Caro Diario, MammaCle, The Puccis

3 dicembre 2014

Buongiorno e ben ritrovati, amici! Sono cambiate un po’ di cose nella mia vita dal mio ultimo post ed oggi ve ne voglio parlare.

Non era un segreto per nessuno che desiderassi e cercassi di accrescere la famiglia e credo di aver qui e là accennato alla scarsa collaboratività delle mie care ovaie, già sotto stretto monitoraggio da un po’, ma con scarsa reattività.

Invero alla stimolazione hanno reagito, ma male, creando cisti e altra roba poco incoraggiante.

Così il mio maritino ed io abbiamo deciso di rivolgerci ad un luminare della infertilità della coppia. Yeeh!

Tra tutti i ginecologi con cui ho avuto a che fare, il Luminare è stato senza dubbio quello che mi ha fatto strabuzzare più volte gli occhi. Per carità, preparatissimo e superconosciuto, ma tutto il tatto che ha nel parlare agli uomini si disgrega inesorabilmente quando si rivolge ad una donna (o forse solo a me!?).

La prima domanda che mi ha fatto, prima ancora che potessi accomodarmi è stata: “Lei è sempre stata così in sovrappeso?“. Ora… non sono mai stata una mazza di scopa, la mia golosità mi ha sempre tenuta troppo vicina alla soglia massima del peso forma, ma è vero pure che faccio parecchia attività fisica e non mi sembra d’essere tutto questo ammasso di ciccia! Riassumo questi pensieri in un diplomatico: “Beh… negli ultimi 5 anni ho preso qualche chilo in più, ma…“.

Mi afferra un braccio, mi solleva la manica, poi mi scopre la pancia e mi dice, con lo stesso tatto di prima, che ho anche l’irsutismo. Insomma… ammasso di ciccia e peli. Bello, molto bello.

Ha mai fatto il test della curva insulinica? Lo dovrebbe fare. Secondo me lei è affetta da sindrome metabolica, e la cosa spesso incide sulla funzionalità delle ovaie e la produzione di ormoni. Nella maggior parte dei casi somministrando insulina si concepisce spontaneamente nel giro di sei mesi. Visto che c’è faccia anche tutti i dosaggi ormonali… bla bla bla…
E lei –
 a mio marito – faccia uno spermiogramma, ma solo per esser certi che non ci siano problemi da entrambi i lati…
Segue un pippone di mezz’ora per spiegare come leggere i risultati dello spermiogramma e non esserne troppo allarmato, non senza aggiungere anche velatamente la consapevolezza che tanto il problema era, nel nostro caso, molto probabilmente, esclusivamente dal lato femminile.

Tante grazie!

Aspetto la mestruazione successiva. Faccio le analisi prescritte, butto giù 75ml di glucosio, attendiamo l’esito dello spermiogramma di mio marito e ci rechiamo di nuovo dal simpaticissimo luminare dell’infertilità.

Altro pippone di mezz’ora sull’analisi dei risultati. “Onestamente pensavo peggio! Non c’è un problema metabolico, non sarà necessario somministrare insulina. Però dobbiamo iniziare con la stimolazione subito. Questi valori sono sballati, poi lei con questa ovulazione bizzarra… bla… bla… bla…” afferra una siringa dal mucchio e mima il gesto che avrei di lì a poco iniziato a fare abitualmente a casa sino a che non avremmo avuto successo, e nel frattempo arriva a enumerare le altre strade che avremmo, nel caso, percorso, sino all’adozione.

Poi finalmente dedica due minuti agli esami di mio marito: “Niente di problematico. Sono un po’ pigri ma con un po’ di integratori andrà più che bene, se li vuole prendere, non è necessario! E’ lei – indicando me, ma senza guardarmi, come se fossi una foto in una cornice – il problema“.

Avevo come la sensazione che stesse quasi suggerendogli di divorziare e trovare una donna più feconda. Evidentemente i fianchi larghi non sono più un buon indice come si credeva in passato!!!

Poi mi fa: “Va bene, Signora, si accomodi da questa parte. Facciamo una ecografia, vediamo se ci sono i segni della precedente ovulazione“.

