Musica

Muse – 2nd Law Tour

Amo i Muse.

Ho pianto per non essere stata tempestiva nell’acquistare i biglietti per la data di Pesaro/Bologna lo scorso autunno.

Ero pronta e determinata a vedermi un loro concerto anche fuori dall’Italia.

Ho pianto di gioia alla notizia di una data aggiuntiva a Roma per luglio 2013, immediatamente fiondandomi all’acquisto dei biglietti e facendo in modo che nessun viaggio, nè di nozze nè di lavoro, mi tenesse lontano da Roma per la sera del 6 luglio.

Ed io il 6 luglio ero lì, non sul prato, come avrei fatto qualche anno fa, ma sugli spalti a godermi una delle mie band preferite, sempre pronte ad emozionarmi e sorprendermi, con ogni canzone ed ogni album da quando per la prima volta, la voce di Metthew ed il suo respiro asmatico fecero breccia nei miei timpani e nel mio cuore rock con Time is running out.

Un concerto energico, spettacolare, indimenticabile. Ci penso e mi vien la pelle d’oca, chiudo gli occhi e sono di nuovo lì a saltare fino ad avere i crampi e urlare fino a farmi mancare il fiato.

I Muse danno anima e corpo al loro pubblico, con scenografie che ti rapiscono ed emozionano sino alle lacrime. Il minimo che puoi fare per ricambiare la loro energia è bruciare 1000 calorie insieme a loro mentre sei lì!

I Muse dal vivo sono assolutamente da vedere, da vivere. Basta che vi piaccia almeno un pochino la musica Rock e non avrete di che pentirvi, ma solo da restare a bocca aperta!

Mi piacerebbe lasciarvi qualche foto, ma si può dire che non ne abbia fatte. In queste occasioni o fai foto o ti godi lo spettacolo. Io ho optato per la seconda e i ricordi sono molto più vividi e forti così davanti ai miei occhi e alle mie orecchie che non attraverso una foto mossa e con uno zoom non appropriato!

E poi… perché rovinarvi la sorpresa? Magari avete in programma anche voi di andare a vedere una delle prossime tappe del Tour. Fate come me, non leggetevi nulla della scaletta nè di cosa vi riserva lo spettacolo. Andate e fatevi trascinare da Matthew e compagni con fiducia. Loro sanno come si tiene un concerto!

Grazie Muse, grazie Matthew, Dominic e Chris. Grazie infinite della serata magica che mi avete donato, e grazie anche per avermi offerto la possibilità di dimostrare a mio marito che per quanto tenessi a quel concerto in maniera viscerale e spasmodica, ho accettato di andare via un po’ prima della fine perché lui non si stava sentendo bene.

Una brava moglie fa anche questo.

Una moglie perfetta e devota non lo farebbe pesare!

Io, sfortunatamente per mio marito, non sono perfetta come moglie, solo “brava”.
E devota mi si può definire solo nei confronti del gruppo che andremo ad ascoltare tra due sabati, sempre a Roma. E lì, caro marito, puoi anche svenire! Non me ne andrò finché il sipario non sarà calato almeno due volte. Se necessario dopo ti raggiungo in ospedale… chiunque ti ci abbia mandato/portato.

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Auguri, Canzoni, Depeche Mode, Musica

Auguri Dave!

Una delle mie canzoni preferite, uno dei concerti a cui avrei voluto assistere e che sarebbe la mia prima tappa in un ipotetico viaggio nel tempo. Un gruppo che mi emoziona e mi emozionerà sempre, un frontman come pochi al mondo.

Auguri Dave Gahan, buon 51esimo compleanno! In attesa di rivederti a luglio (biglietti già in saccoccia!)!

Caro Diario, Depeche Mode, Niente di che

Chi di complimenti ferisce…

Riassunto della puntata precedente: un tipo non si è fermato a farmi passare ad un incrocio ed io gli ho urlato contro “complimenti“!

