alternative, vagliato ipotesi formative, ma non scattava mai la molla della determinazione per cui lasciavo perdere l’idea.
      Questa volta sento di aver inquadrato ed individuato la giusta strada, di aver capito cosa voglio fare da grande!
      Se sarò in grado di aiutare 5 o 50000 persone sarà comunque valsa ugualmente la pena 😀

E tu? Che ne pensi?

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