Libri, Organizzazione della Casa, Ricette per la Vita, Suggerimenti e Consigli

Il magico potere del riordino. Funziona?

Era da tempo che volevo dedicare un post a Marie Kondo, il suo libro ed il suo metodo e colgo l’occasione dell’uscita su Netflix della serie con lei protagonista.

Per chi no lo sapesse Marie Kondo è una scrittrice Giapponese che si occupa di economia domestica, tra l’altro annoverata nel 2015 dal Times tra le 100 persone più influenti nel mondo.

Ho deciso di leggere il suo libro un paio di anni fa, più che altro incuriosita dal fatto che molti YouTuber che seguivo all’epoca ne parlavano (il percorso è stato più o meno questo: acquisto di una Filofax, video sulla organizzazione dell’agenda, video sulla organizzazione della casa, minimalismo… Marie Kondo).

Semplificandolo all’osso, il metodo Konmari consiste nei seguenti step:

  • Riordinare gli oggetti per categoria e non per spazi/stanze, partendo dagli oggetti più semplici da gestire (di solito il guardaroba) fino ad arrivare a quelli che hanno un significato sentimentale (fotografie, souvenir, cimeli di famiglia, regali…);
  • Raggruppare tutti gli oggetti di quella categoria in un unico posto (la regola spesso taciuta è che qualsiasi oggetto spunti fuori in un secondo momento vada buttato via);
  • Toccare ogni singolo oggetto, chiederci se lo utilizzimo regolarmente, se lo abbiamo utilizzato nell’arco dell’ultimo anno o se ci dà gioia, e se la risposta è negativa dobbiamo liberarcene, non prima però di averlo ringraziato per averci servito (anche solo per averci fatto capire che si trattava di un acquisto sbagliato);
  • Assegnare un posto preciso ad ogni oggetto, e riporlo al suo posto dopo ogni utilizzo.

Cosa ci sarà mai di tanto rivoluzionario nel metodo Konmari?

Alla fine, direte voi, si tratta solo di regole di buon senso, con qualche piccola personalizzazione, quanto basta per poterlo etichettare come metodo originale e venderci un libro…

Beh… potreste rimanere sorpresi! Se è stato tradotto in così tante lingue in tutto il mondo e così tante persone lo hanno trovato rivoluzionario, forse c’è qualcosa in più che il semplice suggerirvi come riordinare le vostre cose o piegare gli abiti.

Pensate solo al vostro guardaroba, chissà quanti vestiti tenete nell’armadio (magari ancora con il cartellino attaccato) che non usate (più), di una taglia che non vi sta (più),… insomma, il solito armadio pieno ma che non vi offre nulla da mettere. Avete presente? Beh… Una volta che accatastate tutto sul letto, vi renderete conto di quanti sono gli indumenti che in realtà suscitano in voi stress (non sapete dove riporli), senso di colpa (non avete ancora raggiunto il peso a cui sperate di tornare oppure avete speso bei soldini per un capo che avete messo una sola volta o che ha ancora il cartellino attaccato…). Considerato che ci vestiamo ogni giorno, non è proprio il massimo aprire quotidianamente l’armadio ed essere pervasi da tutti questi sentimenti negativi ogni sacrosanta mattina, non vi pare? Stesso ragionamento si faccia per gli utensili della cucina, sempre in mezzo agli occhi, tranne quando vi servono veramente, oppure le carte che vagano a giro tra l’ingresso, il top della cucina ed il tavolo della sala da pranzo.

Ecco, qundi, dove sta il “magico potere” del riordino: nell’alleviare lo stress delle vostre vite.

Ma c’è di più: l’esercizio di riconoscere che qualcosa appartiene al passato, ad un tempo che non c’è più e di lasciarlo andare perché non ci serve più, è qualcosa che vi aiuterà anche a cambiare il vostro atteggiamento verso la vita, le vecchie abitudini e credenze limitanti.

