Cinema e Film

Un accurato spaccato di Internet in… Ralph Spacca Internet!

Attendevo il secondo capitolo di Ralph Spaccatutto da quando è uscito il primo (che mi è piaciuto un sacco), ma soprattutto da quando recentemente è diventato uno dei film Disney preferiti di mia figlia di 3 anni (nonostante non si canti per nulla… nel primo).

Sono andata al cinema pensando che il primo Ralph Spaccatutto fosse per i “bambini” nati negli anni 80 ed il secondo fosse invece adatto ai ragazzini di oggi.

Sarà che come sempre i film Disney hanno molteplici chiavi di lettura, che a mia figlia serve sempre qualche visione in più prima di appassionarsi ad un film (anche se durante Animali Fantastici e Bohemian Rapsody è stata inaspetattamente più buona!), ma sono uscita dal cinema pensando che il pubblico ideale di Ralph Spacca Internet continui ad essere quello dei bambini nati negli anni 80!

Si badi! Non è un giudizio negativo, è un modo per dire che i bambini, se pure potranno appassionarsi alla storia, ci vorrà loro un po’ più di tempo perché la comprendano ed apprezzino.

Credo che Ralph Spacca Internet tra qualche anno costituirà una specie di documentario che spiegherà alle generazioni future come funzionavano Internet ed i Social nel secondo decennio degli anni 2000 e di come alcuni tratti negativi o disfunzionali delle persone, trasportate in Internet possano essere distruttive e dannose.

Bello, da vedere, ma… meglio il primo! 🙂

PS: Felix e Calhoun sono adorabili! ❤

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Cinema e Film, Musica

Bohemian Rhapsody, il film che aspettavo da una vita.

In Italia abbiamo pure aspettato un mese in più rispetto al resto del mondo.

Che Rami Malek sia stato spaziale ed il film bellissimo potete leggerlo altrove.

Io esco dal cinema oggi ultra commossa e grata a Rami Malek per la sua interpretazione ed al regista Bryan Singer, per avermi proiettato nei concerti live di una delle band che più hanno influenzato il mio orecchio musicale.

Vedere il film mi ha catapultato dritta a circa 27 anni fa, mi ha fatto rivivere il momento in cui ho appreso della morte di Freddy Mercury.

Avevo circa 9 o 10 anni. Ricordo che non appresi della sua morte dalla TV o dalla Radio, ma da un’amica di un’amica.

Ero una bambina, forse era domenica, eravamo uscite dal catechismo, non so. Ricordo che passò una macchina e suonava a tutto volume Another one bites the dust. L’amica della mia amica disse: “Mado’, quando ascolto questa canzone mi viene in mente sempre quel cantante che la cantava, …

Dentro di me pensai “quel cantante con i baffi, è FREDDY MERCURY dei QUEEN” (avrei aggiunto “CAPRA” se fossi stata più grande).

la tipa continuò… “quello con i baffi, che è morto”.

Morto… Per me tutto tacque in quel momento.

Fu la prima brutta notizia in campo musicale che ricordo di aver ricevuto e non ci potevo credere. A differenza delle mie amichette sapevo il nome di “quel cantante con i baffi” ma non sapevo che era morto.
Tutto attorno a me per un attimo scomparve, mi sentii disorientaata e stordita.
Vedevo la mia amica e la sua amica parlare, sorridere, ma non sentivo la loro voce. Non avevo idea di che cosa potessero parlare con naturalezza dopo quella notizia per me scioccante.
Mi chiedevo quando diavolo fosse successo, mi tormetava l’idea che non avrei mai più potuto ascoltare una “nuova” canzone dei Queen, che avevamo perso Freddy Mercury ed il mondo era inesorabilmente più povero.
Ma più di ogni cosa si era infranto il sogno di assistere un giorno “da grande” ad uno dei loro concerti. Assistere a concerti dal vivo di vari artisti è da sempre stato una costante nei miei sogni, e, devo dire, ancora lo è. In un istante un piccolo grande sogno si era vaporizzato lasciandomi in un mare di amarezza. Sapevo già allora che la voce di Freddy era insostituibile, che non c’era un altro frontman al mondo capace di sostituirlo.
Ricordo che trattenni a fatica le lacrime. Approfittai del vento freddo invernale per chiudermi fino al naso nella mia giacca a vento, nascondendo tristezza e voglia di essere altrove a piangere a dirotto. Non ricordo altro di quel giorno, nemmeno chi fossero le amiche che mi diedero quella notizia infausta. Ricordo il vento, un nodo alla gola, nebbia attorno a me e le lacrime ricacciate a fatica in dentro.