L’episodio che vi racconto oggi ne è quasi una versione speculare ed è un modo per riequilibrare il mio karma di pedone alle prese con villani al volante.

Stesso scenario: io che rientro la sera a casa dopo una dura giornata di lavoro. Cammino tranquilla nel mio abitino bianco nero un po’ stretto sulle ginocchia, che fa molto “professional”.

Sento in lontananza un soggetto tunz-tunz* avvicinarsi. Come da copione tiene la radio a tutto volume con su il terzultimo CD del magggico: Gigi D’Alessio, sgommando ad ogni incrocio.

Cammino e sento Gigi sempre più vicino e sempre più forte alle mie spalle. Ad un certo punto accade l’inimmaginabile. Il tipo tunz-tunz abbassa il volume della radio, frena senza stridori, tira fuori la testa dal finestrino e grida: “moooh! complimenti per i fisicooo”**. Alza il volume e se ne va.

😯

A voi i commenti!

Note:

* tunz-tunz: suono onomatopeico che richiama il rumore dei bassi che sovente i tamarri fanno riecheggiare ad ore inopportune del giorno e della notte, dai loro veicoli/impianti stereo truccati.

** da tenere in considerazione che la gente di Bari è poco abituata a fisici come il mio, dato che la donna barese è tutta tette e niente culo (leggi qui).

Per chiudere in bellezza sto video ci sta tutto: auto, alto volume, tamarrate, belle donne… Fuck yhea!

 

Caro Diario, Depeche Mode, Musica, Pozzo dei Ricordi

Esattamente 5 anni fa…

…buttavo giù questa recensione del mio primo grande vero concerto: il concerto dei Depeche Mode al Forum di Assago, pubblicata sulla fanzine del DM Fan Club Italia.

Visto che voglio aprire una nuova categoria, ossia ricopiare le mie vecchie pagine di diario di tanto in tanto qui sul blog (commenti degli amici compresi), l’occasione è davvero ghiotta!

E’ un po’ lunga, ma credo che chi ha i Depeche Mode nel cuore apprezzerà. Per gli altri… arrivederci al prossimo post! Occhiolino

“Overflowing Senses”

Dovendo descrivere il paradiso il sig. Dante esordì dicendo di essere in grande difficoltà: averlo visitato era stata un’esperienza talmente forte da scioccarlo ed impedirgli di ricordare tutto quanto avesse visto. E quello che pur ricordava lo emozionava al punto che tradurlo in parole era una vera impresa… Trovate esagerato paragonare il viaggio allucinato di Dante con l’aver assistito al concerto dei signori Depeche Mode?! Oh no! Non lo è affatto, soprattutto per chi scrive si è trattato della realizzazione di un sogno, più che la “soddisfazione di un priscio”!

Io dovevo vederli dal vivo: Ho scoperto che ascoltavo i Depeche Mode già da bambina, stravedevo per “People are People” e “Master & Servant”; ma ne sono diventata “fanatica” (scoprendo che si trattava di loro) solo da un paio di anni: le canzoni del sig. Lee Gore (o Lee Genius come diceva uno striscione al concerto!) si apprezzano solo dopo aver compiuto i vent’anni.

Aspettavo il loro concerto in Italia come un bambino povero aspetta Babbo Natale.

Dovevo essere lì a ricevere i pugni nello stomaco in cui si tramutano le parole di Martin ogni volta che ti arrivano all’orecchio per mezzo della voce calda di Dave; arrivano per graffiarti l’anima, per incidervi sopra emozioni, per renderti dipendente delle loro musica.