Molto spesso liberarsi del superfluo attorno a noi aiuta a fare chiarezza su diversi aspetti della nostra vita, ad identificare schemi che si ripetono e prendere coscienza del fatto che quegli schemi possono essere scardinati e cambiati. In una parola, lasciati andare via (con gratitudine, sempre, per quanto ci hanno dato sino a quel momento). Liberarci del superfluo ci aiuta a metterci di fronte alle scelte che stiamo procrastinando da tempo o che semplicemente non crediamo possibile poter fare.

Una delle scelte che ho preso io, dopo aver passato due anni a liberare la mia casa e la mia vita del suprefluo, di ciò che non uso e di ciò che non mi trasmette alcuna gioia, di ciò che non rappresenta la mia personalità, i miei desideri e le mie aspirazioni è stata quella di lasciare il mio lavoro dopo otto anni, dopo un tempo tale che nessuno credeva possibile che lo lasciassi, io per prima.

Ma l’ho fatto e un pochino, forse, grazie anche a Marie Kondo ed al suo metodo, anche se non l’ho applicato al 100% in tutti gli ambiti della mia casa.

Per cui il mio consiglio è date al metodo Konmari una possibilità, provate a leggere il suo libro (esiste anche una versione a fumetti), provate a liberare del superfluo il vostro armadio, quanto meno de guadagnerete in tranquillità ogni mattina quando è il momento di vestirsi! Anzi, per maggiori consigli su come organizzare l’armadio, potete dare un’occhiata ai post che ho scritto sul tema su Come ti Organizzo.

E voi? Lo avete letto ed applicato o… letto e buttato via? State seguendo la serie su Netflix? Cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti!

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At Home, Suggerimenti e Consigli, The Nerd Side of Cle

A Natale, regala un maggiordomo, regala Google Home!

Inizialmente per me era solo un costoso timer, poi una sveglia… poi, dopo che mio marito me ne ha installato uno nel mio studio (e altri sparsi per casa) è diventato un vero e proprio assistente personale che viaggia nella mia valigia se devo star fuori più di un giorno (vi ricordo che chi sta scrivendo è una persona che fa fatica a portarsi dietro il cellulare).

Il mio GoogleHome fa ormai parte delle mie giornate e abitudini quotidiane, eh si: vi fa anche il caffè, se lo volete e vi procurate una caffettiera smart (o una presa intelligente, come temporaneo sostituto dell’elettrodomestico smart)!

Con Google Home interagisce anche mia figlia di 3 anni, ormai diventata autonoma (o quasi!) nel chiedere a Google di riprodurre le sue canzoni preferite oppure mettere sulla TV i cartoni da Netflix e/o YouTube.

Google Home, aggiunge appuntamenti e promemoria al mio calendario, mi legge le notizie della mattina, mi ricorda le cose da fare, volendo pure l’oroscopo, riproduce i miei podcast preferiti (come speaker collegato al telefono, per ora) mentre mi dedico alle faccende domestiche, spegne le luci quando esco e le riaccende quanto rientro a casa. Mette a bollire l’acqua per il tea delle 5 e tra non molto regolerà l’accensione dei termosifoni.

Ha mandato in pensione il mio piccolo impianto wifi, infatti mette su un po’ di musica (tenendo a mente i miei gusti musicali) da Spotify o YT-Music, oppure riproduce delle stazioni radio di mia scelta.
Mi dice se prendere o no l’ombrello e mi mette della musica rilassante prima di andare a fare la nanna, mi ricorda le cose da fare, gli appuntamenti e le cose da comprare.

Io non posso più farne a meno. Anche se all’inizio ero scettica. Lo sono sempre verso la tecnologia (ci credereste?) poi mi ricredo! Che ci volete fare: amo l’analogico tanto quanto il digitale.


Per cui il mio consiglio è: Regalatevelo e Regalatelo a Natale! Lui o la sua cugina Alexa, male non vi farà. Anzi, tutto il contrario! (N.B. questo non è un post sponsorizzato! solo un consiglio spassionato!!!)

Ho preparato un video per farvi vedere come si comporta Google… ma nel frattempo è uscito quello “ufficiale” molto più divertente che riprende le scene in chiave moderna (e googlehomizzata) di Mamma ho perso l’aereo (Home Alone in Inglese!) , per cui ve li lascio entrambi!