Insomma… ero niwnt’altro che una bambina, ma amavo la musica e la musica dei Queen in particolare. Per me era sempre stato presente da quando ero nata. Era strano immaginare un mondo senza Freddy.

Fortunatamente non ci ha lasciati del tutto. Lui richiecheggia immortale nella sua musica.

Non serve dire che ho atteso per anni questo film. Ho temuto per largo tempo che dessero la parte a Sacha Baron Cohen dopo Borat e sono arci grata ad Hollywood per aver affidato questo arduo compito al talento incommensurabile di Rami Malek.

In qualche modo mi ha restituito un piccolo grande sogno: assistere e partecipare in contemporanea con altre persone ad una performance indimenticabile del mio, del nostro, amato Freddy.

Mi ha emozionata. Fosse stato per me, sarebbe potuto durare anche sei ore. Non chiedetemi una recensione, non chiedetemi pareri da esperto del cinema. Sono totalmente di parte e in preda alle lacrime.

Persino mia figlia (che ha dormito per metà film) ha detto che le è piaciuto e tanto mi basta (per inciso, a lei basta che nei film si canti!).

E’ uno dei ricordi migliori che conserverò del 2018.

Grazie Rami Malek. Per me ti sei guadagnato un posto tra le leggende del cinema al pari di Christofer Reeve. Sei e rimarrai sempre chi ha dato di nuovo vita a Freddy Mercury, ad una vera e propria leggenda del nostro tempo. Sei stato immenso, grande espressività e fisicità. Bravo.

Grazie Freddy Mercury, per la forza e la potenza del tuo messaggio, della tua vita, della tua musica.

Con immutato amore.

Cle

Caro Diario, Cinema e Film

Gli insegnamenti Dinsey (per i genitori): Frozen

I film della Disney sono belli da vedere a tutte le età.

Soprattutto, hanno insegnamenti per tutte le età.

Provate a rivederli non semplicemente “da grandi” ma “da genitori”, approfittate della 1727920479021esima volta in cui vostra figlia vuole vedere la taluna principessa per mettervi in ascolto.

Provate a vedere Rapunzel con gli occhi del genitore (immedesimandovi nel ruolo del finto genitore e non della protaginista) o Frozen.

Anzi, prendiamo proprio Frozen. Lo conosco a menadito ed ogni volta che lo rivedo l’unica chiave di lettura che riesco a dare è che i genitori di Elsa hanno sbagliato completamente il loro approccio educativo (nonostante i Troll abbiano detto subito cosa dovevano o non dovevano fare).

Frozen non è un film sul rapporto tra sorelle (quello è come lo vedono le bambine). Frozen è un film sugli errori dei genitori.

Ora. Partiamo da un presupposto: i genitori sono umani e come tali sbagliano. Siamo animati da buone intenzioni, spirito di protezione, ci portiamo dietro fardelli, facciamo del nostro meglio ma… sbagliamo. Anche quando abbiamo ben chiari nella nostra mente un elenco di errori che non vorremmo commettere e comportamenti che ci imponiamo di non assumere, su mille altri fronti sbaglieremo. E’ la vita!

Torniamo a Frozen.

C’è una bambina con un potere straordinario e terribile, peraltro strettamente collegato alle emozioni che prova, positive o negative che siano.

Per “proteggerla” (intento nobile) i genitori di Elsa (in realtà il padre, la madre non proferisce parola per tutto il film, altra cosa vergognosa) prendono la più sbagliata delle decisioni: trovare ogni volta modi e sotterfugi per nascondere a tutti questa caratteristica della loro figlia e fare in modo che non si manifesti (in pratica decidono di negare la natura della loro figlia, impedirle di essere quello che è, facendola sentire sbagliata).