Non potevo perdermi l’evento! E devo ringraziare due persone, oltre alla mia testa dura, per essere riuscita nell’impresa: Paola & Manuel. Grazie! Ho un biglietto tutto rosa per il concerto di Locarno come segno della mia riconoscenza, cara Paola…

 

Come è stato il concerto? Volete un giudizio obiettivo? Critico?! Beh… rivolgetevi a qualcun altro ché non sono la persona adatta, sono troppo di parte: era il mio primo concerto dei Depeche Mode. Il mio primo, vero, grande concerto in assoluto; era il concerto dei miei idoli. Per me anche solo un “rutto” di Dave sarebbe stata una performance d’eccezione! J

Mi sforzerò, però, di essere almeno un poco obiettiva…

Partirei con il parlare bene della scaletta delle canzoni, con la premessa che 25 anni di carriera è difficile riassumerli in una dozzina di canzoni, e che inevitabilmente qualcuna delle nostre preferite sarebbe stata sacrificata. In ordine sparso ci sono state proposte le prime 7 tracce da PTA ed una sfilza di cavalli di battaglia (tutti ex-singoli per giunta) da “Everything Counts” a “Walking in My Shoes” passando per i 4 mostri sacri di “Violator”. Personalmente ci tenevo molto ad ascoltare dal vivo “Personal Jesus”, “I Feel You”, “Home”, “John the Revelator” e “Never Let Me Down Again”… e sono stata accontentata… eccome, ragazzi! Ci penso e mi tremano ancora le mani per l’emozione! Per la verità avrei volentieri barattato “A Question of Lust” con “Somebody” o con “Shake the Desease”. Chi ha assistito al concerto del 18 per la verità Shake l’ha sentita (mi dicono) eseguita da Martin al piano… mitigo l’invidia per queste persone consolandomi del fatto che a loro è toccata “Damnage People” ed a noi invece “Macro”. Sicuramente Damnage vanta un testo bellissimo ma dal vivo vedo più azzeccata Macro, anche per il silenzioso “farsi da parte” di Dave che rimane sul palco per far da controvoce a Martin, ma non attira su di sé l’attenzione, come magari ama fare durante gli assoli di chitarra: la scena è solo di Martin che sul palco, nel complesso, ci sembra sempre più a suo agio. Dotato di un vasto assortimento di chitarre (ne ho contate almeno 7 diverse) zompetta di qua e di là con le sue alucce da Dark-Angel, uno strano cappellino che lo fa somigliare ad un galletto, lacrime di luce sotto gli occhi ed un calore, una tenerezza che ti arrivano all’anima. Ad un certo punto però qualcuno da sotto il palco ha strabuzzato gli occhi: pare che il buon Martin sotto il gonnellino porti cosa? Un perizoma! E bravo Mart! Ti merito proprio un abbraccio affettuoso ed un bacio sulla fronte. Dave in chiusura del concerto, alla fine di “Goodnight Lovers”, lì in fondo alla passerella, ha fatto esattamente quello che avremmo fatto tutti in quel momento: darti un bacio carico di affetto e gratitudine per le emozioni che ci regali da decenni ormai.

Andy?! Andy ad un certo punto l’ho visto fumare una sigaretta tante sono le cose che a lui non spetta fare sul palco! Le foto in cui è stato ritratto lo riportano sempre nella stessa identica posizione… Fantastico! Lui è lì perché è amico di Martin, era con lui sin dai tempi dei “Composition of Sound” prima ancora che arrivasse David Gahan… e, secondo me, il nostro biondo angioletto mostra anche in questo la persona meravigliosa che è tenendo con sé l’amico di sempre!

Tuttavia è da dire, per noi che eravamo sul lato destro del palco, “Per fortuna che c’era il sig. Fletcher!”. Dave ci ha un po’ trascurato e quelle volte che passava dal nostro lato la gru con la telecamera toglieva un po’ (…un po’?) la visuale, invece Andy si girava spesso a salutarci, con l’espressione di uno zione che non ti conosce bene perché lo vedi poco, ma che è sempre carico d’affetto anche per il nipote di cui non ricorda il nome! E poi, dopo 25 anni insieme, Dave si è ricordato di presentarlo al pubblico! Insieme, per altro, al resto della band (e non posso non inviare ora un “formidabile” all’indirizzo del batterista!), band quest’anno senza coriste.