Per qualsiasi info, domanda, chiarimento o suggerimento, e soprattutto farmi sapere come vi è di aiuto Google Home, scrivetemi nei commenti sotto!

Alcuni esempi di cosa può Fare Google Home
Caro Diario

Il Natale quando arriva, arriva…

Rileggo questo post ogni anno.
Oggi l’ho riletto in modalità “Madre” ed ho capito che quella volta in ospedale, quell’invito ad avvisare gli amici, non era per insegnarmi l’educazione, era per il mio bene: non farmi passare le feste in solitudine in ospedale.
All’epoca non avevamo Facebook, l’unico modo che gli amici avevano di farti sentire la loro presenza (per fortuna) era esserci fisicamente.
E ci sono stati tutti, anche quelli inaspettati, grazie solo a mia madre. ❤

Messaggi in Bottiglia

Il Natale lo vedo un po’ come una grossa lente di ingrandimento, un amplificatore, un microscopio, uno zoom sulla nostra vita, i desideri, i cattivi ricordi e quelli che si vorrebbero ancora costruire. Un enorme riflettore posto su quello che abbiamo e che abbiamo perso.

Ed è così per tutti, anche per chi al Natale non bada, non crede, per quelli che non fanno né albero né presepe, per quelli che non hanno soldi da spendere in regali e pensierini. Arriva e arriva anche per chi vorrebbe ignorarlo, perché tutto intorno c’è aria di festa, preparativi e l’aspettativa che in quel giorno, in quella settimana si sia tutti più buoni e più felici. Tutti: la vittima del crimine efferato, il carnefice; la famiglia distrutta e quella del Mulino Bianco. Tutti. Tutti pronti ad essere più sorridenti e benevoli, qualunque sia l’ombra che in quel momento o da sempre hai sopra…

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Cinema e Film, Musica

Bohemian Rhapsody, il film che aspettavo da una vita.

In Italia abbiamo pure aspettato un mese in più rispetto al resto del mondo.

Che Rami Malek sia stato spaziale ed il film bellissimo potete leggerlo altrove.

Io esco dal cinema oggi ultra commossa e grata a Rami Malek per la sua interpretazione ed al regista Bryan Singer, per avermi proiettato nei concerti live di una delle band che più hanno influenzato il mio orecchio musicale.

Vedere il film mi ha catapultato dritta a circa 27 anni fa, mi ha fatto rivivere il momento in cui ho appreso della morte di Freddy Mercury.

Avevo circa 9 o 10 anni. Ricordo che non appresi della sua morte dalla TV o dalla Radio, ma da un’amica di un’amica.

Ero una bambina, forse era domenica, eravamo uscite dal catechismo, non so. Ricordo che passò una macchina e suonava a tutto volume Another one bites the dust. L’amica della mia amica disse: “Mado’, quando ascolto questa canzone mi viene in mente sempre quel cantante che la cantava, …

Dentro di me pensai “quel cantante con i baffi, è FREDDY MERCURY dei QUEEN” (avrei aggiunto “CAPRA” se fossi stata più grande).

la tipa continuò… “quello con i baffi, che è morto”.

Morto… Per me tutto tacque in quel momento.

Fu la prima brutta notizia in campo musicale che ricordo di aver ricevuto e non ci potevo credere. A differenza delle mie amichette sapevo il nome di “quel cantante con i baffi” ma non sapevo che era morto.
Tutto attorno a me per un attimo scomparve, mi sentii disorientaata e stordita.
Vedevo la mia amica e la sua amica parlare, sorridere, ma non sentivo la loro voce. Non avevo idea di che cosa potessero parlare con naturalezza dopo quella notizia per me scioccante.
Mi chiedevo quando diavolo fosse successo, mi tormetava l’idea che non avrei mai più potuto ascoltare una “nuova” canzone dei Queen, che avevamo perso Freddy Mercury ed il mondo era inesorabilmente più povero.
Ma più di ogni cosa si era infranto il sogno di assistere un giorno “da grande” ad uno dei loro concerti. Assistere a concerti dal vivo di vari artisti è da sempre stato una costante nei miei sogni, e, devo dire, ancora lo è. In un istante un piccolo grande sogno si era vaporizzato lasciandomi in un mare di amarezza. Sapevo già allora che la voce di Freddy era insostituibile, che non c’era un altro frontman al mondo capace di sostituirlo.
Ricordo che trattenni a fatica le lacrime. Approfittai del vento freddo invernale per chiudermi fino al naso nella mia giacca a vento, nascondendo tristezza e voglia di essere altrove a piangere a dirotto. Non ricordo altro di quel giorno, nemmeno chi fossero le amiche che mi diedero quella notizia infausta. Ricordo il vento, un nodo alla gola, nebbia attorno a me e le lacrime ricacciate a fatica in dentro.

