Cinema e Film

Me Contro Te – Io sto con Luì e Sofì!

Se avete bambini in casa dai 4 anni in su è molto probabile che abbiate dovuto accompagnarli al cinema a vedere La Vendetta del Signor S, oltre che in edicola a comprare album, slime e braccialetti vari.

Forse siete anche tra quelli che sui vai social o chiacchierando con gli amici si sono lamentati del degrado del cinema italiano, della scarsa qualità del film dei me Contro Te, dell’infimo livello artistico, ecc… ecc…

Dico… Ma davvero? davvero sentite la necessità di tirare fuori il critico cinematografico mancato che è in voi sparando a zero sul film dei Me contro Te?

Personalmente sono una grande ammiratrice di Luigi e Sofia, e parlo da mamma, da creatrice di contenuti per Blog/YouTube con più di 10 anni alle spalle all’attivo e da “spettatrice”.

Innanzi tutto chiariamo una cosa (per me lapalissiana, ma evidentemente non evidente a molti): il film in questione altro non è che un lungo episodio di una web serie per bambini.

Rileggetelo: per b-a-m-b-i-n-i.

E no! Non ve ne uscite con la fregnaccia che i film Disney sono per bambini e sono di tutt’altro spessore. NO! Quelli della Disney sono film d’animazione con più livelli di lettura che possono piacere ed appassionare (per motivi e livelli di significato diversi) persone di qualsiasi età.

Il Film dei Me Contro Te è una lunga puntata della web serie dedicata ai bambini soltanto. Punto.

Se non vi è chiaro il concetto, pensate al film di Sex & the City o il recentissimo Downton Abbey proposto al cinema e credo anche X-Files (quest’ultimo a differenza degli altri due non lo seguivo per cui concedetemi di fare cenno a qualcosa che non conosco). Questa tipologia di film altro non propone sul grande schermo che una puntata epilogo di una serie televisiva con largo seguito. Film in teoria fruibili da chiunque, ma nello specifico interessanti per davvero solo per chi la serie l’ha seguita e amata. In questo caso: i bambini! Non Martin Scorsese o il novello critico cinematografico di Canicattì. I bambini.

Chiarito l’evidente, vi dico perché a me non è pesato affatto andare al cinema, e anzi mi sono abbastanza divertita e mi sto ancora divertendo tantissimo a vivere tutto quello che ne segue con mia figlia: dall’imparare la coreografia di Insieme (canzone che potrebbe benissimo essere proposta allo Zecchino d’Oro), all’andare a caccia dell’album di figurine a continuare a vedere quei due bravi ragazzi sullo smartphone.

Io ammiro sinceramente questi due ragazzi, e lo dico, di nuovo, da persona che sa che creare contenuti di qualità online non basta per avere successo. Serve qualcosa in più. Non bastano le visualizzazioni ed i like a renderti imprenditore digitale, serve indole imprenditoriale, intelligenza nel sapersi circondare dei collaboratori giusti, creatività e perseveranza (lo stesso discorso vale anche per i detrattori della Ferragni).

Si. Più su ho detto “contenuti di qualità”. Per quanto non mi piaccia lasciare mia figlia troppo tempo davanti ad uno schermo, se guarda Luì e Sofì almeno sono tranquilla: so che non ascolterà parole non adatte alla sua età né vedrà cose non adatte alla sua età. Si farà qualche genuina risata e, onestamente, pure io assieme a lei. Certo: non imparerà la storia antica o l’algebra, ma per quello c’è la scuola, i documentari e National Geographic (Disney+ ti aspettiamo con fervore!). Non posso dire lo stesso di tantissimi altri canali YT destinati ai bambini che trovo non solo non educativi (e ci sta) ma per certi livelli diseducativi o portatori di messaggi non chiari per le fasce di età più basse.

Sofì e Luì sono stati bravi e auguro loro una ancora lunga “carriera” e di evolversi dopo in maniera ancora proficua per loro.