Lasciano Elsa fondamentalmente da sola, in balia delle proprie paure che anzi assecondano non abbracciandola mai, non rassicurandola, in pratica dincendole che non c’è soluzione al suo problema, se non quello di nasconderlo, nascondersi e evitare ti toccare chiunque, persino i suoi familiari. Persino coloro che dovrebbero amarla in maniera incondizionata e qualunque sia il pericolo in agguato: i suoi genitori.

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L’effetto è catastrofico: l’incapacità di Elsa di comprendere e accettare se stessa, di gestire il proprio potere e imparare ad usarlo. Elsa percepisce se stessa solo come un pericolo, riesce a vedere solo il lato negativo delle sue qualità. Elsa non crede di poter vivere in altro modo se non da sola. Non crede che qualcuno possa mai aiutarla. Non crede che qualcuno possa essere felice standole vicino. E dato che il potere è direttamente proporzionale alle emozioni che prova, questa poveretta è per tutta la vita in preda alla paura ed al senso di colpa per quello che è, in balia di un potere terribile che non sa controllare. Ostaggio della solitudine.

Si dice che le nostre caratteristiche più spiccate sono poi quelle che ci fanno apprezzare e detestare allo stesso tempo. La verità è che siamo noi ad odiarci (o a non apprezzarci) molto spesso per delle qualità che agli occhi dei nostri genitori (o di chi a vario titolo ha costituito una guida per noi) non erano desiderabili. E’ molto probabile, però, che quelle attitudini per cui siamo stati rimproverati da piccoli, costituiscono oggi punti di forza nel nostro curriculum vitae. Pensateci!

Non è facile prendere ogni giorno le decisioni giuste. Non è facile trovare sempre il modo più adatto per dire ai nostri figli cosa è giusto e cosa è sbagliato, senza traumatizzare l’identità del bambino che si sta formando. Non è facile immaginare le conseguenze negative di una frase detta male o di un abbraccio non dato.
Non è facile con 8 ore piene di sonno alle spalle, figuriamoci quando 8 ore si dormono in un totale di 3 giorni.

Non è facile. Ma possiamo farlo almeno per la maggior parte del tempo.

Ad Elsa sarebbe bastato che suo padre quando lei si ritraeva per non essere toccata, l’avesse abbracciata, avesse messo da parte la paura di restare congelato per dimostrare alla figlia che le era vicino (probabilmente pensava di “proteggerla” dall’ulteriore senso di colpa di far morire anche il proprio padre, l’intento era buono ma la decisione era dettata dalla paura, il più grande nemico dell’amore).

Ora, essere genitori ci da due grandi chance nella vita: la prima è quella di comprendere e perdonare i nostri stessi genitori per quegli errori che hanno potuto commettere con noi; la seconda è impersonare noi stessi i genitori che avremmo voluto avere (contemperando quei “desideri” con la maturità ed il senno di poi).

Guardare i film della Disney ci offre un ventaglio maggiore di esperienze da cui attingere insegnamenti.
Insegna ai vostri bambini ad essere più coraggiosi, intraprendenti e leali nella vita.
Può però anche insegnare a voi genitori quale dovrebbe essere l’attitudine giusta per consentire ai vostri figli di realizzare grandi cose nella vita, prima tra tutte, la loro stessa felicità.
Vi insegnerà a non caricare i vostri figli delle vostre paure.
Paradossalmente credo che per ciascuno di noi superare le paure tramandate dai nostri genitori sia molto più difficile (talvolta impossibile, specie se radicate nel nostro più profondo subconscio) che non superare le nostre paure, di cui conosciamo e ricnososciamo l’origine, a cui sappiamo trovare una soluzione.

Coraggio, allora! Ce la possiamo fare!

Ripensate a quando da piccoli avevate una paura terribile del buio ma vi mostravate coraggiosi davanti al vostro fratellino o cuginetto più piccolo.

Proteggete i vostri figli. Proteggeteli anche dalle vostre paure.

Cinema e Film

CineMAH presenta:INFINITY GUANTY persy a scuoly

Non serve recensire un film se c’è Leo Ortolani che lo fa magistralmente bene! Ah… SPOILER!