Dave?!

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Caro Diario, Mea Culpa, Musica

Il Pianoforte: il mio unico rimpianto.

Posso dire che tra tutti gli errori, le cose e le persone lasciate andare, le parole dette d’impeto e quelle soffocate in gola, di un’unica sola oggi ho un forte rimpianto: non aver continuato le mie lezioni di pianoforte.

Ho fatto sei mesi di solfeggio, il maestro mi riteneva pronta all’acquisto del piano ed io, approfittando della pausa estiva, mi son tirata indietro. Avevo 8 anni e non so perché all’epoca quella per l’acquisto del pianoforte mi sembrava una spesa grossa, eccessiva, inutile… non vedevo davvero la musica come il mio futuro ma come un vezzo (la mia testa diciamo è stata senza fronzoli sin dalla nascita!). Effettivamente anche se avessi continuato non credo che avesse potuto portare la mia vita verso altri lidi, però rimpiango il fatto che la mia conoscenza musicale si “limiti” a riconoscere le note, la loro durata e la loro posizione sul pianoforte. Avrei voluto almeno imparare a tenerne due mani su quei tasti per poi continuare da sola. A che pro? C’è una sola categoria di persone che invidio (in senso buono) e che vedo essere ciò che io non sarò mai: i musicisti, i compositori di musica ed anche chi sa davvero suonare uno strumento. Li ammiro e li invidio perché riescono a tradurre in suoni i loro sentimenti. Non è qualcosa che puoi delegare ad altri. Se hai un disegno in testa e non sei capace di tradurlo in tratti accattivanti, puoi descrivere la tua idea ad uno più bravo di te e lui magari concretizzerà la tua visione. Ma la musica…

Confesso che mi sento esplodere quando ascolto alcuni brani (tra cui quello allegato che spero stiate ascoltando mentre leggete), sembra come se la musica mi esca fuori dalle orecchie e da ogni singolo poro per quanto mi emozioni e mi piace ascoltare ogni tipo di musica, la amo e la sento parte della mia vita. Ma… caratterialmente la fruizione solo passiva delle cose e della conoscenza non mi rendono completamente soddisfatta. Ed eccolo qui il mio grosso rimpianto, non essere capace di tradurre i miei stati d’animo in altro modo se non con le parole.
Ma non è mai troppo tardi…

Musica

Brian… prenditi una pastiglia!

1 settembre – Foro Boario di Noci – Concerto dei Placebo.

Mesi fa al botteghino della Feltrinelli leggendo l’annuncio dell’evento ho pensato: “Moh!”

Senza pensarci due volte ho comprato i biglietti, voglio dire non sono la fan numero 1,ma li ascolto volentieri, in più una band di calibro internazionale in un paesotto del Sud, andarci è quasi un dovere.

Togliamo il “quasi”: assistere al concerto dei Placebo è stato niente di più niente di meno che adempire ad un dovere, seguire una prescrizione del medico e “take your meds” anche se sono amare.

Uno dei concerti meno emozionanti a cui abbia mai assistito, quasi batteva quello di Gimmy Fontana alla festa patronale!

Pubblico poco coinvolto e poco interesse a coinvolgerlo.

Nessuna parola tra una canzone e l’altra se non grazie ogni due canzoni, e una dedica al fotografo scomparso. Niente: per Brian cantare davanti ad un pubblico o in bagno davanti allo specchio pare sia la stessa cosa. Che tristezza.

Sembrava la rappresentazione visiva del modo di dire salentino “Scia’ sciamuni ca li cristiani ona sci durmiri” (=Forza, andiamo via che le persone devono andare a dormire! si dice per togliere il disturbo dopo una serata passata a casa di amici).

Per carità: niente da ridire sull’esecuzione nè sulla voce di Molko, che fortunatamente non ha virato sull’eccessivamente nasale tipico di corde vocali stanche… ma … emozione zero.

Ah Brian, pigghiti ‘na pastiglia, sent’a me!