I detrattori di gente come i Me contro Te sono della stessa pasta di chi, davanti ad un’opera di arte moderna o contemporanea, commentano: Potevo farlo anche io! Anzi! son capace di farlo meglio.

Bene, vi dico: non lo avete fatto (altrimenti al cinema ci sarebbe il vostro film ora e in edicola le vostre figurine) e vi invito a farlo. Se avete ragione avete solo da guadagnare.

Ma, ripeto, da persona che crea contenuti per il web da più di 10 anni, sappiate che dovete dedicarvici con costanza e perseveranza.

Anche a me capita da foodblogger e YT creator di vedere blog e video meno curati del mio eppure con millemila visite in più, millemila followers in più, interazioni in più… Potevo farlo anche io? Forse si, forse no! La qualità non basta. Occorre essere costanti (cosa che a me è sempre mancata) e occorre dare al pubblico ciò che vuole in larga parte, non quello che vorremmo vedere noi come spettatori. Non sempre le due cose sono in linea.

Quando vedo colleghi blogger o youtuber avere successo, sono genuinamente contenta per loro e li ammiro perchè son bene quanto lavoro c’è dietro i singoli contenuti che si possono postare.

Inoltre, voglio spendere due parole su Sofì. Lei è l’incarnazione dei sogni di ogni ragazzina, me e te che leggi comprese. Quando cantavamo davanti allo specchio con la spazzola in mano abbiamo tutte sognato di diventare delle cantanti/performers famose.

Io ho sempre amato la musica rock e sono sempre stata consapevole che la mia voce, sia pure intonata, non mi avrebbe consentito più che qualche canzonetta pop o il coro della chiesa per cui non ho mai realmente perseguito la passione del canto.

Chi lo sa? Magari anche a Sofì piacerebbe avere una voce più graffiante e le piace ascoltare il rock, ma… fa canzonette per bambini. Eppure si esibisce davanti ad un vasto pubblico che la adora, la ammira e vorrebbe genuinamente esser come lei. Addirittura, il suo fidanzato ha composto una canzone dedicata a lei con tanto di video di successo.

Io non posso che dirle Chapeau!

Io non ho avuto lo stesso coraggio di mettermi in mostra con i miei talenti. E parlo della cucina. Non più del canto!

Quando aprii il mio canale YT 11 anni fa fui poco dopo assunta nello studio legale che è stato per me il primo vero lavoro. Decisi di mettere da parte le velleità youtuberistiche per evitare di danneggiare l’immagine dello studio per cui lavoravo. All’epoca non era così generalizzato e “normale” per chiunque avere un canale YT, e poi la mia idea era di essere spiritosa, giocosa come ero di persona. Temevo un giudizio negativo e ripercussioni negative, sia sul lavoro, sia da parte di chi mi conosceva sia da parte degli haters.

Oggi, forte della mia professionalità acquisita in tanti anni, non solo non me ne curerei, ma se un cliente dovesse fare problemi sarei io quella che non vorrebbe averci a che fare. Oggi, con due figli ed il lavoro, é il tempo che scarseggia! Non la volontà di mettersi in gioco! Eppure, la mia forte autocritica mi inibisce ancora tanto.

Anche per questo ammiro sinceramente chi se ne infischia e fa quello che gli piace su YT o su qualsiasi altra piattaforma, senza paura di essere giudicato, senza l’affanno di dover avere per forza un certo numero di like e followers. Io, mi scoraggio sempre un po’. Dopo il lavoro che ci metto per preparare una ricetta, fare il montaggio video, le foto, la didascalia e tutto, il basso numero di visualizzazioni mi porta sempre a chiedermi “qui prodest?” a che pro? A beneficio di chi o cosa?

Chissà dove sarei ora se 11 anni fa avessi cominciato con la giusta costanza e perseveranza il mio canale YT senza lasciarmi sopraffare dalle pippe mentali.

