Caro Diario, Mea Culpa, Niente di che

Il gioco è bello quando dura poco…

C’è solo un modo attraverso cui io posso dire una bugia: attraverso uno schermo!

E pure in questa maniera, non passa troppo tempo prima che io riveli davvero come stanno le cose!

Come dico sempre io sono una persona sincera non per virtù, ma per incapacità strutturale!

Quale bugia vi ho raccontato?

Questa ovviamente!!!!!

Come stanno realmente le cose?? Purtroppo Così! (sospiro grosso come una casa)

Ma avrò la mia vendetta, in questa vita o nell’altra!

Chi è la tipa? una certa Kimberly Snyder, una nutrizionista molto in voga ad Hollywood!

Ho sbagliato mestiere, cazzo!

😥

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Caro Diario, Mea Culpa, Musica

Il Pianoforte: il mio unico rimpianto.

Posso dire che tra tutti gli errori, le cose e le persone lasciate andare, le parole dette d’impeto e quelle soffocate in gola, di un’unica sola oggi ho un forte rimpianto: non aver continuato le mie lezioni di pianoforte.

Ho fatto sei mesi di solfeggio, il maestro mi riteneva pronta all’acquisto del piano ed io, approfittando della pausa estiva, mi son tirata indietro. Avevo 8 anni e non so perché all’epoca quella per l’acquisto del pianoforte mi sembrava una spesa grossa, eccessiva, inutile… non vedevo davvero la musica come il mio futuro ma come un vezzo (la mia testa diciamo è stata senza fronzoli sin dalla nascita!). Effettivamente anche se avessi continuato non credo che avesse potuto portare la mia vita verso altri lidi, però rimpiango il fatto che la mia conoscenza musicale si “limiti” a riconoscere le note, la loro durata e la loro posizione sul pianoforte. Avrei voluto almeno imparare a tenerne due mani su quei tasti per poi continuare da sola. A che pro? C’è una sola categoria di persone che invidio (in senso buono) e che vedo essere ciò che io non sarò mai: i musicisti, i compositori di musica ed anche chi sa davvero suonare uno strumento. Li ammiro e li invidio perché riescono a tradurre in suoni i loro sentimenti. Non è qualcosa che puoi delegare ad altri. Se hai un disegno in testa e non sei capace di tradurlo in tratti accattivanti, puoi descrivere la tua idea ad uno più bravo di te e lui magari concretizzerà la tua visione. Ma la musica…

Confesso che mi sento esplodere quando ascolto alcuni brani (tra cui quello allegato che spero stiate ascoltando mentre leggete), sembra come se la musica mi esca fuori dalle orecchie e da ogni singolo poro per quanto mi emozioni e mi piace ascoltare ogni tipo di musica, la amo e la sento parte della mia vita. Ma… caratterialmente la fruizione solo passiva delle cose e della conoscenza non mi rendono completamente soddisfatta. Ed eccolo qui il mio grosso rimpianto, non essere capace di tradurre i miei stati d’animo in altro modo se non con le parole.
Ma non è mai troppo tardi…

Caro Diario, Mea Culpa

Forgiveness for the things I do

Dopo svariati mesi che non accadeva ieri mattina ho preso il pullman per Taranto. Un’oretta e mezza di tragitto per un servizio che richiedeva dieci minuti, una levataccia e le mie solite nausee notturne alle spalle. Insomma le condizioni perfette per sperare in un tragitto il più tranquillo possibile, non troppo affollato né chiassoso e soprattutto con aria respirabile.

Già l’autista non era il mio preferito: questo ha una figlia che imita Anna Tatangelo, e ogni volta spara a tutto volume le cassettine con le canzoni della sua figliola… Va beh! Il mio lettore Mp3 mi avrebbe preservata dallo strazio.
Entrata nel pullman lo vedo zeppo di ragazze brasiliane che solitamente scendono lontano dai centri abitati e soprattutto fanno un gran baccano parlando tra di loro o al telefono. Sembra che in brasile esistano solo due volumi per la voce: Alto e Altissimo, e da questo il lettore non avrebbe potuto salvarmi.

Il pullman era quasi tutto pieno, gli unici posti vuoi erano accanto a loro: ho fatto una cosa di cui non vado fiera, ho fatto la razzista, ho ignorato i posti liberi e sono andata avanti, e ancora avanti, e ancora avanti…

Non basta: avevo puntato un posto ma ho optato per un altro per non sedermi vicino ad un ragazzo marocchino. Che schifo di persona che sono, vero? Il pensiero che mi è balenato in testa per giustificare questa decisione è stato “Di solito hanno un cattivo odore, e dopo stanotte è l’ultima cosa di cui ho bisogno”.
Già! Peccato che mentre ho preso posto con un piccolo e breve flashback sono tornata a un’oretta prima a quando mi ero dimenticata di mettere il deodorante dopo la doccia! Basito
Eh si… che brutta persona che sono, quante travi nel mio occhio.