Ho trasportato il mio bizzarro ammasso di ciccia, peli e ormoni malfunzionanti dietro il separé, abbattuta e un po’ infastidita dalla consapevolezza che mi sarei trovata alle prese con questo gentilissimo signore per diversi mesi, probabilmente ritrovandomi più devastata emotivamente e fisicamente che in quel momento, già pensando ai moduli da compilare per mettersi in fila per le adozioni. Non vedevo l’ora di tornare a casa per inzuppare il cuscino di rabbia e sconforto.

Mi giro verso lo schermo con forse nemmeno più quel briciolo di speranza che un follicolo fosse arrivato in qualche modo a maturazione spontaneamente ed avesse lasciato traccia di questo, quando sento il gentiluomo dire, non senza una punta di delusione: “Signora, è incinta!

Io: “Prego?”

Intanto si affaccia mio marito intento a chiudere una telefonata di lavoro. “è incinta! mi avete fatto parlare inutilmente per mezz’ora! Vede questa e la camera gestazionale. Non c’è ancora il battito, non sappiamo come e se evolverà, ma è incinta!”.

Erano le 20:30 del 3 dicembre 2014. Continua a leggere “3 dicembre 2014”

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Auguri, Caro Diario, The Best of Cle

Abbiamo fatto trenta…

Il mio trentesimo compleanno è passato da 12 giorni ed ancora non gli ho dedicato due righe.

La verità è che oltre alle mille cose da fare non ho ben chiaro in testa come il post del mio trentesimo compleanno dovrebbe essere!

Dico subito che non mi è presa la depressiona da “ommiodiocihotrentannisonovecchiaedecrepita”! Sono sempre stata bene nei miei anni, qualsiasi sia stato il loro numero, non ho mai avuto nè fretta nè nostalgia.

Ma un bilancio inesorabile viene di farlo ad ogni candelina in più spenta, figuriamoci quando la cifra è tonda, quando a quell’età dieci/venti anni prima avevi collegato mete ed obiettivi da considerare già raggiunti: viaggi, figli, matrimonio, esperienze varie e fantasticherie adolescenziali.

Nove anni fa, mentre ero nel letto di un’ospedale in attesa di un intervento d’urgenza ho ripromesso a me stessa che non avrei lasciato più nulla “non detto” e che avrei smesso di sognare ad occhi aperti per vivere appieno la vita presente senza troppo pensare a quello che avrei potuto fare se mi fosse capitato/avessi incontrato/mi fossi trovata… ecc… Due promesse che ho mantenuto con rarissime eccezioni e che sono state due armi vincenti.

Se Marzullo mi chiedesse oggi se i sogni aiutano la vita o viceversa direi che i sogni spesso aiutano ad essere infelici, quando ci limitiamo a fantasticare senza muovere un passo verso quello che desideriamo, aspettando sul fiume che passi una barca fatta d’oro. Quello che aiuta la vita è viverla: nè il fantasticare, nè il rimandare, non la paura di prendere una decisione, non i sogni ad occhi aperti, non i desideri inespressi, non le bugie dette a noi stessi. Ciò che aiuta la vita è il pungolo che ti danno i desideri che non sono fini a se stessi, le cose che vuoi davvero, i traguardi che raggiungi che sono nuovi punti di partenza. Le piccole cose del quotidiano ed i mattoncini che uno sull’altro creano un grattacielo. Questo aiuta la vita, questo mi permette oggi di non essere spaventata dalla cifra tonda, dai capelli bianchi che aumentano e dal metabolismo che ha deciso di prendersi una lunga pausa.

Non ho fatto tutto quello che avevo immaginato di poter fare prima dei “trenta” ma non sono stata con le mani in mano! Mi dispiace ancora di non essere riuscita ad essere la leader di una rock band, questo si, ma è pur vero che non sarei stata credibile come tale: non bevo, non fumo, aborro le droghe… Oltre il coro parrocchiale, in effetti, non potevo sperare di andare!