Persone come Sofì e Luì se si sono fatti pippe mentali le hanno egregiamente e a buon ragione superate ed ora hanno il meritatissimo successo che il pubblico concede loro.

Bravi ragazzi.

Io faccio il tifo per il #teamtrote sempre.

Caro Diario, Diario di Madre, MammaCle

Adesso lo so!

(i motivi per cui alcuni genitori sono poco permissivi)

Mia figlia, quattrenne, ha per la prima volta fatto l’esperienza di dormire fuori casa, di sua spontanea volontà. E’ stata una esperienza segnante e rivelatrice. Per me forse più che per lei, devo dirlo.

Innanzi tutto che la richiesta sia pervenuta da lei conferma quello che ho sempre sostenuto, anche in barba a tutto quello che di contro mi è stato detto. Sin dalla nascita mia figlia è sempre stata molto attaccata a me ed io l’ho assecondata (“viziata” direbbe qualcuno) in questo suo bisogno di attaccamento alla mamma, infischiandomene di chi mi diceva che prendeva il vizio, che non le faceva bene e bla bla bla; nella convinzione che, soddisfatto quel bisogno alla giusta età e nel momento in cui lei lo richiedeva, crescendo avrebbe acquistato autonomia e maturità.
E così è stato: all’asilo, nel fare nuovi amici e nuove esperienze mia figlia si mostra aperta, matura, sicura e autonoma, in misura piu che adeguata alla sua età. E anche questa volta, nel decidere di stare qualche giorno a casa degli zii per poter passare più tempo con il suo (unico) cuginetto, ha mostrato di avere la suddetta autonomia e maturità.

La sua richiesta (decisione) mi ha fatto naturalmente piacere sotto mille punti di vista: avrebbe passato del tempo con il cuginetto, l’ho vista “cresciuta”, si sarebbe svagata in un periodo in cui non c’è scuola e a causa del meteo avverso e fratellino appena arrivato non avrei potuto offrirle molto divertimento, …

Dall’altro lato, però, nel non averla a casa, mi sono sentita come se mi mancassero entrambe le braccia. I figli ti succhiano l’energia ma inspiegabilmente ne sono anche la fonte. Brami ore di libertà ma quando non ci sono ti manca l’ossigeno.

Quando una sera mio fratello mi ha chiamata per dirmi che le era scoppiata la malinconia, non ho esitato a mettermi in macchina per andare a riprendere la mia bombola di ossigeno, salvo poi tornare indietro dopo pochi chilometri perché si era tranquillizzata.
Ho inzuppato il cuscino di lacrime quella sera. Per ben 5 minuti mi sono sentita l’essere più inutile della terra. Mia figlia “lontana” e mio figlio di 3 settimane che dormiva avvinghiato al papà. Nel mio cervello in completo tilt non contavo più nulla per nessuno. La virtuale pacca sulla spalla che il fantasma di Maria Montessori mi stava dando per l’eccellente livello di autonomia che avevo saputo dare ai miei figli era irritante e fastidiosa. Fosse stata reale quella mano, l’avrei presa a morsi (altro che Papa Francesco).

Dopo il riavvio del sistema cervello, ho capito, allora, perché tanti genitori non permettono ai loro figli di stare fuori, di prendere la loro strada, di acquistare autonomia anche solo per sbucciarsi la frutta da soli (che a 40 anni è anche ora!!!). Lo fanno per egoismo, paura di soffrire, paura di perdere il proprio ruolo, la propria identità.
L’amore ti rende vulnerabile, si sa. E l’amore più grande in assoluto, quello verso i figli, è quello che ti espone alle ferite più dolorose, evidentemente. E’ un “egoismo di protezione” quello che porta i genitori a tenere i figli con il guinzaglio corto, ma quella protezione va nella direzione sbagliata. E’ un egoismo comprensibile ma non produttivo.
Il bravo genitore allora soffre mentre vede i figli allontanarsi ed acquistare autonomia, ingoia la sofferenza; se ha un autocontrollo eccellente, addirittura potrebbe non vomitare nemmeno una goccia di risentimento, e va avanti fiero del lavoro svolto.

