crescita personale, Ricette per la Vita

Cosa sono e a cosa servono le Affermazioni

Almeno il 90% dei libri sulla crescita personale e/o cambiamento delle abitudini vi consiglierà di includere nelle vostre routine giornaliere la pratica delle affermazioni e probabilmente vi sentirete anche un po’ sciocchi le prime volte, decidendo, nel peggiore dei casi, di soprassedere su questo consiglio. Vi dico: non fatelo. Non le sottostimate! Provateci almeno!

E per aiutarvi ad adottare la giusta attitudine verso le affermazioni vorrei condividere con voi quale è il mio pensiero e la mia esperienza sul punto.

Ho cominciato ad usare le affermazioni dopo aver letto il libro The Miracle Morning. La meditazione (la prima delle pratiche consigliate) era già parte della mia routine più o meno giornaliera (ne parlerò in un altro post). Le affermazioni (la seconda pratica giornaliera consigliata in TMM) non le avevo mai praticate ma, ho capito ben presto che giocano un ruolo fondamentale per me per non lasciarmi ricadere in vecchi schemi comportamentali negativi e autodistruttivi, molto spesso dettati da meccanismi automatici quasi inconsci.

Long story short:

Tramite le affermazioni parlate a voi stessi come parlereste al vostro migliore amico.

Non solo: ripetendole ogni giorno, ricordate a voi stessi costantemente e quotidianamente le cose buone e giuste che avete bisogno di sentirvi dire per non cadere in vecchie abitudini.

Immaginate la scena: il vostro migliore amico viene da voi dicendovi “Sai, ho deciso che vorrei fare *****, lo sogno da una vita, ho messo dei soldi da parte per farlo e soltanto l’idea di provarci mi rende felice“.

Gli rispondereste mai con frasi del tipo “Di sicuro fallirai”, “Non ce la farai mai”, “Ma pensi che stanno ad aspettare te per questa cosa?”, … ed altre mille frasi distruttive e disfattiste.

Può darsi che l’idea del vostro amico possa apparirvi avventata, e magari potreste (dopo, in un secondo momento) chiedergli se “ha pensato al fattore x o y” o come sta pensando di gestire la questione “z” mentre dirige i suoi sforzi verso il nuovo sogno, aiutandolo ad elaborare meglio la strategia per raggiungere il suo sogno. Ma nell’immediato, immagino vi verrebbe di usare con lui con lui parole di incoraggiamento, di manifestargli il vostro appoggio (sempre che si tratti di un progetto lecito!).

Immaginate la stessa scena ma sostituite al vostro amico l’immagine riflessa di voi stessi nello specchio.

Cambia tutto, non è vero? Siete portati di primo acchito ad usare le frasi disfattiste che con il vostro amico non usereste mai.

Qui entrano in gioco le Affermazioni: vi consentono di eliminare tutte le frasi tossiche, le storie in background negative e distruttive che vi ripetete costantemente nella testa, che vi portano ad autosabotarvi ed agire nei vostri confronti come se foste voi stessi il vostro peggior nemico.

Ora domandatevi: Perché ai vostri amici dedicate parole di incoraggiamento e apprezzamento e a voi stessi, invece, frasi del tipo: “sono grassa/o”… “sono brutta/o”… “non ce la posso fare…”… “il mio/la mia partner mi lascerà di sicuro… “non avrò mai…” …

Perché non riservate a voi stessi la stessa gentilezza che naturalmente rivolgete persino agli estranei.

Assai spesso ripetiamo a noi stessi (e spesso anche a chi ci sta vicino, specie nei momenti di rabbia) delle frasi negative e distruttive che, a loro tempo, ci hanno detto, i nostri genitori, i nostri insegnanti, amici o persone la cui approvazione era importante per noi. Parole che inevitabilmente ci hanno ferito ad un livello profondo e radicato, che fatichiamo a distinguere da noi e a sradicare dal nostro essere, dai nostri gesti quotidiani.

