Caro Diario

Non te l’avevo detto

E’ capitato a tutti e magari più di una volta: il nuovo partner del nostro amico o della nostra amica non ci va proprio a genio ed il dilemma è sempre quello, dirlo o non dirlo! Ferirlo o mentire? Metterla in guardia o lasciare che ognuno faccia le sue esperienze.

E’ quanto mai ovvio che il buon senso impone di non fermarsi alla prima impressione, con nessuno ed in nessun caso. Quindi il beneficio del dubbio anche nei confronti del neo-partner è obbligatorio, quanto meno per rispetto degli amici. Obbligatorio è anche il ricorso alla diplomazia e al tatto quando proprio non possiamo fare a meno di esprimere il nostro parere. Necessario tenere sempre a mente che non siamo Cupido e che non possiamo decidere di chi innamorarci noi in prima persona e meno che mai sindacare sulla giustezza delle scelte sentimentali dei nostri amici.

Ma quando le nostre antenne fiutano puzza di delusione… quando il problema non è una questione solo caratteriale, quando non si tratta solo di antipatia della persona che il nostro amico ha scelto… Quando lo sentiamo che alla fine della strada un calcio nei denti attende il nostro amico o la nostra amica. Che fare? Parlare, tacere o mentire?
Escludiamo l’ipotesi della “domanda diretta”, dove sono necessarie sincerità e diplomazia. Che fare?

Mentire non riesco quindi l’alternativa si restringe a due opzioni: parlare o tacere?

Se a me dicessero che il mio Amore non è simpatico, non è un granché, che non è la persona adatta a me… io continuerei per la mia strada rimanendogli accanto e credo così farebbero tutte le persone dotate di una dose di spina dorsale sufficiente a prendere decisioni mature e consapevoli anche contro il parere altrui. L’unico risultato prevedibile sarebbe creare gelo ed imbarazzo:il nostro amico saprà sempre che a noi la sua nuova compagna non va molto a genio e magari il giorno del loro matrimonio non ci rimarrà che avvertire un po’ di amarezza per quel giudizio avventato lanciato anni prima e chiedere scusa.

Se, invece, non ne parliamo? Quando tutti i nostri cattivi e segreti presagi prenderanno forma e consistenza reale che accadrà? Ovvio non possiamo addebitarci nessuna colpa per non aver parlato (anche perché, come appena detto, probabilmente le cose avrebbero comunque seguito il loro corso) né accaparrarci il “merito” di aver azzeccato il pronostico, peggio con il ripugnante balletto “Te l’avevo detto”.

Se un nostro amico soffre in fin dei conti a che serve che ci dica “Avevi ragione tu!”. A nulla. Forse solo ad aumentare l’amarezza.

Tacere. Forse è meglio tacere. Forse l’unico caso in cui è meglio sputare il rospo, e con le dovute accortezze, è il tradimento appurato. Ma per il resto ognuno di noi ha il diritto di sperimentare, cadere, soffrire e rialzarsi. All’amico non tocca fare l’Oracolo, all’amico tocca fare da spalla e da sostegno. I pronostici e le scommesse lasciamole alla SiSal.

earlmooch6

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Caro Diario, Rabbia

Caro ex-amico ti scrivo (sottotitolo: Repetita juvant)

Da un po’ di tempo mi giungono voci di un certo interrogarsi di una persona, che un tempo si fregiava del titolo “mia migliore amica”, sul perché del nostro allontanamento. Sarà vero?

Eppure sono stata previdente e per evitare incertezze sulle cause ho messo per iscritto in una lettera le ragioni del mio commiato. Una lettera che è stata recapitata a lei ed ai componenti della sua famiglia, e di cui, sono certa, è stata presa visione, data la pronta telefonata “giustificativa” da parte della madre nonché una telefonata-tentativo di composizione della rottura da parte del suo fidanzato.

Eppure, nonstante la (quasi) certezza che lei conosca bene le mie ragioni, pare ci sia ancora qualche interrogativo sul motivo di questa brusca decisione: non solo non se la spiega ma si fa magnanima dicendosi pronta a ricucire.

Ma grazie al cazzo, direi!