Volevo fare una lista di cose che ho/non ho più/non ho avuto ancora/ho riscoperto, ma non ce n’è bisogno: ho tutto quello che avrei dovuto avere e che mi sono guadagnata. Tutto quello che mi hanno dato ed insegnato i miei genitori, la stima delle persone che ho incontrato, anche solo nel virtuale. Non mi manca niente per essere “quella_parola_che_comincia_per_f_e_che_non_scrivo_per_scaramanzia”. Magari avrei potuto avere qualcosa di più, ma non per questo mi sento meno fortunata!

E allora tanti auguri, ancora, a me! E un abbraccio a voi! 🙂

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Caro Diario

Basta leggere…

Basta nel senso di “è sufficiente”. E’ un mantra che mi ripeto e ripeto agli altri da una vita. “Basta leggere!”. Le soluzioni al 90% dei nostri problemini quotidiani sono spesso sotto il nostro naso ma spesso le ignoriamo a costo anche di sonore figur ‘e  merda! Dal cartello “tirare” davanti ad una porta che cerchiamo di aprire a colpi di spalla, al cartello “pavimento scivoloso” a cui potevamo buttare un occhio prima di finire schiena per terra, passando per le istruzioni su come usare i preservativi che alcuni geni non si premurano di sbirciare neppure al primo utilizzo.

In più ho scoperto che l’avversione al “libretto di istruzioni” o al “foglietto illustrativo” è una specie di allergia che colpisce in particolare il cromosoma Y.

Per lungo tempo ho infatti pensato che il non leggere le istruzioni fosse legato ad una certa svogliatezza nel leggere in generale. Nel microcosmo della mia famiglia, ad esempio, mio fratello si è fatto diagnosticare una lieve dislessia pur di essere giustificato nel suo chiamarmi da una stanza all’altra per leggere le istruzioni delle missioni dei suoi videogiochi!!! Mio padre invece  fino a qualche anno fa si dedicava alla lettura dei libretti di istruzione, poi, man mano che la tecnologia è avanzata, è passato al più sbrigativo “spiegatemi come si fa”.

Ultimamente però, attraverso il mio caro consorte superappassionato di lettura e tecnologia, mi sono accorta  che il maschio-standard vede come un’onta il prendere in mano un libretto di istruzioni. LUI non ha bisogno. LUI conosce. LUI sa tutto, come e quanto MacGyver, anzi, meglio. E intanto avanzano pezzi e viti dalla scatole dei mobili Ikea (nella migliore delle ipotesi, quando non si alza bandiera bianca), si chiama il tecnico della lavastoviglie perché si è impostato il timer senza saperlo e l’elettrodomestico “non risponde più”, si compra un bollitore nuovo perché quello comprato sei mesi prima si è leggermente riempito di calcare, e così via…

Io invece ADOVO i libretti di istruzioni e le etichette! In bagno le mie letture predilette non sono mai stati né libri, né riviste, ma le mille etichette dei vari prodotti di igiene per la casa e per la persona presenti, passando per i bugiardini dei farmaci! Spesso ho comprato degli shampoo nuovi solo per avere qualcosa di nuovo da leggere in bagno! Ahaahah! Appena un elettrodomestico mi entra in casa divoro il suo prontuario ed al supermercato spulcio tutta la lista degli ingredienti prima di aggiungere prodotti al carrello. Ho persino comprato un libro “Come si Fa” contenente un sacco di informazioni che forse un giorno potranno tornarmi utili!!! Lo so! Sono un caso patologico per certi versi.