Poi è arrivata un altro tipo di mazzata.

Quando mia figlia è tornata a casa dopo la brevissima vacanza (3 giorni) lì mi è stato chiaro un altro motivo (quasi più convincente) che porta i genitori a negare permessi e libere uscite ai propri figli.

La TABULA RASA che ne consegue sul piano comportamentale.

Giustamente trattata da ospite di riguardo, in una casa dove peraltro manca una “figlia femmina”, mia figlia, già oggetto di mille attenzioni da parte nostra, a cui dall’arrivo del fratellino si sono aggiunte ulteriori cautele per non farla sentire trascurata, ha comunque e giustamente avuto modo di saggiare la differenza che intercorre tra l’essere ospite e l’essere membro di una famiglia, preferendo la condizione di ospite (ci mancherebbe), e dimenticando alcune delle “prassi” che invece a casa i suoi genitori preferirebbero seguisse. Ha addirittura cercato di introdurre altre “consuetudini” che aggravano il carico di lavoro parentale (come ad esempio l’essere accompagnata in bagno, cosa che non accadeva dallo spannolinamento!!!).

Tutto questo mi ha creato un leggero senso di irritazione, specie per il dover pure interpretare negli ultimi giorni il ruolo della Sig.na Rottermeier del cazzo, figura che quando sei ospite non ti si para di certo davanti, rendendole ancora più spiacevole il ritorno a casa.

Ma ciò a cui non ero minimamente preparata è stato altro.

La mia limitata esperienza di madre mi ha “abituata” a che la mia dolce, piccola Jo, dopo le poche ore passate a scuola o dai nonni, mi accogliesse con l’entusiasmo e le braccia larghe di chi non ti vede e attende da settimane.
In macchina, mentre andavamo a riprenderla, immaginavo l’abbraccione che ci saremmo scambiate, magari accompagnato da qualche reciproca lacrimuccia. Anche senza lacrimuccia, via!
Non mi aspettavo di certo di sentirmi dire “ciao mamma! posso dormire anche stanotte dagli zii?“.

Questo mi ha spiazzata. Devo essere onesta.

Questa è stata una dura prova. Lo sarebbe stato pure per Maria Montessori in persona. Sono umana troppo umana, per cui non credo di aver preso un buon voto in pagella dopo questo test e sto ancora ricomponendo i pezzi, ma è come camminare su un tappeto di uova e mattoncini lego: quello che faccio o crea danno o procura dolore.

Naturalmente voglio che mia figlia sia libera di esprimere quello che sente e la esorto a farlo.
Che esprima di voler stare lontana mi frantuma dentro, mi fa stizzire e sentire in colpa allo stesso tempo. Un mix da cui raramente esce fuori una reazione da manuale montessoriano (scusa tanto, Maria).

Per motivi diversi, anche se dalla radice comune (nuovo bebé in casa), siamo entrambe, io e mia figlia, molto vulnerabili in questo periodo. Io ce la metto tutta per tranquillizzarla e coccolarla, ma quando parte con la lagna, l’atavico T-Rex che è in me prende il sopravvento.

Povera figlia, ci credo che vuole continuare a fare l’ospite… Anche perché, con la sua limitata esperienza di vita, ancora non sa che l’ospite dopo un po’, giustamente, puzza.

E’ un duro lavoro quello del genitore e non c’è un cazzo di manuale di istruzioni. Si impara tutto sul campo e si spera di fare più bene che danni.

Resto sempre del partito pro autonomia, ma guarderò con maggiore comprensione che in passato quelli sul’altra sponda del fiume. Stanno cercando di risparmiarsi un po’ di sofferenza, poveracci.

Caro Diario, MammaCle

Mamma bis

Erano più di 9 mesi che non aggiornavo il blog, per cui se non mi seguite su altri canali vi siete persi una notiziona: la famiglia si allarga, a giorni un nuovo membro si aggiungerà alla famiglia, un maschietto, un fratellino per la mia JoZe.