I genitori più attenti alla comunicazione sanno bene che non bisognerebbe mai dire ai bambini frasi del tipo “Sei cattivo, sei monello, non sei capace a far niente, sei sempre così…., non sei mai cosà…., …”
Queste frasi si imprimono nella memoria del bambino e lo definiscono, lo condizionano nelle azioni quotidiane, presenti e future. I bambini si fidano dei loro genitori, per cui se i genitori dicono che non sono capaci a far nulla, che sono disordinati, che sono cattivi, allora vuol dire che è vero, che sono tali, e come tali cresceranno.
Per nostra fortuna, funziona anche il contrario: se noi incoraggiamo i bambini, diciamo loro che sono capaci, che sono bravi, che sono in grado di cavarsela, loro si comporteranno di conseguenza.

Tuttavia, quelle frasi distruttive, a prescindere da chi le abbia per primo inculcate nella nostra mente, finiamo con il ripetercele a livello conscio e inconscio ogni giorno, fino a che qualcuno finalmente non ci dice che possiamo sostituirle e riprogrammare il nostro codice. Come?

Tramite le affermazioni riprogrammiamo il nostro codice, i nostri automatismi, riscriviamo le nostre credenze, trasformandole da limitanti in potenzianti.

In altre parole, cambiamo la storia di sottofondo, ce ne liberiamo e la sostituiamo con qualcosa di nuovo. Smettiamo di dirci che siamo incapaci, e ci ricordiamo quali sono le nostre qualità, invece. Smettiamo di vedere ostacoli insormontabili, e ci diciamo che abbiamo mezzi e capacità per superarli…

Vi pare una cosa scema? Vi dico che è qualcosa la cui forza vi sorprenderà, forse spaventerà!

E siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio, siccome è molto facile riprendere le vecchie abitudini di autosabotarci, di ributtarci nell’ombra, è importante che la pratica delle affermazioni, del parlare a noi stessi in maniera positiva, sia costante e quotidiana.

E’ importante che ricordiamo a noi stessi che siamo capaci di raggungere i nostri obiettivi, allo stesso modo in cui sappiamo che dobbiamo ricordare e mostrare alle persone care che le amiamo e teniamo a loro, ai loro sogni, e che li supportiamo in ogni loro scelta.

Siate gentili con voi stessi. Siate i vostri migliori amici. Usate le affermazioni!

Vi piacerebbe provare a usare le affermazioni ma non sapete quali affermazioni usare o come crare le vostre?

Magari di questo scriverò più in là. Intanto lascio sotto quelle a cui ricorro io “di default”, prese da un esercizio di meditazione disponibile su Insight Timer (anche se la mia APP preferita per meditare resta Headspace).
Provate a ripetere le 7 affermazioni che torvate sotto ogni mattina per una settimana, utilizzatele come “intenzioni” per la vostra giornata. Scoprirete che quando sarete sul punto di fare qualcosa che contraddice queste affermazioni esiterete, vi ricorderete del proposito espresso quella stessa mattina e, nel migliore dei casi, vi terrete fede.
Provateci: non vi costa nulla, un minuto al giorno, forse meno. Ma potreste guadagnarci tantissimo in felicità e appagamento! 🙂

Affermazioni del Mattino:

  1. Faccio dei piani ma resto flessibile e aperto alle soprese che la vita ha in serbo per me. Cerco di dire SI tutte le volte che è possibile;
  2. Coltivo le mie passioni e facendo ciò coltivo anche fiducia in me stesso;
  3. Acolgo l’opportunità di uscire dalla mia comfort-zone e di non essere guidato dalla paura;
  4. Mi amo in maniera incondizionata perché è essenziale per la mia felicità. Amo la persona che sono e non ho bisogno dell’approvazione degli altri per amarmi pienamente;
  5. Oggi berrò acqua, mangerò frutta e verdura, camminerò, farò le scale ed esercizio fisico. Tratterò il mio corpo con amore;
  6. Dono qualcosa ovunque vada, anche solo un sorriso, un complimento o la mia piena attenzione. Ascoltare è il più iportante dono che possa fare agli altri.
  7. Mi impegno ad essere impeccabile con le mie parole e a parlare solo per manifestare positività. E’ contro me stesso e la mia felicità usare parole negative verso me stesso o verso gli altri.