Insomma… ero niwnt’altro che una bambina, ma amavo la musica e la musica dei Queen in particolare. Per me era sempre stato presente da quando ero nata. Era strano immaginare un mondo senza Freddy.

Fortunatamente non ci ha lasciati del tutto. Lui richiecheggia immortale nella sua musica.

Non serve dire che ho atteso per anni questo film. Ho temuto per largo tempo che dessero la parte a Sacha Baron Cohen dopo Borat e sono arci grata ad Hollywood per aver affidato questo arduo compito al talento incommensurabile di Rami Malek.

In qualche modo mi ha restituito un piccolo grande sogno: assistere e partecipare in contemporanea con altre persone ad una performance indimenticabile del mio, del nostro, amato Freddy.

Mi ha emozionata. Fosse stato per me, sarebbe potuto durare anche sei ore. Non chiedetemi una recensione, non chiedetemi pareri da esperto del cinema. Sono totalmente di parte e in preda alle lacrime.

Persino mia figlia (che ha dormito per metà film) ha detto che le è piaciuto e tanto mi basta (per inciso, a lei basta che nei film si canti!).

E’ uno dei ricordi migliori che conserverò del 2018.

Grazie Rami Malek. Per me ti sei guadagnato un posto tra le leggende del cinema al pari di Christofer Reeve. Sei e rimarrai sempre chi ha dato di nuovo vita a Freddy Mercury, ad una vera e propria leggenda del nostro tempo. Sei stato immenso, grande espressività e fisicità. Bravo.

Grazie Freddy Mercury, per la forza e la potenza del tuo messaggio, della tua vita, della tua musica.

Con immutato amore.

Cle

Libri

I Miti del Nord raccontati da Neil Gaiman

miti del nord.jpgSe vi sono piaciuti i film Marvel di Thor, se vi ha incuriosito American Gods o semplicemente siete fan di Neil Gaiman, Miti del Nord dovete assolutamente leggerlo.

Se già conoscete a menadito tutta l’Edda, apparentemente non vi è nulla di nuovo sotto il cielo per voi, ma la penna e lo stile di Neil Gaiman daranno ai racconti una nuova luce, e soprattutto, sono certa alcuni episodi o scene rimarranno meglio scolpite nella vostra mente. Perché con Neil Gaiman è sempre così. Non è uno scrittore, è un incisore dell’anima, anche quando racconta storie altrui o già note.

Se non conoscete ancora la mitologia norrena, Neil Gaiman è la persona giusta per farvi muovere i primi passi in questo mondo. Il suo modo di raccontare asciutto, vibrante ed essenziale vi farà appassionare a queste storie come a qualsiasi altra storia uscita dalla sua penna.

Saprete finalmente come Thor ha avuto il suo martello, perché Odino ha un occhio solo e da dove proviene la poesia, tutta la poesia, quella bella e quella brutta.

Assaporerete tutta una diversa mitologia rispetto a quella greca classica, in cui le forze che si conrappongono e si combattono non sono completamente buone o completamente cattive. Semplicemente mettono in atto un disegno di volta in volta diverso.

Se avete letto American Gods (o visto la serie TV su Amazon Prime) potete tranquillamente considerare questo libro come un (concedetemi la parola) prequel, intesto come racconto dei miti che stanno dietro ad alcuni personaggi. E sempre a proposito di American Gods, considerando che Gaima ha attinto a tutte le divinità provenienti dal vecchio continente e dall’Africa, mi chiedo se Neil abbia in progetto di raccontare anche altre mitologie, meno note, ma che saprà rendere ugualmmente indimenticabili come al suo solito. Spero proprio di si!