Come Non Detto

Vi dico subito che questa pseudo recensione contiene spoiler, glutine, tracce di frutta secca in guscio e lattosio. Non dite che non vi avevo avvertiti. E comunque, dai, ma che vi frega, tanto è un film Marvel, mica LA MOGLIE DEL SOLDATO! Anche se non lo avete visto, ve lo avranno raccontato i milioni di spoileratori professionisti che vivono solo per andare al cinema prima di tutti, prima anche del regista e degli attori, solo per il gusto di dirvi “Ah, ma non lo sai che Furenzio è MMOOORTOOOOO?” E Furenzio è lui.

Buio in sala. Si comincia. Con quella cosa che mi piace un sacchissimo che è il logo dei Marvel Studios. Quando lo vedo, con la sua musica trionfale, per me son già a posto così.

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Cinema e Film

Andate al cinema a vedere Iron Man 3

Ieri sera sono stata invitata all’anteprima di Iron Man 3. Mi sento obbligata a darvi il mio modestissimo parere sul film, ovviamente senza spoilerarvi nulla (di significativo!).

Sono passati 5 anni dal primo film di Iron Man, fu il primo film di supereroi che andai a vedere con Amour. Ci andai per tenerlo contento ma mi si aprì un mondo! Da allora, dopo essermi presa una cotta per l’armatura di Iron Man (per il suo contenuto era sin troppo facile), ero praticamente in prima fila per tutti gli altri film e per tutte le fiere del fumetto in quel di Lucca. Ero (sono) superhero addicted!

Iron Man ha acceso un faro su un mondo che sottovalutavo, che credevo roba da ragazzini, il mondo dei supereroi, delle loro imprese contro i demoni prima di tutto nel loro intimo e poi all’esterno.

Ora con Iron Man 3 si è chiusa (così pare) la trilogia dedicata al supereroe con l’armatura (che comunque si rivedrà nei prossimi film dei vendicatori).

La storia è in continuity con il film dei Vendicatori e gli altri dedicati agli eroi Marvel (Thor in particolare, a proposito, vedrete il trailer di Thor 2 – The Dark World, sempre che non lo abbiate già visto). Troverete Tony in preda ad attacchi di panico… leggero postumo della battaglia contro Loki ed i Chitauri in quel di New York.
Insomma, anche i supereroi hanno paura e temono per la vita dei loro cari, il che li rende più umani, più vicini a noi, meno inverosimili di quel che sembra.
E come ogni Stark che si rispetti, anche Tony per un po’ si ritrova immerso nel gelo e nella neve… come se fosse inverno… un Grande Inverno*.

Tutto il film, a mio modesto parere, è una risposta alla domanda che Capitan America rivolge a Tony: “Cosa sei senza armatura?”

La risposta è facile: Mc Gyver!

Ma non temete, a compensare il tempo che Tony passa senza armatura in chiusura del film si celebra un vero e proprio festival, come intuite anche dalle immagini e trailer promozionali: perderete il conto delle armature e sono tutte una più bella (pheega!) dell’altra.

Chiudo dicendovi che Ben Kingsley è perfetto. E’ uno dei miei attori preferiti e qui, nel ruolo del Mandarino, è stato davvero grande!

Insomma che dirvi se non andate al cinema questo weekend a vedere Iron Man 3. Più bello del secondo senza dubbio, forse anche più del primo. Quel che è certo è che tornerò al cinema a vederlo una seconda volta!

*Grande Inverno: il regno di Lord Stark nelle cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin, trasposto in una serie TV con titolo in italiano Il Trono di Spade (The Game of Thrones). La mia nuova addiction.

Caro Diario, Cinema e Film, Niente di che

Tom & Cle

Se mi seguite anche su Facebook/Pinterest/Twitter o guardate dove metto “mi piace” su Instagram (tutti i bottoncini social sono nella sidebar) lo sapete già e magari ne avete nausea della mia ossessione per Tom Hiddleston!

Cuore rosso

Ve ne avevo fatto cenno qui e mi ero ripromessa di parlarvene più diffusamente (come se a qualcuno importasse realmente). Però sulla scia dell’entusiasmo per l’acquisto del BluRay degli Avengers (finalmente!!!) voglio riannodare questi fili e rispondere alla domanda che il 70% della gente mi pone: “Ma perché ti piace?!”.

Innanzi tutto mi piace il personaggio di Loki, al di là di chi lo interpreta.