Sono io quella che ha subito dei torti, sono io quella che ne ha “ben donde di siffatte ciuffole” e non è nemmeno alla lontana propensa a riconsiderare la sua posizione.
Perché io non ho il dono della falsità, non ho il talento della finzione. Se ce li avessi potrei facilmente fare finta di non aver mandato giù veleno, potrei ricoprire lei e mille altre persone che non stimo di riverenze, sorrisi e complimenti… Purtroppo la natura con me è stata avara, non mi ha fornita di veli colorati con cui occultare la realtà dei miei sentimenti, non mi ha premiata con dispositivi con cui scollegare l’espressione del mio viso dai prodotti della mia mente. Non so fingere, non so mentire, ahimè, non potrò fare mai l’attrice, sono trasparente come un bicchiere di cristallo e leggibile a chiare lettere come un’insegna luminosa.

Se si sta chiedendo come mai questa povera fessa rifiuta il privilegio di esserle amica, sappia che quello su cui non sono stata capace di soprassedere è stata la totale mancanza di fiducia nei miei confronti e l’invidia spesso manifestata. Potrei passare sopra l’invidia, che reputo una malattia dell’anima, che distrugge in primo luogo chi la prova, più che il destinatario; una malattia che costringe alla eterna insoddisfazione ee alla solitudine. Perché una vita votata al Dio de “voglio tutto” e alla religione de “voglio che gli altri desiderino quello che io ho” non può che tradursi in una firma sotto mille cambiali di infelicità, al prezzo di una vacua parvenza di benessere da mostrare agli altri, ma che non si raggiungerà mai, nemmeno per un instante.

Per gli affetti da invidia provo solo pena ed un’ulteriore condanna potrebbe essere fuori luogo, ma… la totale assenza di fiducia nei miei confronti… questo sì mi ha trafitta e svuotata. Se di un amico non hai fiducia nè rispetto, che cazzo ci stai insieme a fare? Se il tuo amico non ti rispetta e non si fida di te cosa soffri a fare al suo fianco? Quando un amico non ti sa capire, non ti sa ascoltare, non sa osservare, non è capace di gioire delle tue cose, che razza di persona è?
Che razza di persona è quella che “ti vedrebbe proprio bene” con un uomo nei cui confronti è stata capace di dire “ero convinta fosse povero;      E’ schifosissimo;        Non ho mai niente di cui parlarci…”; che razza di persona è quella che all’indomani della separazione dei tuoi genitori, quando tu fuggi da casa tua per pensare ad altro, ti accoglie in lacrime dicendo “i miei hanni litigato, ho paura che si lascino”. Che razza di persona è? Di certo non è un amico…
Che razza di persona è quella che dopo anni passati a dire “per me è importante che tu vada d’accordo con i miei fidanzati, soffrirei del contrario” quando poi si innamora di una persona con cui avresti da scambiare qualche parola di più che non sia “ciao come stai?” se ne esce con un “Non te lo presento P., siete troppo simili, se no poi vi innamorate”. Certo… lo dici a scherzo…. Ah ah ah ah ah ah ah! Che ridere! Peccato che in pochi mesi me lo sia sentito dire 20 volte al giorno. Peccato che dalla bocca di sua madre fosse uscita questa frase: “Maria, fidanzati, perché se no poi finisce che ci rubi mariti e fidanzati!”. Avete letto bene “…ci rubi mariti e fidanzati”.

Ma, per diamine, si scherza… Ah ah ah ah ah ah, che ridere!
Uh! come mi fa ridere che mi si chiami zoccola!
Ah ah ah ah ah aha ha ha ha ah!

Sarò stata esagerata a considerare questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma essere considerata una zoccola, anche solo per scherzo, per me è più che sufficiente per mandare, senza appello, a quel paese chiunque.

Arrivare a temere che la tua migliore amica ti freghi il ragazzo, ovvero che la migliore amica di tua figlia ti freghi il marito, mi sembra davvero il colmo visto che si parla di me, la persona, all’epoca come ora, meno interessata ad accalappiarsi un uomo, la persona che non ha dato mai motivo, con il suo comportamento verso tutti, anche verso gli sconosciuti, di dubitare che un giorno possa tirare un simile bidone a nessuno. Non sono una santa, certo, ma io ragazzi o uomini già occupati non li ho mai puntati e corna non ne ho mai messe.