Si parla sempre tantissimo della prima gravidanza e molto meno della seconda, dando per scontato che essendoci passati già una volta, tutte le paure e i dubbi sono già stati superati.

Beh… non è affatto così. Alcuni timori si ripresentano e a quelli si aggiungono nuove e altre domande.

Se prima di avere un figlio ti chiedevi se potessi essere mai capace di amare qualcuno più di te stessa, alla vigilia del secondo figlio ti chiedi se sarai capace di amare un altro esserino tanto quanto ami il primo, se sarai in grado di non fare differenze, di non fare favoritismi, di dedicare il giusto tempo ad entrambi, a te stessa, a tuo marito…, di riuscire ad affrontare l’avventura di un figlio di sesso diverso…, tornare in forma e in forze!

E poi il parto… il primo è stato una passeggiata… lo sarà anche il secondo?

L’età… 4 anni in più, meno movimento, diversi chili in più si sono fatti sentire eccome su questa gravidanza, senza contare che l’energia continua ad essere succhiata dal primo figlio senza tregua. Riuscirò a stare dietro al secondo come sono stata dietro al primo? Sarò in grado di dargli le stesse cose? Devo dargli le stesse cose nella stessa misura?

Quanto sarà diverso il mio rapporto con un figlio maschio rispetto a quello con mia figlia? Sarà diverso? Saprò gestire un maschietto?

E il lavoro?… molti danno per spacciata la donna all’arrivo del primo figlio, figuriamoci con il secondo… sarà vero? Proprio ora che stavo per gestire meglio il mio tempo mi vado ad impelagare con un altro figlio, a mettere di nuovo tutto in pausa poco dopo la ripartenza…

Con il primo figlio diventi mamma. Con il secondo “più mamma”, se possibile e se questa frase ha senso.

Prima di diventare madre guardare donne con il pancione mi dava speranza.

Dopo la nascita di JoZe , vedere mamme con il pancione e un bimbo per mano o nel passeggino mi infondeva coraggio.

Oggi forse sono io quella che infonde coraggio ad altri, il coraggio di osare non fermarsi ad uno solo, di rischiare ancora, di vivere con due cuori fuori dal petto.

La valigia è pronta. La testa piena di pensieri ed un’unica certezza: ce la faremo anche questa volta!

Mamma ti aspetta.

Cinema e Film

Frozen II – Il Segreto di Arendelle. Che delusione!

Il film più atteso dalle bambine (e loro genitori) degli ultimi 7 anni. Che lo abbiate visto al cinema la prima volta nel 2013 o sul divano di casa vostra gli anni seguenti, avete sicuramente in programma di portare le vostre pargolette (e forse anche qualche pargoletto) a vedere come prosegue la storia di Elsa e Anna. Mia figlia, per esempio, è arrivata al cinema al primissimo spettacolo, vestita di tutto punto con la mise invernale di Elsa!

Volete il mio spassionato consiglio: lasciate che le bimbe accompagni qualcun altro e prendetevi il pomeriggio libero per fare altro. Il film (a mio parere) non mantiene assolutamente alcuna promessa.

E’ raro che io mi annoi al cinema, specie con i film di animazione che come genere mi piace molto, a prescindere dall’età.

Ho trovato Frozen II non solo noioso ma del tutto disallineato con la storia del primo.

Anna continua a battere e macinare record di insopportabilità.
Il cambiamento e la crescita di Elsa sono praticamente abbozzati e non le si da il giusto spazio (sempre Anna rompe immensamente le scatole anche in questo).

L’unico a dare un po’ di movimento è Olaf ma decisamente non basta.