Mi sono sentita essere quasi peggio del tizio che mi stava affianco che si alzava a vedere dove e perché si fermava l’autobus per far scendere ste povere ragazze che comunque andavano pure loro a lavorare come gli altri su quel pullman, non risparmiandosi risolini e gesti plateali. Avevo voglia di spaccargli il naso a testate. Forse gliene avrei cantate quattro, se solo non mi fossi sentita io stessa in tremendo difetto verso di loro che guardacaso quella mattina erano state tutte silenziosissime.

Che brutta persona.

Caro Diario, Mea Culpa

Domani la matura… Che paura!

Domani per non so quante migliaia di studenti italiani c’è la maturità…

Tra le fila di questo esercito mio fratello.

Io mi sto perdendo questo momento perché sono lontana per motivi di studio e lavoro.

Vorrei stare con lui, vorrei vivere con lui questi giorni in cui di sicuro starà facendo finta di non essere preoccupato, ma credo che in fondo in fondo lo sia. Ed io sono qui e quasi me ne ero dimenticata.

In bocca al lupo fratellone mio. Tieni duro ancora una settimana e poi quest’incubo della scuola sarà finito! Ti voglio bene.

Spacca tutto!

In giro per il Web, Mea Culpa, Niente di che

La Gatta Bastarda

Dedicato a tutti quelli che si ritrovano in questa vignetta.

dimagrire dopo l'estate

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L’Orso Ciccione

Auguri, Mea Culpa, Nostalgia

15 Giugno: Santa Germana.

Ogni mattina, data la posizione strategica del calendario (in bagno davanti al WC) sono quasi costretta a conoscere quale santo si festeggi ogni giorno.

Oggi è Santa Germana. E che sarà mai direte voi? Nulla di che… solo volevo mandare gli auguri di buon onomastico ad una mia amica d’infanzia: Germana appunto.

Purtroppo ci siamo perse di vista e non solo per la diversità delle città che hanno accolto i nostri studi, probabilmente molto è da addebitare a me stessa.

Germana l’ho conosciuta alle scuole elementari e poi è diventata la mia compagna di banco per tre spassosissimi anni alle scuole medie, ci siamo divertite tantissimo, sopratutto nelle ore di matematica e scienze del prof. Fanigliulo… un personaggio! Delle cinque ore che passavamo sui banchi almeno 4 lei poverina le passava rossa in viso cercando di trattenere le risate o a girarsi sulla sedia facendo finta di cercare qualcosa nello zaino quando proprio non poteva trattenere le lacrime, io mi limitavo a fingere di soffiami il naso!

E’ stata lei a portarmi nelle “grinfie” dell’ACR, ma questa, nonostante il mio attuale fermo ateismo, non è assolutamente una colpa, anzi. Tra le fila di “quelli della parrocchia” ho trovato praticamente tutti i miei amici dell’adolescenza, persone con cui ho pasato serate, scampagnate e gite divertentissime nonché i primi “piccoli problemi di cuore”. Buttati su quelle 4 panchine davanti alla Sacrestia, o nelle stanze de “L’asilo Vecchio” (di cui rubavamo di nascosto le chiavi a Don Franco) ci divertivamo come matti, senza alcool, senza canne, senza nulla di tutto quanto la cui mancanza ci distingueva dalle altre comitive.
Nessuno di noi aveva la patente, San Marzano non offriva grandi posti dove andare a passare la serata eppure uscire ed incontrarsi non era mai noioso: senza che fosse necessario darsi appuntamento, non c’era assolutamente pericolo che uscendo non si trovasse nessuno “in Sacrestia”, e raramente si tornava a casa annoiati.

Poi le cose sono cambiate, poi sono arrivate le prime patenti, le prime macchine, interessi diversi… ad un tratto si è deciso che le serate come le avevamo passate sino ad allora ci stavano strette, anzi c’era quasi da vergognarsene, era roba da poppanti, una “tristezza infinita”.

Sarà ma io non so cosa darei per tornare a quel clima di spensieratezza e “poche pretese”.

Non so cosa darei per rimediare all’averti persa, amica mia. Ricordo bene la sera in cui ti ho “tradita”, la sera in cui decisi, senza coinvolgerti, di uscire con altre persone in quel momento apparentemente più interessanti… ma poi, tornata all’ovile, ho incrociato la delusione nei tuoi occhi e sopratutto constatato che i miei amici, le mie serate, il mio divertimento era lì, lì dove tu mi avevi portata… Una sera solo, uno scivolone soltanto, ma ho capito di aver fatto un grossisimo sbaglio. Da quella serata nulla è stato più come prima tra noi, ed io ho  perso l’occasione di conservarti come “migliore amica” per tempi più maturi, per i tempi in cui avremmo potuto ancor più arricchirci delle differenze che ci contraddistinguono. Non ti ho mai nemmeno chiesto scusa per questo. Perdonami.

Sei una delle persone più in gamba che abbia mai conosciuto, Germana, su una scapocchiona come me (intelligente ma che non si applica) sei sempre stata di grosso stimolo, e sicuramente lo saresti ancora.

Ora non so bene neanche cosa tu stia facendo, di sicuro grandi cose.

Ti ho voluto bene come una sorella e te ne voglio ancora.

Tanti auguri e Buon Onomastico, mia cara.

Maria.

*Immagine di http://www.mylittledreams.eu