Diario di Madre

Checklist Palestra (epic fail log)

Progetto: Riprendere ad andate in paelstra
📝Lista delle cose da fare:

  1. Rinnovare iscrizione  – ✅Fatto
  2. Scegliere corso mattutino (Walking) – ✅Fatto
  3. Pagare corso – ✅Fatto
  4. Cronometrare tempo percorrenza casa/palestra -✅ Fatto
  5. Coordinarsi con gli orari della babysitter – ✅Fatto
  6. Lavare scarpe da ginnastica – ✅Fatto
  7. Fare una lista della roba da mettere nel borsone – ✅Fatto
  8. Preparare il borsone in anticipo  – ✅Fatto
  9. Riorganizzare impegni di lavoro per evirare accavallamenti – ✅Fatto
  10. Ceretta -✅ Fatto
  11. Ricontrollare orario e calendario del corso Рnon serve mi ricordo che ̬ alle 9.30

[Venerdì 17 febbraio 2017] In questa splendida mattinata fresca e soleggiata sono uscita di casa con largo anticipo per cominciare questo nuovo corso in palestra. Addirittura prima di avviarmi ho fatto una breve tappa al supermercato.

Arrivo in palestra, mi cambio, prendo la mia bottiglietta d’acqua, l’asciugamano, e mi piazzo davanti alla vetrata della sala Walking ad osservare quelli del corso precedente, aspettando pazientemente che finiscano ed intanto facendomi un’idea di quello che mi aspetterà nelle prossime lezioni. Sono le 9:15. Il mio corso inizia alle 9:30.

Per ingannare il tempo chiacchiero un po’ con alcune signore del corso di ginnastica dolce, anche il loro corso inizia alle 9:30 ed insieme decantiamo le mitiche qualità di alcuni prodotti Tupperware.

Do un’occhiata alla sala Walking di nuovo. Sono scesi dai tapis roulant e stanno prendendo i tappetini (per lo stretching immagino).

Guardo l’orologio: 9:31. Continue reading “Checklist Palestra (epic fail log)”

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Diario di Madre

Minnie, Minnie, Minnie!

Appena afferro una penna, parte perentoria la richiesta “Minnie, Minnie, Minnie!!!” E mi tocca fare appello a tutte le mie (scarse) doti artistiche!

Diario di Madre

Il Bidet

Uno degli argomenti su cui noi italiani basiamo la nostra superiorità culturale rispetto al resto del mondo è legato alla presenza dei bidét nei nostri bagni.
Ebbene, siamo dei cialtroni.
Gli altri popoli lo hanno capito subito che il bidét è foriero di guai e pasticci quando in casa arriva un nanetto, eliminandolo a monte.
I genitori di altre nazioni sono per loro fortuna (o lodevole lungimiranza) dispensati dal prevenire ciucciamenti di tappi, roba infilata nello scarico (e se non casca, rimessa in bocca), allagamenti, scivolamenti, cick e ciack vari.
Noi no.
Noi preferiamo rimanere attaccati ai nostri retaggi.
Abbiamo voluto il bidèt, e mo’ teniamocelo!

Caro Diario, MammaCle

Questa è l’età più bella… #maancheno

Devo dirlo, la mia JoZe torna sempre a casa dalla sua passeggiata con un nutrito bottino di complimenti: quanto è bella, quanto è curiosa, quanto è socievole, serena, sorridente, … Non ci si può lamentare.

Ma la frase che non sopporto proprio è “questa è l’età più bella”. Schiaffeggerei tutti quelli che la proferiscono, e di solito sono donne in là con gli anni. A parte che mi rifiuto categoricamente di pensare che la parte più bella di una esistenza (o del rapporto genitore-figlio) si esaurisca entro il primo anno. Ma che davvero? Ma vi ascoltate? Certo questa fase è un susseguirsi di tenerezza, scoperte, comunicazione non verbale e tante cose bellissime che accadono e passano nel giro di poche settimane. Non godersele appieno è un crimine. Viverle una volta sola sarebbe un vero peccato. Chi lo nega!

La cosa che mi rattrista è soffermarmi a pensare su quello che può portare la gente a dire una cosa del genere. Perché spesso la frase è coronata da profezie del tipo: “vedrai ora che…” E giù con le più disparate elencazioni di eventi che accadono nella normale vita di ogni individuo che guastano irrimediabilmente la bellezza delle età successive.

Cosa accade di così tremendo dopo? 

I dentini? È un periodo, passa!

Il fatto che il bambino di lì a poco acquisterà capacità motorie autonome e richiederà maggiore sforzo per chi deve badare alla sua incolumità? Ma io non vedo l’ora che mia figlia realizzi questo “passo”. Essere libera di dirigersi dove vuole con le sue gambe, senza cercare di farmelo capire a suon di calci e spintoni, tirate di capelli e gridolini. Lei lo desidera ardentemente ed io non potrei non volerla veder felice per avercela fatta. 

Le pappe? Ma dai!

Il parlare. Come per il camminare. JoZe gorgheggia, vocalizza, ascolta ogni tipo di conversazione con attenzione (preferisce l’ascolto alla tetta, ho detto tutto), come faccio a preferire uno stadio per lei di evidente limitazione ad uno in cui può esprimersi con un’efficacia ancora maggiore della sua forte espressività attuale? Non mi regalerà altrettanto stupore, tenerezza e gioia sentire quello che ha da dire e contraddire? Certo anche qualche colpo al cuore, ma fa parte del gioco.

La scuola? Le spese crescenti? Le porte sbattute in adolescenza? I litigi? Tutto quello che normalmente la vita comporta? 