Le canzoni sono NOIOSISSIME e difficilmente diventeranno dei classici, non solo come quelli del primo Frozen, ma anche di quelli di film della Disney di minore successo. Sembra San Remo di terza categoria. Quella che canta Kristoff è talmente imbarazzante da fare male alle orecchie. Massimo di Cataldo mi ha regalato versi migliori negli anni 90. E ve lo dice una che passa i pomeriggi a cantare Tranquilla, Let ig Go, Hakuna Matata e Un Poco Loco… Insomma: ne so qualcosa di tormentoni Disney!

L’impressione che ho avuto (soprattutto per il tipo di canzoni inserite) è che gli sceneggiatori abbiano più guardato al possibile sequel del Musical (che sta avendo un grandissimo successo e che spero di poter vedere un giorno dal vivo) più che al sequel del cartone in sé.

La storia narrata, se si conosce il primo capitolo (se avete figlie sotto i 6 anni lo conoscete a memoria) semplicemente è incoerente con quella originaria, l’unica cosa che tiene insieme i sue film è la presenza degli stessi personaggi, di cui comunque non si tiene conto del come sono stati già presentati (se non volete spoiler non proseguite nella lettura).

Ad esempio, la madre di Elsa nel primo capitolo è del tutto inconsistente e assente, non dice una parola in tutto il film, lascia tutte le decisioni (per giunta sbagliate, come già detto in quest’altro post) al marito. Adesso scopriamo che la mamma di Elsa era una entità magica… e porca miseria non poteva dare direttive migliori per l’educazione della figlia prima? Non potevano guidarla un po’ meglio invece di farla crescere attanagliata dalla paura di quello che era? Tutta la forza di questa donna (la mamma di Elsa, che ha salvato il futuro re) svanisce quando assume il ruolo di moglie? No… semplicemente non c’è coesione tra i due capitoli e la storia è stata inventata a posteriori per far soldi su un marchio (Frozen) che avrebbe assicurato bei soldi al botteghino.

Ma anche volendo sorvolare sul fatto che i due capitoli non sono stati ben collegati tra loro e considerando “Il segreto di Arendelle” come film a se stante, direi che proprio non scorre fluido. Le scene sono mal legate (sia pure ben disegnate), inframezzate da richiami e citazioni del primo film (o addirittura di altri film Disney). La trama non si dipana, sembra vada a singhiozzi e la comprensione di quello che accade o del perché deve accadere si fonda sostanzialmente sugli spiegoni di Anna (e sapete come la penso su Anna).

Certo, incasserà tanto perché sulla locandina c’è scritto Frozen, ma se potete mandare le bimbe al cinema con gli zii o con l’amichetta, fatelo! Voi impiegate quelle due orette per una passeggiata con vostro marito o le vostre amiche. Anche perché poi a gennaio vi tocca pagare di nuovo pegno con il film dei Me contro Te!!!
Tanto, quando uscirà il DVD oppure in streaming su Disney+ avrete modo di colmare la curiosità a prezzo e sacrificio nettamente inferiore.

Ripongo ora tutte le mie attese in fatto di secondi capitoli su Trolls 2!

PS: Elsa dorme tutta truccata. #sapevatelo.

Organizzazione della Casa

Organizzare gli spazi e gli oggetti in base alla frequenza di utilizzo (metodo ABCD)

Grazie alla serie Netflix si fa un gran parlare di Marie Kondo e del suo metodo ma non è certo l’unico e, diciamocelo, nemmeno cosi semplice da implementare.
Ma magari grazie a questo gran parlare, avrete iniziato anche voi ad essere maggiormente consapevoli delle cose che vi circondano e in cui vi imbattete quotidianamente pensando che magari potreste organizzarle meglio.

Oggi voglio parlarvi di uno dei metodi preferiti (anzi: l’unico a cui mi ispiro) per organizzare le cose e gli spazi che è tanto semplice quanto rivoluzionario e non solo faciliterà le vostre azioni quotidiane ma anche vi consentirà di capire davvero cosa sia utile/necessario in casa e cosa, invece, superfluo, senza dover per forza passare per il metodo “totalitario” di Marie Kondo.