E voi? avete mai usato le Affermazioni? che cambiamento avete ottenuto nelle vostre vite? Le trovate utili o inutili. Ditemelo nei commenti! 🙂

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Il magico potere del riordino. Funziona?

Era da tempo che volevo dedicare un post a Marie Kondo, il suo libro ed il suo metodo e colgo l’occasione dell’uscita su Netflix della serie con lei protagonista.

Per chi no lo sapesse Marie Kondo è una scrittrice Giapponese che si occupa di economia domestica, tra l’altro annoverata nel 2015 dal Times tra le 100 persone più influenti nel mondo.

Ho deciso di leggere il suo libro un paio di anni fa, più che altro incuriosita dal fatto che molti YouTuber che seguivo all’epoca ne parlavano (il percorso è stato più o meno questo: acquisto di una Filofax, video sulla organizzazione dell’agenda, video sulla organizzazione della casa, minimalismo… Marie Kondo).

Semplificandolo all’osso, il metodo Konmari consiste nei seguenti step:

  • Riordinare gli oggetti per categoria e non per spazi/stanze, partendo dagli oggetti più semplici da gestire (di solito il guardaroba) fino ad arrivare a quelli che hanno un significato sentimentale (fotografie, souvenir, cimeli di famiglia, regali…);
  • Raggruppare tutti gli oggetti di quella categoria in un unico posto (la regola spesso taciuta è che qualsiasi oggetto spunti fuori in un secondo momento vada buttato via);
  • Toccare ogni singolo oggetto, chiederci se lo utilizzimo regolarmente, se lo abbiamo utilizzato nell’arco dell’ultimo anno o se ci dà gioia, e se la risposta è negativa dobbiamo liberarcene, non prima però di averlo ringraziato per averci servito (anche solo per averci fatto capire che si trattava di un acquisto sbagliato);
  • Assegnare un posto preciso ad ogni oggetto, e riporlo al suo posto dopo ogni utilizzo.

Cosa ci sarà mai di tanto rivoluzionario nel metodo Konmari?

Alla fine, direte voi, si tratta solo di regole di buon senso, con qualche piccola personalizzazione, quanto basta per poterlo etichettare come metodo originale e venderci un libro…

Beh… potreste rimanere sorpresi! Se è stato tradotto in così tante lingue in tutto il mondo e così tante persone lo hanno trovato rivoluzionario, forse c’è qualcosa in più che il semplice suggerirvi come riordinare le vostre cose o piegare gli abiti.

Pensate solo al vostro guardaroba, chissà quanti vestiti tenete nell’armadio (magari ancora con il cartellino attaccato) che non usate (più), di una taglia che non vi sta (più),… insomma, il solito armadio pieno ma che non vi offre nulla da mettere. Avete presente? Beh… Una volta che accatastate tutto sul letto, vi renderete conto di quanti sono gli indumenti che in realtà suscitano in voi stress (non sapete dove riporli), senso di colpa (non avete ancora raggiunto il peso a cui sperate di tornare oppure avete speso bei soldini per un capo che avete messo una sola volta o che ha ancora il cartellino attaccato…). Considerato che ci vestiamo ogni giorno, non è proprio il massimo aprire quotidianamente l’armadio ed essere pervasi da tutti questi sentimenti negativi ogni sacrosanta mattina, non vi pare? Stesso ragionamento si faccia per gli utensili della cucina, sempre in mezzo agli occhi, tranne quando vi servono veramente, oppure le carte che vagano a giro tra l’ingresso, il top della cucina ed il tavolo della sala da pranzo.