Al di fuori dei rari casi in cui il maschio riconosce umilmente di dover approfondire prima di prendere un cacciavite in mano, il maschio-standard ha due approcci al problema “come si fa”: 1) E’ una sfida personale! L’aggeggio da montare diventa un arcano, un enigma da risolvere senza “l’aiuto da casa-produttrice”, non sia mai si dimezzi il premio (quale di grazia?); 2) Donna, spostati, so io come si fa! per cui leggere le istruzioni e robetta da femminucce, l’omo vero, come MacGyver sa tutto per scienza infusa alla nascita (o per un anno di militare). Certo, certo! peccato che in entrambi i casitroppo spesso le ore passano e l’arcano non è svelato oppure si è trovata una soluzione posticcia spacciata per “adattamento tecnico”. Pensateci. Quanti oggetti/meccanismi avete in casa riparati da un uomo il cui particolare modo di utilizzo bisogna illustrare all’ospite di turno? “E… no Carlo, per aprire quel cassetto devi chiudere bene lo sportello affianco…. Giulia, lo sciacquone devi premerlo tre volte prima che vada, non preoccuparti per il rumore, è “normale”… Antonio, se non gli dai un colpetto non parte, sai, mio marito si è ispirato a Fonzie… Enrica, attenta quando apri la finestra, la maniglia la devi girare al contrario di 76°…”. Frasi che vi sembrano familiari? E probabilmente sono state spesso accompagnate da un sospiro dovuto al ricordo di quel chiarissimo foglietto con le spiegazioni passo passo che avete trovato sgualcito sul pavimento a lavoro finito. Magari avete anche provato a dire “Amore, ma qui c’era scritto…” seguito dalla sbrigativa risposta “Ancora quel foglietto? Non seeeerveeeee, hai visto? l’ho aggiustato lo stesso senza leggerlo! Vedi? Funziona, è PER-FET-TO”. Sarcastico Tzé!

L’ho nominato quindi chiudiamo in bellezza. Tattattatatataaaa tatataaa, tatata parararà pà ….

Caro Diario, Rabbia

New dress

Avete presente quel capo di abbigliamento, quella giacca nell’armadio che vi sta proprio bene? Si proprio lei, con il suo tessuto piacevole al tatto che vi calza a pennello, che vi fa guardare allo specchio con piacere e soddisfazione, che state attenti a non macchiare. Avete presente?

Qualche mese fa mi sono sentita come se quella giacca me l’avessero strappata di dosso e sbrandellata.

Era la giacca che indossavo per andare a fare lezione, l’immagine di quella giacca esprime per me la cosa che mi riesce più naturale, passare delle informazioni e delle nozioni a chi ne sa meno di me. Esprimeva la stima delle persone con cui ho collaborato e di quelle che mi sono state a sentire. Esprimeva l’impegno per un lavoro che mi piaceva fare.

Non pensavo certo di indossarla a vita, no. Ma speravo almeno di poterla con consapevolezza indossare per la mia ultima entrata in scena per poi riporla con cura nell’angolo dell’armadio dove finiscono i ricordi delle belle esperienze fatte. Di tanto in tanto magari avrei avuto l’occasione per indossarla ancora… chissà… E invece no. Strappata di dosso prima del tempo e irrimediabilmente rovinata. Non che avessi rubato la giacca a qualcun altro, era mia. Non che la mia giacca sia stata tolta a me e regalata ad altri, rovinata e basta. Ho portato a casa un brandello di manica intriso di lacrime e rabbia quel giorno e la voce mi trema ancora se ne parlo.

Ho comprato un abito nuovo. Spero di indossarlo presto e scoprire di saper fare un buon lavoro anche in altre vesti. Ma prima ho sepolto quel vecchio brandello nel luogo dove ero stata offesa, con la serenità di chi non ha nulla da farsi perdonare, e con l’aria indifferente di chi sa di non aver perso niente, se non qualche mese in più di piccole soddisfazioni ma anche di finti sorrisi e riverenze che non mi mancano affatto. Ma soprattutto sentendomi ormai invulnerabile: il mio contratto è scaduto ed io me ne sarei andata comunque senza altre pretese o aspettative, anche senza il teatrino che hanno messo su per spingermi verso la porta. Patetici.

Caro Diario

Il Natale quando arriva, arriva…

Il Natale lo vedo un po’ come una grossa lente di ingrandimento, un amplificatore, un microscopio, uno zoom sulla nostra vita, i desideri, i cattivi ricordi e quelli che si vorrebbero ancora costruire. Un enorme riflettore posto su quello che abbiamo e che abbiamo perso.