La cosa migliore è che potete iniziare ad applicarlo subito e notare immediatamente benefici, anche se ancora non avete finito di riorganizzare e sistemare tutte le vostre stanze.

Il metodo è quello che la mia Guru in fatto di organizzazione, Lorie Marrero, nel suo libro Home-Office Hand Book chiama A B C D.

Il concetto è molto semplice: categorizzare mentalmente ogni oggetto della vostra casa (o ufficio) a seconda della frequenza di utilizzo, come segue (naturalmente gli esempi possibili per ogni categoria variano in base alle abitudini e necessità!):

Oggetti di Categoria A: Cose che utilizzate quotidianamente (es. spazzolino, computer, borsa, agenda, stoviglie,…);

Continua a leggere “Organizzare gli spazi e gli oggetti in base alla frequenza di utilizzo (metodo ABCD)”

Niente di che

Con la pioggia o con il vento…

Sono cresciuta a Pane e fumetti Disney. Molte vignette e battute mi si sono impresse nella memoria. Come quella di una storia di Ezechiele Lupo (ogni tanto compariva in mezzo alle storie in quel di Paperopoli o Topolonia), in cui lui canticchia:

Ezechiele Lupo

Con la pioggia o con il vento, poco male io son contentoooo!

Non ricordo nient’altro di quella storia, solo lui che cammina contento per aver trovato la maniera di far girare a favore del suo piano contro i tre porcellini il maltempo.

Stamattina mi è tornata di nuovo in mente e, come sempre, me la sono canticchiata così come me l’ero immginata Ezechiele la cantasse la prima volta che l’ho letta. E mi ha messo di buonumore. Come sempre.

Pioveva (grandinava, anzi, e di brutto), si sentiva il vento sferzare fuori sugli alberi e contro le finestre, io mi canticchiavo in testa “con la pioggia o con il vento, poco male io son contentooooo”…

La pioggià non mi ha mai infastidito… certo… a volte reso la mia vita di pendolare senza macchina più disagevole, ma mai infastidito più di tanto. Anzi, da brava contadina mi piace, mi piace la pioggia, mi piace il post pioggia. Mi fa stare bene.

Il vento mi diverte (tranne quando ho il lucidalabbra e mi fa appiccicare i capelli al viso, ma rimedio togliendo il lucialabbra).

Oggi, alla luce di tutto quanto ho appreso sulla forza che hanno nel nostro cervello e nel nostro affrontare la vita le affermazioni non posso non chiedermi se quella canzoncina apparentemente insignificante non abbia in realtà giocato un ruolo (positivo) nel mio non essere influenzata nell’umore dal maltempo.

Attenzione: sono una meteopatica anche io, il cielo nuvoloso mi appesantisce e troppe giornate senza il sole mi ingrigiscono. Ma la pioggia e il vento proprio mai, piuttosto mi stampano un sorriso in faccia (a meno che non sia presa da altri pensieri).

Chi lo sa. Forse la pioggia mi sarebbe piaciuta lo stesso.

Quello che so per certo è che se, in caso di maltempo, mi ripetessi nella testa “Con la pioggia o con il vento io sto male per tutto il tempo”, invece del “poco male io son contento”, il mio approccio sarebbe di sicuro molto diverso, sarebbe negativo, la mia reazione sarebbe di fastidio automatico, uno sbuffare annoiato e non un sorriso benevolo.

Certo… c’è un altro detto legato a pioggia e vento che mi fa ulterioremnte sorridere e non mi preoccupa in quanto donna… che forse aumenta il mio stato di ilarità durante le giornate come questa:

Detto popolare:

Quannu chioi e tira jentu, alli palli ha da sta attientu!
*quando piove e tira vento, ai testicoli devi stare attento!

Che pensate? Son tutta matta? Il maltempo vi mette di cattivo umore o non vi influenza affatto? Riuscite a capirne il perché (il vero perché)? Scrivetelo nei commenti! 🙂