Ecco, qundi, dove sta il “magico potere” del riordino: nell’alleviare lo stress delle vostre vite.

Ma c’è di più: l’esercizio di riconoscere che qualcosa appartiene al passato, ad un tempo che non c’è più e di lasciarlo andare perché non ci serve più, è qualcosa che vi aiuterà anche a cambiare il vostro atteggiamento verso la vita, le vecchie abitudini e credenze limitanti.

Molto spesso liberarsi del superfluo attorno a noi aiuta a fare chiarezza su diversi aspetti della nostra vita, ad identificare schemi che si ripetono e prendere coscienza del fatto che quegli schemi possono essere scardinati e cambiati. In una parola, lasciati andare via (con gratitudine, sempre, per quanto ci hanno dato sino a quel momento). Liberarci del superfluo ci aiuta a metterci di fronte alle scelte che stiamo procrastinando da tempo o che semplicemente non crediamo possibile poter fare.

Una delle scelte che ho preso io, dopo aver passato due anni a liberare la mia casa e la mia vita del suprefluo, di ciò che non uso e di ciò che non mi trasmette alcuna gioia, di ciò che non rappresenta la mia personalità, i miei desideri e le mie aspirazioni è stata quella di lasciare il mio lavoro dopo otto anni, dopo un tempo tale che nessuno credeva possibile che lo lasciassi, io per prima.

Ma l’ho fatto e un pochino, forse, grazie anche a Marie Kondo ed al suo metodo, anche se non l’ho applicato al 100% in tutti gli ambiti della mia casa.

Per cui il mio consiglio è date al metodo Konmari una possibilità, provate a leggere il suo libro (esiste anche una versione a fumetti), provate a liberare del superfluo il vostro armadio, quanto meno de guadagnerete in tranquillità ogni mattina quando è il momento di vestirsi! Anzi, per maggiori consigli su come organizzare l’armadio, potete dare un’occhiata ai post che ho scritto sul tema su Come ti Organizzo.

E voi? Lo avete letto ed applicato o… letto e buttato via? State seguendo la serie su Netflix? Cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti!

Ricette per la Vita

Nuova categoria: Ricette per la Vita

Premessa: Ho aperto questo blog più di dieci anni fa e uno degli scopi principali era poter dare la possibilità ad amici vecchi e nuovi di aggiornarsi come e se volevano su quello che poteva essermi accaduto o aveva attirato la mia attenzione. Idem per il blog di cucina: piuttosto che scrivere mille volte (in pessima grafia) la stessa ricetta e fornire le medesime raccomandazioni, rischiando di dimenticarmene qualcuna importante, il rimando al blog era la più facile ed immediata soluzione. Poi… la risonanza della mia presenza in rete ha avuto un effetto inaspettato. Tuttavia le molle che muovono i miei post restano immutate!

In questi tre anni di scarsa presenza on-line ho lavorato da casa, avuto molte meno interazioni sociali e, di conseguena, meno materiale su cui scrivere. Ma non sono stati anni passati solo a lavorare ed accudire una nuova vita. Sono stati anni di crescita. E non parlo solo della maturità che ti dà il diventare genitore in maniera quasi “forzata” (non dico passiva, perché la crescita presuppone sempre un mettersi in discussione e ascolto).  Parlo di crescita personale voluta, cercata e maturata con consapevolezza.

Per mia natura sono portata a condividere quello che apprendo (la seconda molla che anima i miei blog), e dato che ultimamente mi sta capitando di fornire a molti “la ricetta” per una vita vissuta un pochino meglio, ho deciso che è finalmente giunta l’ora di dare vita ad una serie di post sul mio percorso di crescita personale. Da dove è partito, come si è snodato, gli alti e i bassi ma soprattutto i cambiamenti tangibili che ho visto su me stessa e che anche gli altri hanno notato o mi riconoscono.