Ed è così per tutti, anche per chi al Natale non bada, non crede, per quelli che non fanno né albero né presepe, per quelli che non hanno soldi da spendere in regali e pensierini. Arriva e arriva anche per chi vorrebbe ignorarlo, perché tutto intorno c’è aria di festa, preparativi e l’aspettativa che in quel giorno, in quella settimana si sia tutti più buoni e più felici. Tutti: la vittima del crimine efferato, il carnefice; la famiglia distrutta e quella del Mulino Bianco. Tutti. Tutti pronti ad essere più sorridenti e benevoli, qualunque sia l’ombra che in quel momento o da sempre hai sopra di te. Tutti pronti con i nuovi propositi per l’anno nuovo, gli stessi dell’anno passato.

Quando arriva, arriva.

A volte Natale lo passi in un letto di ospedale o in compagnia di radiazioni che ti curano e distruggono allo stesso tempo. Il tuo cenone consiste in brodino senza pasta, e sorridi perché almeno non ti tocca mangiarla scotta! E sorridi ancora perché gli amici vengono a trovarti.
Io un Natale in ospedale l’ho passato, per una cosa seria ma rientrata (se rientrata può dirsi una cosa di cui ancora si ignorano le cause), ricordo che non mi venne l’idea di avvisare nessuno, non mi andava di dare “questo impiccio”, l’ho fatto solo dietro “suggerimento” di mia madre. Non avevo capito che non era un “dar fastidio” quella notizia, che il mio silenzio toglieva agli amici l’opportunità di starmi vicino. Non era un gesto eroico, ma una sgarbatezza! Star da soli non fa bene nemmeno agli eremiti, è innaturale e controproducente.

Il Natale quando arriva, arriva ed arriva puntuale ogni anno come un resoconto, un bilancio di chiusura, segna lo scorrere del tempo più del tuo compleanno… di quello qualcuno può dimenticarsi, puoi nasconderlo dal tuo profilo Facebook, ma il Natale… è un esattore delle tasse pignolo e puntuale. Non puoi sfuggirgli. Non ti resta che cedere, non ti resta che brindare, chiudere per un giorno in una stanza le scatole nere e abbracciare un po’ più forte le persone che ami.

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Caro Diario

De Jure Fratris: Il diritto secondo mio fratello

Mio fratello, la persona al cui pensiero i miei occhi si illuminano e il mio volto sorride, ha un solo neo nella sua carriera di figlio/fratello: non gli piace la scuola. Lui riesce ad essere promosso facendo meno del minimo indispesnsabile, semplicemente applicando in maniera empirica le leggi della relatività, statistica e probabilità. Capirete quello che ho appena detto da questo (usuale) scambio di battute nella nostra famiglia.
“Gianky, vedi di studiare se no ti bocciano quest’anno”
“Seeee! Per arrivare a bocciarmi ne devono bocciare 11 prima di me e mica
possono bocciare più di metà classe”.   😉

Ecco… questo è il metodo Gianky.
Ma l’aneddoto che voglio raccontarvi oggi risale a 4 anni fa, quando mio fratello era al primo anno delle superiori. Lo accompagnai, insieme a  mia madre ovviamente, ai colloqui. Dal suo professore di diritto mi sentii un verme: io iscritta a Giurisprudenza e mio fratello con un bel debito in diritto… sigh! 😥
Il giorno dopo decisi che gli avrei dato ripetizioni di diritto.

Prima lezione: A cosa serve il diritto.
Dato che mio fratello studia in un istituto agrario ho deciso di provare con degli esempi agricoli.
Io: “Allora, se tu hai un fondo coltivato a patate e il tuo vicino invece coltiva carote, se vuoi le carote che fai?”
G.: “Non le voglio le carote, non mi piacciono!”
Io: “Va bene! (piccola parentesi: dovete sapere che è raro che mio fratello si faccia aiutare nei compiti, quindi meglio non spazientirlo e assecondarlo!!!) Allora facciamo che tu hai le carote e il vicino le patate. A te piacciono le patate. Che fai?”
G: “VOCU DI NOTTI E MI LI PIGGHIU
(*Vado di notte e me le prendo)”.

😕 Ecco qua,
esattamente quello che il diritto vuole evitare che succeda.
Due millenni di costruzioni giuridiche spazzati via con un alzata di spalle.

Sono dei Polli Questi Romani! 😕