Poi si sa che ci si aspetta che gli altri ci facciano quello che noi siamo pronti a fare per loro. Per cui se si è pronti a fare del bene, ci si aspetta del bene; se si è pronti a pugnalare, ci si aspetta una pugnalata.

Questa è la mia personale teoria, certo confutabile.

Questo è il mio modo di essere: non resto amica di una persona che non si fida di me e non mi rispetta. Processatemi per questo, ma non chiedetemi di abiurare.

crub99

Caro Diario

Dedicato ad un’amica in difficoltà

Il libro della vita ha pagine che conosci a memoria
episodi,
pensieri,
la tua storia.
Il libro della vita
ha pagine che vorresti cancellare,
ricordi tristi,
giorni da dimenticare.
Il libro della vita
ha pagine ancora da sfogliare
pagine nuove, pagine da gustare fino in fondo, fino
all’ultimo sorriso che ogni giorno si accenderà di nuovo sul tuo viso.
Caro Diario, Nostalgia

Mi sento un po’ più “anziana”

Circa dieci mesi fa ho conosciuto una persona dalla quale mi accingo a separarmi… di nuovo, oserei dire! E sì perché a molti potrebbe venire il dubbio sul fatto che parte del nostro patrimonio genetico sia comune, o magari si potrebbe credere che parte del cervello di uno è stato impiantato sull’altra.
Fatto sta che Frank ed io, per caso finiti a lavorare insieme, sembriamo essere stati progettati da una stessa mente malata che ha voluto sperimentare gli effetti di uno stesso ed identico cervello su persone di sesso diverso.

Frank è il mio praticante anziano. Frank è stata la mia guida, quel poco (davvero poco) che so in fatto di udienze ed aule di tribunale me lo ha profuso lui (N.B. non è colpa sua se ne so poco, è che non mi applico!), ed io mi accingo ad essere lo stesso per i praticanti che verranno…

Ma non sarà la stessa cosa. E’ matematicamente impossibile che lo sia.

E’ impossibile che venga a bussare alle porta dell’Avvocatura dello Stato un altro aspirante che pensi le stesse cose che penso io (di solito puttanate) nel preciso istante in cui la mia mente le partorisce. E’ impossibile che arrivi una persona che pronunci esattamente le parole che pronuncio io nello stesso medesimo istante. E’ improbabile che arrivi un altro ateo convinto, seguace di Odifreddi, amante dei Simpson, preparato su questioni politiche come sui pettegolezzi che girano nelle aule come Frank.

Adesso incontrare una merda sul marciapiede non sarà più divertente come una volta… non ci sarà qualcuno a cui dire “Cacca!” e ridere (perché non farebbe ridere altri); probabilmente avrò qualche remora nell’esercizio del mio sproloquio, dal momento che nessuno più mi stringerà la mano compiaciuto delle mia battutacce da scaricatore di porto, al massimo potrò ricevere un’occhiataccia di disgusto, perché certe cose le donne non le pensano nemmeno, figuariamoci a dirle, e questo a tutto discapito della sezione “Oscenità” di questo modestissimo Blog.

Le freddure banali e scontate dette da altri danno fastidio… quando le spara Frank diventano più accettabili, anzi fanno ridere! E poi è un galantuomo, una delle persone più educate che abbia mai incontrato, persino con una grezzona come me!

Frank mi mancherà tantissimo, non ho nemmeno fatto in tempo ad imparare a trasformarmi in Zelig, come solo lui sa fare: è capace di fingersi cattolico fascista se è necessario… questa abilità non me l’ha trasmessa, accidenti!

A Frank vogliono bene tutti, io voglio un gran bene a Frank e mi mancherà da morire.

Non sono un degno successore, sono un approssimativo succedaneo, spero che il praticante che mi sceglierò per il prossimo anno sia almeno intenditore dei Simpson.
Sto già predisponendo un questionario da sottoporre ai futuri aspiranti, quello/a con il punteggio più alto sarà il mio praticante Junior.

Spero di non perderti di vista, caro Frank, è stata una fortunata coincidenza incontrarti, non capita tutti i giorni di incontrare il nostro perfetto gemello, probabilmente capita una sola volta nella vita, e non nella vita di tutti!

Ti auguro tutto il bene del mondo.

Cle.