Vi dico già che uscirò dalla mia bubble zone, dalla mia zona di comfort: per dirvi in cosa sono migliorata devo dirvi quale era la condizione (negativa) di partenza! Nè posso dire di aver messo a posto tutti tuttissimi i settori della mia vita. Uscire così allo scoperto in un mondo in cui tutti si mostrano perfetti e ritoccati è un compito ancora più difficile.

Perché farlo, allora? Perché mettermi sotto una lente di ingrandimento?

Per 2 motivi principali. 1°: Ho bisogno di creare equilibrio tra quello che (ap)prendo e quello che do/creo nel mondo.

La creatività, intesa come produrre con il proprio agire qualcosa che prima non c’era, è un aspetto fondamentale per l’essere umano. Come esseri viventi prendiamo e consumiamo lungo tutta la nostra esistenza; ma per sentirci completi e pieni abbiamo bisogno anche di realizzare qualcosa, di donare agli altri, di dare al mondo. E non “dare qualcosa” una volta tanto, ma farlo costantemente, creando un armonioso equilibrio tra quello che prendiamo e quello che restituiamo al mondo (in termini positivi, non di rifiuti, negatività e rancore!). Chi mi segue sul blog di cucina sa che per me cucinare è espressione di generosità, in primo luogo. Fondamentalmente l’idea di fondo che muove tutto è la stessa.

La seconda ragione per cui ho deciso di parlarvi del mio percorso e delle cose che ho appreso è perché di base la cosa che mi riesce meglio, il mio talento naturale che si è espresso sempre in tutto quello che ho fatto nella mia vita, a livello lavorativo o dilettantistico, si riassume in due radici fondamentali: Teach & Inspire! Insegnare ed ispirare.

Lo so. Può sembrare pretenzioso o da “maestrina”. La verità è che ho una propensione (ed un talento) naturale per trasmettere quello che so agli altri. Io osservo, sono curiosa, imparo e cerco di suscitare anche negli altri la stessa curiosità e opportunità di apprendimento.

Non sono onnisciente. Non ho la scienza infusa. Non penso nemmeno di avere doti straordinarie. So però che il poco di esperienza che ho, le letture che ho fatto e la sensibilità che ho ulteriormente maturato possono essere di aiuto e di stimolo a tanti altri. E se pure fosse uno solo di voi, sarà comunque valsa la pena della scrittura!

Ma c’è un terzo motivo. Avere il giusto pungolo per mettere a posto nella mia vita altri settori ancora in disordine. Non amo predicare bene e razzolare male. Anzi, il mio mantra  è Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” di Gandhi, e ci credo. Per cui lo scrivere i post su questo tema sarà essenzialmente anche un promemoria a me stessa, un impegno preso seriamente e a lungo termine. Come le mie ricette di cucina, anche le Ricette per la vita saranno testate prima di essere condivise. E per dirvi se funzionano o no devo applicarle io per prima, con costanza e consapevolezza.

Tutto questo preambolo per dire cosa? Che tra i Messaggi in Bottiglia che prenderanno il largo dalle sponde di questo blog ve ne saranno alcuni a breve con una nuova etichetta sul collo: Ricette per la Vita(*), appunto!

Spero le troviate di vostro gradimento! Ma soprattutto spero che dal confronto possiamo trarre reciproco giovamento. Io conto sul vostro aiuto per migliorarmi ancora e sono qui per offrirvi il mio, per piccolo che sia.

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(*) Inizialmente avevo intitolato la categoria “crescita personale” ma mi sembrava troppo pretenzioso non essendo io una persona titolata e qualificata per questa che ormai è una vera e propria disciplina con scienza e studi alle spalle. Ricette per la vita mi sembra dia maggiormente l’idea di una indicazione personale, perfettibile e comunue in linea con ciò per cui il più vasto pubblico ormai mi conosce in rete: la cucina! Insomma, è più “me”! 🙂