(*) Il libro è disponibile anche in e-book. Tuttavia la bellezza della copertina (dal vivo sembra davvero una finestra nella notte) merita l’acquisto della copia fisica.

Casi Umani

Per un pugno di selfie

Stamattina mi sono imbattuta in questo meme:

*Lo sapevi? Se hai comprato un biglietto aereo puoi imbarcarti sull’aereo senza postare online una foto avvisando tutti che stai per prendere un volo.

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Mi ha ricordato un episodio di qualche mese fa a cui ho assistito in aeroporto.

6:20 del mattino, Aeroporto di Bari. Mi dirigo verso il gate Alitalia per prendere il volo per Roma delle 6.30, appena aperto.

Mentre cammino sulla mia sinistra noto le hostess Rayanair intente a chiudere il gate del volo delle 6:15, sempre per Roma.
Controllo ancora una volta che il volo che ho prenotato sia Alitalia. Tutto ok, Alitalia! Riprendo a sonnecchiare mentre mi posiziono in fila. Per scupolo controllo ancora il numero del volo. Tutto ok!

Noto due donne in fila poco più avanti. A dire il vero catalizzano l’attenzione di tutti. Credo si tratti di zia e nipote. La ragazza più giovane è davvero molto bella, capelli lunghi, lisci, castano chiaro; è vestita comoda ma alla moda, trucco leggerisimo ed un bellissimo sorriso. La zia avrà una 50ina d’anni ma molto ben portati, bionda, indossa un abito largo e leggero con una fantasia dai colori caldi, un cappello a tesa ampia e gli occhialoni da diva. Forse è straniera o forse solo scimmiotta un accento esotico. Ad ogni modo si tratta evidentemente due turiste di passaggio a Bari in procinto di raggiungere la prossima destinazione della loro vacanzina in bassa stagione.

Sono le più felici ed eletrizzate delle persone in fila, composta per lo più da professionisti, e si può dire costituiscano l’unico intrattenimento di quei minuti d’attesa.
Scherzano e si scattano decine di selfie che la ragazza posta in tempo reale e di cui mostra il numero sempre crescente di like e commenti alla zia compiaciuta. Credo la ragazza abbia anche postato un video in diretta con l’aereo pronto alle sue spalle oltre il vetro, più tutte le altre foto e pose di ordinanza che il protocollo di Instagram evidentemente prevede per informare i propri followers che si sta per prendere un volo.

La fila avanza velocemente. Arriva il turno delle due turiste. Le vedo agitarsi, per cui drizzo le orecchie.

Sento la Hostess dire: “Signora, ha sbagliato Gate!”. Nascondo a fatica una risata dietro il mio foulard. Il dialogo continua: “Ma come? non è il volo per Roma?” – “Si, ma Alitalia, non Rayanair” – “E dove devo andare?” – La hostess fa loro segno di spostarsi per far scorrere la fila dicendo che non può aiutarle.

Dallo sgomento sul viso delle poverette capisco che il volo a cui erano destinate era quello delle 6.15, che hanno insesorabilmente perso… Se solo avessero prestato maggiore attenzione ai cartelloni piuttosto che allo scattarsi selfie, forse avrebbero risparmiato la figuraccia. Chissà se hanno informato con la medesima solerzia i loro followers dell’accaduto.

Mentre consegno il mio biglietto noto che le due poverette corrono a destra e a sinistra fermando tutti coloro che si aggirano in aeroporto, dalla guardia giurata allo spazzapavimenti chiedendo “La prego, mi aiuti! Dove devo andare?”

Per fortuna hanno ricevuto solo scrollate di spalle e non l’unica risposta possibile… “A fa…rsi meno selfieeeeeeeee”!

Insomma, tornando alla immagine di apertura, ricordatevi sempre che il titolo di viaggio è costituito dal vostro biglietto. Non dalla foto con l’aereo sullo sfondo. Serve solo quello.

🙂