Questo è quello che rende questa l’età più bella? Lo stadio di bambolotto sia pure iperaccessoriato e con divertenti funzioni?  L’età più bella nel senso di momento in cui si hanno meno rogne? Mi sembra un concetto diverso. Mi sembra una prospettiva egoistica, limitata e sciocca.

L’altra frase a corredo è ancora peggiore e, per certi versi, macabra: “magari rimanessero piccoli per sempre”. Incommentabile. Spaventoso. Indesiderabile.

A mia figlia auguro il piacere e la gioia di vivere appieno tutte le sue età, ad ogni età ed al tempo giusto. Senza fretta e senza zavorre. Con tutto quello che c’è di buono per ognuna di esse. Le auguro di sentirsi ogni giorno nella sua età più bella. Quanto a me, faccio del mio meglio per tenerle la mano finché non sarà pronta per attraversare la strada da sola.

Caro Diario, MammaCle

…and nothing else matters…

Sottotitolo: Da grande volevo fare la mamma.

Ho sempre saputo e sentito di voler essere madre.

Sempre.

Quello che non sapevo era se lo sarei diventata davvero ed è stata da sempre questa la mia paura più grande, vista anche la “bizzarria” del funzionamento dei miei ormoni, manifestatasi sin dalla pubertà.
Ho addirittura spesso pensato che anche una gravidanza “accidentale” sarebbe stata alla fine accettabile o addirittura un bene, anche se poi mi sarei trovata senza un partner.
Ma, nonostante questo, non so se sarei stata disposta a forzare la mano pur di avere un figlio, ad intervenire artificialmente, a rincorrere ossessionata un sogno matto e disperatissimo.
Forse, se non fossi rimasta incinta, avrei piuttosto iniziato a credere che non ero “destinata” ad esser madre, che c’era un motivo per cui non era accaduto “spontaneamente” e, di conseguenza, avrei rimodulato il mio essere, riprogrammato la mia vita, reinventato il mio Io.
E un anno fa ero proprio ad un passo da questo, dal riorganizzare i miei sogni e le mie aspettative. Ero ad un passo dallo spegnere l’interruttore per sostituire la “lampadina” della maternità con altro, pur sapendo che qualsiasi altra cosa avrebbe illuminato decisamente meno la mia vita.

Fortunatamente quella lampadina è rimasta accesa e fa una gran bella luce. La luce più bella mai vista, un’alba in campagna una mattina di tarda estate.

Perché la verità è che non avere un figlio avrebbe cambiato la mia vita, non il contrario, diversamente da quello che può essere il sentire comune. Io ero mamma da molto prima dello scorso 6 agosto, molto prima di quel fatidico 3 dicembre 2014.

Sin da ragazza, prima di fare una qualsiasi cazzata, oltre che alle conseguenza sulla mia vita/reputazione/futuro lavorativo, ho principalmente pensato al tipo di curriculum vitae che avrei poi sottoposto ai miei figli. Non ho aspettato di averne per pormi il problema.

Sin da bambina ho pensato e fantasticato su cose che avrei nel futuro fatto con mia figlia ed ora mi ritrovo in casa decine di oggetti acquistati in tempi non sospetti per quando lei sarebbe arrivata, dagli schemi per punto croce al carillon comprato in viaggio di nozze.

L’arrivo di mia figlia mi ha fortunatamente dato conferma di quello che sapevo già e che avevo paura rimanesse solo un desiderio: essere destinata a lei. Lei era con me già da tempo, una specie di nuvoletta fluttuante al mio fianco.

Sono nata per questo.

Sono nata per lei.

Potete dirmi che non sono brava nel mio lavoro. Vi darei ragione! Sono avvocato da soli 5 anni, mi occupo di un settore di nicchia, sono fuori dai temi caldi dell’avvocatura.

Potete dirmi che non sono poi così brava in cucina, vi risponderei che ne so più di molta gente, sicuramente più della Parodi (basta poco) ma in fin dei conti non son nessuno se non una che sta ai fornelli da più di vent’anni.

Potete dirmi che non so scrivere, che non ascolto buona musica, che non mi so vestire, comportare… Troverei ragionevoli le vostre argomentazioni e ve ne suggerirei delle nuove.

Potete dirmi di tutto, ma non una parola sulla mia identità di madre. Ho solo due mesi di esperienza, ma non è quella a parlare, non è quella che conta.

È il sorriso di mia figlia a parlare. Il suo essere serena nel sonno.

Tutto il resto non conta.

Tutto il resto può aspettare.

Caro Diario

Dell’inutilità delle biblioteche ( se dobbiamo attenerci alla Corte dei Conti e alla gestione creativa della cosa pubblica )

chi ha paura di virginia woolf?

IMG-20150415-WA0022In tempi sospetti il trattamento sarebbe stato radicale, i libri si sarebbero bruciati. In mancanza di un supporto ideologico – che allo stato attuale, quello del tempo che fu, risulterebbe un tantino sopra le righe… dei testi scritti? Be’ se vi diverte l’idea potete figurarvi quel sopra le righe, perché no? – insomma in mancanza di un qualsiasi dittatore fornito di baffetto rettangolare i libri si tengono nelle biblioteche, di qualsiasi genere e forma e dimensione siano, stanno lì, ma poiché le biblioteche non sono considerate un servizio essenziale, si chiudono. La biblioteca di Trani chiude. Perché? Le ultime due amministrazioni hanno gareggiato nell’incrementare ogni sorta di iniziativa concedendosi delle “ distrazioni “ di gestione, tanto da finire inquisiti, con il risultato che allo stato attuale abbiamo un comune commissariato e la Corte dei Conti che, con il fiato sul collo nostro, ha imposto una bella cura radicale: tagliare i…

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