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Piccola premessa: quando da piccola giocavo con mio fratello, a me toccava sempre fare la parte del cattivo (e perdere dunque): da Tom di Tom & Jerry a Distructor dei Transformers passando per Skeletor di He-Men li ho interpretati tutti nelle nostre scenette! La verità è che quando pure convincevo mio fratello a farmi fare la parte del buono, non ci divertivamo poi così tanto (N.B. parlo di mio fratello “grande”, non il piccolo protagonista di altri post!). Quindi una certa “simpatia/empatia” con il cattivo mi viene quasi naturale, soprattutto quando il cattivo di turno è mosso da motivazioni in qualche modo condivisibili o sentimenti che noi stessi abbiamo provato (ho avuto occasione di parlarne anche in questa recensione). Ovviamente non parlo di quei “cattivi” che ci fanno ribrezzo e basta (vedi il Teschio Rosso in Capitan America, personificazione del nazismo, con cui è impossibile immedesimarsi, a meno di non essere del tutto marci dentro come lui!). Di base, per la mia forma mentis, sono perciò portata a non bollare come cattivo senza appello nessuno ed a cercare di capire il disagio o la ragione che  muove certi personaggi (o certe persone) verso determinate scelte.

Loki (nei fumetti e nel film, che si discostano leggermente dalla mitologia norrena) è un personaggio dalle mille sfaccettature, ora alleato ora temuto nemico. E’ signore del caos e dell’inganno, capriccioso e geloso, ma non per questo puoi odiarlo, anche perché il suo stesso rivale/fratello (Thor) lo ama profondamente. Certo non arrivi a fare il tifo per lui, piuttosto a sperare che rinsavisca e si unisca nel prossimo film nella squadra dei vendicatori!

Ma tutto questo non spiega perché me ne sia andata in fissa per Tom Hiddleston!
Tutto è cominciato con You Tube! In attesa della distribuzione del film dei Vendicatori nei cinema sono letteralmente andata in overdose di trailer, interviste, apparizioni e quant’altro di promozionale per il film. L’80% di sta roba era naturalmente in inglese; a parte il trailer, c’era poco o nulla in italiano e mi sono sorbita anche diversa roba in russo, spagnolo e Odino solo sa quale altra lingua. All’inizio mi soffermavo sui video in cui c’era Chris Hemsworth (Thor) lo ammetto. E una pausa contemplativa ci sta tutta:

"Marvel's The Avengers" 

Thor (Chris Hemsworth)

Ph: Zade Rosenthal  

© 2011 MVLFFLLC.  TM & © 2011 Marvel.  All Rights Reserved.

Ma nelle interviste viene fuori la persona, più che il personaggio. E la “persona” Tom Hiddleston è qualcosa di veramente incantevole. A parte la voce suadente (oltretutto utilizzata in diversi audio book che mi procurerò al più presto, sperando di non svenire ad ogni pagina) e a parte una naturale eleganza molto british nel porsi, quello che traspare ad ogni intervista è una persona che non si è montata la testa, che ha studiato seriamente  per fare il lavoro che fa (per Chris è bastato pompare i muscoli in palestra, diciamolo, non è proprio il tipo che ti coinvolge con il suo eloquio) e che mantiene una umiltà di fondo. Sembra una cavolata ma prestarsi come fa lui nelle foto coni fan o semplicemente imparare qualche frase nella lingua del paese che lo ospita (e lo ha fatto dappertutto, qualsiasi lingua si parlasse in quel posto) per me è segno di grandissima generosità. Senza contare che in generale il belloccio tuttomuscoli raramente stuzzica la mia attenzione (nulla di personale, Chris!)

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Mi piace. Mi ha stregato! E più di ogni cosa mi piace la sua voce. Il suo sentirsi ancora imbarazzato per essere diventato il sogno erotico di una marea di ragazze.

E ora vado. Il film in audio originale senza sottotitoli (che mi distraggono e tanto ormai il film lo conosco a memoria) mi attende!

Ma ancora una chicca: più di ogni altra cosa io adoro Tom per questa stupenda foto di noi due insieme. Così ora lo sapete anche voi: ho un orrendo vestito nell’armadio!

tom&cle

Eh eh eh eh!